Un esercizio condiviso che aiuta i più piccoli a connettersi con le proprie emozioni e a riconoscere la stanchezza.
Viviamo in una società che, sin dalla più tenera età, ci richiede di essere costantemente connessi, ma ciò comporta una crescente disconnessione da noi stessi. Questo fenomeno si manifesta già nei bambini che, sin da molto piccoli, spesso non hanno percezione delle risposte corporee che le emozioni suscitano in loro. Chiedendo loro cosa siano tristezza, paura o gioia, sono in grado di fornire definizioni precise, risposte cognitive alimentate dalla conoscenza mentale delle stesse. Tuttavia, a domande apparentemente semplici come “Cosa senti nel tuo corpo quando sei triste o felice?” non sanno rispondere, rivelando una mancanza di ascolto del corpo e di consapevolezza. Un altro problema, evidenziato anche da insegnanti e genitori, è che i bambini di oggi appaiono perennemente agitati e incapaci di rilassarsi. Questa continua attivazione, unita alla disconnessione dal corpo sottolineano il bisogno di momenti in cui riscoprire il corpo e coltivare il rilassamento autentico.
Essere bambini oggi: una sfida moderna
Sebbene l’infanzia moderna sia meno faticosa dal punto di vista fisico rispetto al passato, quando i più piccoli venivano inseriti per necessità nel mondo del lavoro o della gestione domestica, la pressione della società rende l’essere bambini tutt’altro che semplice. Viviamo in un mondo che richiede ai piccoli di essere performanti e produttivi fin da subito, spesso negando loro il diritto di essere tali. C’è fretta di diventare grandi. Già nella scuola dell’infanzia ci sono esercizi di pre-grafismo, pre-lettura, che seppur di per sé non abbiano connotazioni negative, non devono sottrarre tempo ai bambini di vivere il mondo secondo le loro inclinazioni. Nella mia esperienza, mi capita di incontrare bambini che mostrano un’avversione verso attività che implicano di “sporcarsi” le mani o gli indumenti, percepito quasi come un dramma. Questo potrebbe riflettere in futuro una paura simbolica di “sporcarsi” anche in contesti più ampi, come relazioni o sfide. Da qui l’importanza di percorsi che insegnino ai bambini a vivere appieno, anche attraverso il gioco e la meditazione.
L’importanza della meditazione
La meditazione, se applicata con professionalità e sensibilità, offre ai bambini un modo per riconnettersi con il proprio corpo e le proprie emozioni. A mio parere, un approccio efficace è quello basato sulla fisiologia delle emozioni, che alterna momenti di attivazione e disattivazione - corrispondenti per intensità e range di durata - per ripristinare un equilibrio energetico. Ciò significa che se mi attivo molto per otto ore, dovrei poi potermi rilassare molto per altre otto ore, e così via, come una macchina che necessita di rifornimento. Spesso, i bambini di oggi sono sommersi da impegni scolastici, sportivi e sociali, senza avere tempo per ascoltarsi, conoscersi o persino annoiarsi. L’abitudine a essere sempre attivi e performanti li priva della capacità di “so-stare” nel tempo vuoto, fondamentale per il loro benessere emotivo e mentale. La meditazione per i bambini dovrebbe iniziare dal gioco, il loro linguaggio naturale. Attraverso giochi attivanti come corse o movimenti energici, seguiti da attività disattivanti come leggere, raccontare storie o coccolarsi, si possono creare momenti di decompressione. Anche attività semplici come la respirazione guidata o gli origami aiutano a rilassarsi e a coltivare la consapevolezza. In un mondo sempre più di corsa, in cui i minuti sono contati e spesso pare non esserci il tempo per la coccola, per l’ascolto, per il racconto, i bimbi sono sempre più agitati perché hanno perso l’abitudine di disattivarsi. E non sono più abituati a spegnersi. Li “addestriamo” a non “ascoltare la stanchezza” perché non c’è tempo per fermarsi e poi ci arrabbiamo perché non si fermano mai.
Oltre la tecnica: una filosofia di vita
Ecco perché una volta “preparato il terreno”, raggiunto il picco di attivazione, i bimbi sprofonderanno per osmosi in uno stato di rilassamento, come quando dopo una corsa forsennata ci sdraiamo per terra per prendere riposo. Ecco il momento di rilassamento, lì allora si può inserire il momento di consapevolezza corporea e di integrazione emotiva e corporea. Un esempio pratico di meditazione è un esercizio di respirazione condivisa: il genitore e il bambino si sdraiano fianco a fianco, mettendo una mano sulla pancia dell’altro per sentire il respiro reciproco. Questo semplice gesto crea un momento di connessione profonda, favorendo un respiro lento e sincronizzato. L’obiettivo è focalizzare l’attenzione sul respiro dell’altro, attraverso il contatto con la mano ognuno sentirà il respiro dell’altro e si verificherà un meraviglioso processo di contaminazione che porterà il respiro ad essere profondo e connesso. Un momento che davvero sembra poter diventare magico. Non dobbiamo pensare alla meditazione come ad un mero insieme di pratiche e strumenti da mettere in atto, è qualcosa di molto ma molto più profondo e radicato, una vera e propria filosofia di approccio al bimbo, alla sua corporeità, alla sua consapevolezza, al suo modo di Essere.
A cura del Dott. Simone Migliorati
Pedagogista, Formatore e Supervisore
Sovere

