Tecniche di de-escalation, dati allarmanti e nuove misure legislative al centro dell’evento promosso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bergamo.
Offrire agli operatori sanitari strumenti concreti per riconoscere i segnali di potenziale aggressione e prevenire l’escalation della violenza: questo l’obiettivo principale del webinar “Violenza e aggressioni contro il personale sanitario”, promosso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Bergamo e rivolto ai suoi iscritti. L’evento, che ha riscosso grande partecipazione, ha visto la presenza della psicologa e psicoterapeuta Nicole Adami, che ha illustrato un quadro preoccupante sulla diffusione delle aggressioni in ambito sanitario. «Accanto alle tecniche di autoprotezione e alle strategie per evitare i conflitti con l’utenza – ha sottolineato Adami – è importante che la cittadinanza comprenda che i lavoratori sanitari, per lavorare al meglio, devono sentirsi al sicuro sul posto di lavoro». A commentare l’importanza dell’iniziativa è stato anche il presidente di OPI Bergamo, Gianluca Solitro, che ha lanciato un messaggio forte: «Le aggressioni al personale sanitario sono inaccettabili: servono misure concrete per proteggere chi ogni giorno si prende cura degli altri».
Il volto delle vittime e il profilo degli aggressori
Durante il webinar sono stati analizzati i dati forniti dall’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie, da cui emerge che il fenomeno è ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale. Le vittime più comuni sono donne tra i 30 e i 39 anni e tra i 51 e i 60 anni, prevalentemente infermiere o operatrici sanitarie. Questo dato riflette anche la composizione dell’OPI di Bergamo, dove l’87% degli iscritti è di genere femminile. «Anche solo un’aggressione è un fatto gravissimo e non trascurabile», ha dichiarato Marco Ghidini, segretario di OPI Bergamo. I settori più colpiti sono l’assistenza ospedaliera e residenziale, con particolare incidenza nei pronto soccorso e nelle strutture di assistenza sociale. Per quanto riguarda gli autori delle aggressioni, si tratta prevalentemente di pazienti con disabilità intellettive o psichiche, spesso in stato di agitazione. Seguono i familiari e i caregiver. Le forme più comuni di violenza sono verbali (minacce, insulti, urla) nel 70% dei casi, fisiche (spinte, pugni, schiaffi) nel 25%, e infine danni a oggetti e strumenti di lavoro nel restante 5%.
Prevenzione, formazione e risposte legislative
Uno dei focus centrali del webinar è stato l’apprendimento delle strategie di prevenzione e delle tecniche di de-escalation. «È fondamentale che gli operatori imparino a riconoscere i segnali precoci di aggressività – ha spiegato la dott.ssa Adami – come il tono di voce alterato, l’aumento della tensione muscolare o comportamenti minacciosi, per poter agire prima che la situazione degeneri». Tra le tecniche suggerite: usare un tono di voce calmo, mantenere una distanza fisica di sicurezza, impiegare un linguaggio semplice e chiaro. Fondamentale anche l’ascolto attivo, l’empatia e l’offerta di alternative, strumenti che restituiscono al paziente un senso di controllo e possono abbassare il livello di tensione. Adami ha poi sottolineato la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso corretto dei servizi sanitari, per evitare frustrazioni legate a incomprensioni o attese, e ha auspicato l’adozione di protocolli condivisi tra tutti gli operatori per la gestione degli episodi di violenza. Sul fronte normativo, un importante passo avanti è stato segnato dal Decreto-legge 137/2024, recentemente convertito in legge. Il provvedimento introduce pene da uno a cinque anni di reclusione e multe fino a 10.000 euro per chi commette atti di violenza contro operatori sanitari, sociosanitari, ausiliari e assistenziali nell’esercizio delle loro funzioni. Inoltre, sono previste sanzioni penali per chi danneggia beni destinati all’assistenza sanitaria, con possibilità di arresto in flagranza.
L’impegno dell’Ordine: formazione, ascolto e comunicazione
L’OPI di Bergamo ha ribadito la volontà di continuare a investire in formazione e sensibilizzazione, impegnandosi attivamente per tutelare i propri iscritti, sia attraverso corsi specifici, sia con azioni concrete di sostegno. «L’aumento delle aggressioni nei confronti del personale sanitario è un fenomeno inaccettabile e allarmante – ha ribadito il presidente Solitro –. Gli infermieri meritano ambienti di lavoro sicuri e dignitosi. Non possiamo lasciare soli i colleghi vittime di violenza». Tra le iniziative in corso, l’OPI ha lanciato una campagna di comunicazione sui propri canali social, coinvolgendo direttamente infermieri e professionisti del settore, condividendo esperienze reali e strumenti di difesa. Infine, è in fase di sviluppo
un nuovo Servizio Peer to Peer, uno spazio di ascolto tra colleghi per offrire supporto a chi ha subito episodi di violenza. L’obiettivo è quello di favorire il benessere emotivo e rafforzare la resilienza del personale infermieristico. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bergamo conferma così il proprio ruolo centrale nella tutela della sicurezza e della salute mentale dei professionisti, promuovendo una cultura del rispetto, della prevenzione e della solidarietà all’interno del sistema sanitario.
A cura di Sara Carrara

