L’importanza di valutare la propria sensibilità al disturbo prima di adottare un cucciolo e le precauzioni domestiche da adottare. L’allergia ai gatti rappresenta un fenomeno di rilevante importanza sanitaria, perché colpisce una porzione significativa della popolazione mondiale, stimata tra il 10% e il 20% degli adulti. Questo disturbo allergico è principalmente causato dall’allergene FEL D 1, che viene prodotto dalle ghiandole sebacee e si trova nella saliva e nella forfora dei felini. Quando i gatti si leccano, questo allergene si deposita sul loro pelo e, una volta asciutto, si disperde nell’ambiente sotto forma di microparticelle facilmente inalabili. Tali allergeni possono provocare una serie di sintomi che variano da lievi a gravi, tra cui starnuti, prurito agli occhi, congestione nasale e, nei casi più severi, attacchi di asma bronchiale.
Le conseguenze etiche e sociali
L’allergia ai gatti purtroppo non solo causa disagio fisico, ma ha anche conseguenze sociali ed etiche molto significative; negli ultimi anni infatti, con la crescente presenza di gatti nelle nostre case e il conseguente aumento delle allergie ad essi correlate, si è registrato un drammatico incremento degli abbandoni legati a questa problematica. Molti proprietari di animali domestici purtroppo, una volta scoperta la propria allergia, decidono di abbandonare il gatto senza considerare alternative valide. Questa pratica non solo è moralmente discutibile, ma è anche punita dalla legge italiana: l’articolo 727 del Codice Penale disciplina infatti il reato di abbandono di animali, prevedendo sanzioni e perfino l’arresto per chiunque infranga questa norma.
Vietato abbandonare!
L’abbandono di un gatto non deve mai essere considerato una soluzione accettabile. Le strutture di accoglienza, i rifugi sanitari gestiti dalle ATS e i gattili sono già sovraccarichi di animali lasciati per motivi spesso evitabili. La sfida per le istituzioni nell’immediato futuro deve essere quella di educare i cittadini a un possesso responsabile, che parta già dai primi momenti in cui si valuta l’adozione di un cane o di un gatto. Accogliere nella propria vita un animale porta con sé innumerevoli aspetti positivi, ma implica anche un impegno a lungo termine che comporta responsabilità economiche, gestionali e sanitarie. Nello specifico, prima di adottare un gatto, è essenziale informarsi adeguatamente sulle sue esigenze e valutare tutti i fattori che potrebbero influenzare la convivenza, comprese eventuali allergie. Fortunatamente, esistono diverse strategie per ridurre l’esposizione agli allergeni e continuare a vivere con il proprio animale. Adottare alcune precauzioni domestiche può fare una grande differenza: utilizzare aspirapolveri dotati di filtri HEPA, lavare frequentemente tessuti e superfici e limitare l’accesso del gatto alla camera da letto sono misure utili per contenere la diffusione degli allergeni. Recentemente inoltre, alcune aziende hanno sviluppato alimenti specifici che possono ridurre la produzione di Fel D 1 nella saliva del gatto.
Esistono gatti “ipoallergenici”?
La sensibilità allergica alle diverse razze di gatti varia da individuo a individuo, poiché la produzione di allergeni può differire significativamente tra un gatto e l’altro. Inoltre, la quantità di allergeni secreta da un singolo gatto può fluttuare nel tempo, anche se non è stata identificata una chiara stagionalità in questa variazione. Diversi studi hanno evidenziato che i gatti maschi, in particolare quelli non castrati, tendono a produrre livelli più elevati di allergeni rispetto alle femmine. Tuttavia, questa tendenza non è una regola assoluta, poiché la produzione di allergeni è influenzata da fattori genetici individuali, rendendo la risposta allergica variabile. Ad oggi, non esistono prove scientifiche definitive che dimostrino una minore produzione di allergeni in specifiche razze feline. La lunghezza o il colore del pelo non influenzano direttamente la quantità di allergeni rilasciata nell’ambiente, tuttavia alcune razze vengono spesso considerate “ipoallergeniche” da allevatori e riportate come tali su diversi siti web. Ad esempio, razze come il Siberiano e il LaPerm, che tendono per loro caratteristica a perdere meno pelo, potrebbero ridurre la diffusione degli allergeni nell’ambiente. Analogamente, gatti con pelo estremamente corto, come lo Sphynx e il Cornish Rex, potrebbero limitare il rilascio di allergeni a causa della minore quantità di mantello su cui questi si depositano.
È fondamentale però sottolineare che tutti i gatti producono l’allergene Fel D 1, indipendentemente dalla razza o dalle caratteristiche fisiche. Di conseguenza, anche le razze ritenute “ipoallergeniche” possono comunque scatenare reazioni allergiche nelle persone più sensibili. Insomma, l’allergia ai gatti non deve necessariamente portare a una separazione forzata dal proprio animale domestico. Con le giuste informazioni e strategie preventive, molte persone riescono a convivere con il proprio amico a quattro zampe senza compromettere il proprio benessere.
A cura del dott Stefano Scioscia
Medico Veterinario
Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Bergamo;
Dirigente Medico Veterinario
ATS di Bergamo

