Secondo l’Osservatorio sull’Economia della Salute, intervenire su fumo, alcol e sedentarietà può far risparmiare oltre 1 miliardo di euro l’anno al Servizio Sanitario Nazionale. Ecco perché gli stili di vita sani non sono solo una scelta individuale, ma una strategia nazionale.
Una nuova economia della salute
Il 15 aprile scorso è stato presentato ufficialmente l’Osservatorio sull’Economia della Salute Pubblica, un’iniziativa promossa dall’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems), con l’obiettivo di monitorare in modo sistematico l’impatto degli stili di vita sulla spesa pubblica. Il focus? Fumo, alcol, inattività fisica e cattiva alimentazione, quattro fattori che incidono profondamente sul benessere della popolazione e sul bilancio del Servizio Sanitario Nazionale. I dati non lasciano spazio a dubbi: con azioni mirate di prevenzione,
il nostro Paese potrebbe risparmiare oltre 1 miliardo di euro l’anno in spese sanitarie dirette. Un risultato possibile solo se si inizia a considerare la prevenzione non più come un lusso o una raccomandazione, ma come una vera e propria politica pubblica.
I numeri parlano chiaro
Il fumo resta il nemico numero uno della salute pubblica italiana. Nonostante le campagne informative e le restrizioni, il 19% degli italiani continua a fumare, una percentuale che è rimasta pressoché stabile negli ultimi dieci anni. Eppure, basterebbe che la metà di questi fumatori passasse a prodotti alternativi senza combustione per ottenere un risparmio di oltre 700 milioni di euro l’anno. Anche il consumo eccessivo di alcolici pesa sul sistema: il 3% della popolazione assume alcol in quantità elevate, e se anche solo una persona su mille riducesse il proprio consumo, si potrebbero risparmiare 60 milioni di euro ogni anno. Ma il vero campanello d’allarme suona sul fronte dell’inattività fisica: quasi il 40% degli italiani non pratica esercizio fisico regolare. Le conseguenze? Maggiore incidenza di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori. Secondo le stime Altems, se solo una persona su 100 iniziasse a fare almeno 150 minuti di attività fisica moderata alla settimana, si risparmierebbero 223 milioni di euro. Quanto all’alimentazione, i dati del 2021 indicano 109.000 decessi prematuri legati a una dieta scorretta, un numero che da solo testimonia l’urgenza di agire.
La prevenzione come investimento
L’Osservatorio non si limita a fotografare la realtà: vuole anticiparla e guidarla. Coordinato da un comitato scientifico multidisciplinare – economisti, statistici, esperti di sanità pubblica e politiche sanitarie – il progetto mira a fornire dati in tempo reale e modelli predittivi. Strumenti essenziali per aiutare i decisori politici a distribuire le risorse in modo efficace, puntando su soluzioni innovative come l’intelligenza artificiale e la digital health. «Il nostro obiettivo è rendere la prevenzione smart, accessibile e partecipata», ha spiegato Giuseppe Arbia, direttore Altems. La parola chiave è coinvolgimento: servono strategie di salute comportamentale che parlino alle persone nella loro quotidianità, valorizzando la responsabilità individuale ma anche il supporto istituzionale. Perché un cittadino in salute è una risorsa, e ogni comportamento virtuoso è un investimento per tutta la collettività.
Stili di vita, scelte di futuro
In un’epoca in cui il sistema sanitario affronta sfide sempre più complesse – invecchiamento della popolazione, cronicità, sostenibilità – la prevenzione diventa il pilastro del benessere nazionale. Gli stili di vita non sono solo una questione personale, ma un affare pubblico, economico e politico. L’azione dell’Osservatorio dimostra che vivere bene non è solo possibile, è conveniente: per chi sceglie di prendersi cura di sé e per un Paese che guarda avanti. L’auspicio, ora, è che i dati diventino guida per politiche concrete, capaci di trasformare numeri e stime in realtà tangibili. Perché prevenire, oggi più che mai, non è solo meglio che curare: è l’unico modo per costruire un sistema sostenibile e una società più sana, attiva e consapevole.
A cura di Ivana Galessi

