Che succede quando i bimbi fanno i capricci a tavola? Una nuova chiave di lettura per interpretare alcune problematiche di alimentazione infantile.
“Il mio bambino mangia solo pasta e cotolette”. “Mia figlia tiene in bocca a lungo il cibo prima di deglutirlo”. “Devo ricorrere agli integratori perché il mio bimbo non tocca frutta e verdura” ... Sono alcuni dei commenti che spesso pongono i genitori di bimbi tra i 3 e gli 8 anni, ritrovandosi spiazzati di fronte a un comportamento che prima il figlio non manifestava o che si sta protraendo per troppo tempo. La risposta a questi commenti può essere individuata indagando in due ambiti della disfunzione sensoriale: la difesa tattile e la scarsa percezione somato-sensoriale.

Di cosa si tratta?

Si tratta di situazioni spesso sottovalutate, che possono influenzare in modo impattante la routine quotidiana sia del bambino, sia dell’intera famiglia. Le problematiche legate all’alimentazione infantile sono di interesse di tanti professionisti perché la loro origine può essere molto varia: il medico, il nutrizionista, il logopedista, lo psicologo, ecc. La questione è così delicata e ampia che non è detto che la risoluzione del problema riguardi un singolo ambito professionale: spesso i migliori e duraturi risultati si ottengono lavorando in equipe e collaborando. Da definizione, l’integrazione sensoriale “è il processo neurologico che organizza le sensazioni provenienti dal proprio corpo e dall’ambiente, rendendo possibile l’utilizzo del corpo in modo efficace nell’ambiente” (Dott.ssa J.Ayres, 1972). Una buona integrazione sensoriale consente all’individuo di affrontare serenamente e con successo le svariate attività di tutti i giorni, tra cui anche mangiare.

Perché preoccuparsi se un bambino mangia poca varietà di alimenti?

L’alimentazione è un’azione che richiede l’elaborazione di stimoli e abilità molteplici: capire di avere fame e percepire sazietà, possedere buone prassi oro-buccali per masticare e deglutire, accettare all’interno della bocca le varie consistenze degli alimenti, percepire sul viso eventuali perdite di saliva o cibo dalla bocca. Durante lo svezzamento e per tutta la crescita, il bambino ha bisogno di
tutti i nutrienti apportati dai vari cibi. Può ovviamente capitare che una determinata cosa non piaccia, tuttavia è opportuno prestare attenzione nel momento in cui la varietà di alimenti accettati dal bambino è ristretta e prolungata nel tempo. Oltre a non fornire all’organismo le sostanze di cui necessita, il rischio è avere carenza di elementi fondamentali, ad esempio per lo sviluppo del sistema nervoso e per il corretto funzionamento del sistema gastrointestinale.

I suggerimenti per i genitori

La prima cosa da fare è considerare seriamente la questione, evitando di scherzare anche di fronte al bambino stesso. Potrebbe tranquillamente trattarsi di qualcosa di risolvibile in poco tempo e, se si tratta di una questione strettamente sensoriale, potrebbe interessare anche altri aspetti
della quotidianità del bimbo. In primis, occorrerebbe una visita pediatrica per assicurarsi che il bambino stia clinicamente bene. A questo punto la famiglia può rivolgersi a un terapista occupazionale certificato nell’approccio di integrazione sensoriale di Ayres (ASI®) per un colloquio conoscitivo che permetta di indagare a tutto tondo sulle abitudini del figlio. Un bambino che rifiuta categoricamente varie consistenze presenta probabilmente quella che viene definita “difesa tattile”: si tratta di una situazione per cui alcuni stimoli tattili vengono percepiti come pericolosi o inaccettabili per il proprio corpo e si risponde ad essi respingendoli (nel caso del cibo rifiutandolo o sputandolo).

Cosa succede quando il bambino non ingoia il cibo

Quando il bimbo tende a mantenere in bocca molto a lungo il cibo formando una “pallina” spesso accumulata nella guancia e masticando per minuti interi, potremmo essere di fronte a una situazione in cui il bambino presenta una scarsa percezione somato-sensoriale che non gli permette di sentire in modo esatto ciò che ha in bocca e di capire quando è il momento di deglutire. In questo contesto, l’intervento congiunto con un logopedista è raccomandato.

Le zone interessate

Se l’origine del problema è di carattere sensoriale, spesso questo non è esclusivo della zona oro-buccale: un bambino con difesa tattile potrebbe facilmente non tollerare alcuni tipi di vestiti, reagendo ad esempio grattandosi o spogliandosi, così come potrebbe essere riluttante a indossare le scarpe legate strette o a sporcarsi le mani con materiali come colla e tempere. Potrebbe inoltre affrontare rigidamente e con nervosismo gli strumenti del dentista o le mani del parrucchiere. Nel caso di un bimbo con povera discriminazione somato-sensoriale è frequente osservare un certo impaccio motorio, unito a goffaggine, tendenza a toccare tutto e tutti con eccessiva forza e pressione eccessiva esercitata sul foglio durante il disegno.

L’importanza della tempestività

Non aspettare che lo scorrere del tempo sia sufficiente a risolvere la questione: un primo colloquio può già essere utile a indirizzare la famiglia nella giusta direzione.

A cura della dott.ssa Renata Canova
Terapista Occupazionale
“Sensi mocciosi”, Colzate (BG)