«Ho temuto di morire e di non poter più godermi i miei 3 figli e i miei 7 nipoti, la gioia e l’orgoglio della mia vita. E invece, grazie a una valvola speciale fatta apposta per me e a un medico che ha preso a cuore la mia situazione, oggi sono ancora qui a prendermi cura di mio marito, che da un paio d’anni è limitato nella sua autonomia dall’uso continuativo di ossigeno, e ad accogliere i nipoti nelle loro frequenti visite.

È davvero una forza della natura Clelia Paruta, sposata Sarti, 88 anni a ottobre, originaria di Città Alta ma residente da 65 anni a Scanzorosciate. E pensare che poco più di tre mesi fa è stata sottoposta a un delicato intervento di impianto di una valvola cardiaca a causa di una stenosi valvolare aortica e di una malattia severa delle coronarie di cui soffriva, senza saperlo, da tempo. Tutto inizia a ottobre 2021, quando la signora Paruta comincia a sentire che c’è qualcosa che non va. Fino ad allora era sempre stata bene, a parte qualche acciacco dovuto all’età. «Prima ho iniziato ad avere qualche problema di udito, poi sono arrivate le palpitazioni e un malessere che però non riuscivo bene a definire». Gli accertamenti a cui si sottopone non rilevano nulla di particolare: l’elettrocardiogramma è normale e anche gli altri esami, ecografie alle gambe, alla tiroide e alle carotidi evidenziano solo qualche disturbo della circolazione compatibile con l’età. Finché una mattina, sente un forte e lancinante senso di costrizione e pressione al petto. «Stavo cucinando, quando improvvisamente ho provato un fortissimo dolore al petto e ho perso i sensi. Una volta ripresa, mi sono ritrovata sdraiata sulla panca del tavolo con una gamba sollevata. Non so come la gamba sia arrivata lì, probabilmente è stata una reazione istintiva, ma potrebbe avermi salvata». È spaventata la signora Paruta, ma, da persona pratica e energica qual è, non si lascia abbattere, si alza, si lava e si cambia. Non chiama il 112, non pensa ci sia bisogno. È stato solo un momento passeggero, pensa. Prende, di sua iniziativa, quattro cardioaspirine che trova in casa e torna ai suoi lavori quotidiani. «Parlando di quello che era successo con i miei figli e i miei nipoti, ho pian piano preso coscienza del rischio che avevo corso e che avrebbe potuto trattarsi di qualcosa di grave». Le vengono prescritti altri esami, questa volta cardiologici. E infatti, cominciano a evidenziarsi delle anomalie al cuore. Uno dei figli, molto preoccupato, decide di farla visitare dal suo cardiologo di fiducia, il dottor Maurizio Tespili, (coordinatore dell’area cardiologica degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi), il quale visitando la signora, conferma che c’è un problema severo alla valvola aortica. Deve essere operata e sostituita con una bioprotesi valvolare. Tra le bioprotesi in commercio però non ce n’è nessuna che si adatti perfettamente alle caratteristiche anatomiche del cuore della signora, senza contare l’età. Ma il dottor Tespili e la sua equipe, considerando che la signora Paruta è una donna ancora autosufficiente e piena di voglia di vivere, decidono di contattare l’azienda produttrice di alcune bioprotesi valvolari di terza generazione per trovarne una ad hoc per lei. L’alternativa sarebbe stata intervenire con un’operazione di cardiochirurgia tradizionale, troppo rischioso però per l’età della signora.

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«Valutando le bioprotesi valvolari già disponibili sul mercato nessuna era indicata per le esigenze della signora Paruta. Così abbiamo compiuto una ricerca accurata al fine di individuare un device che potesse adattarsi alla sua anatomia» spiega il dottor Tespili. «L’azienda produttrice di questa valvola è venuta incontro alle nostre richieste permettendoci di prendere parte al progetto legato al nuovo device». Studiata in precedenza tra Europa ed Asia, questa valvola è costituita da uno «scheletro» in Nitinol (Nichel Titanium Naval Ordinance Laboratory) e da dei lembi in pericardio di origine bovina. La signora era la candidata ideale per sottoporsi a questo tipo di intervento, avendo caratteristiche anatomiche peculiari quali una larghezza delle arterie iliache e femorali minimo di 6 millimetri e una distanza tra l’origine delle coronarie ed il piano valvolare di almeno 12 millimetri. E così a gennaio viene operata all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, dove il dottor Tespili dirige l’Unità di cardiologia. L’intervento, eseguito in anestesia locale, con la signora sveglia e reattiva, riesce perfettamente. È la prima volta in Lombardia e la seconda in Italia che viene impiantato questo tipo di valvola. Pur trattandosi di un intervento miniinvasivo, infatti, presenta dei rischi e deve essere eseguito solo in centri ad alta specializzazione e dopo un’attenta valutazione multidisciplinare.

«Attraverso un approccio percutaneo siamo intervenuti prima sulle coronarie, su cui è stata eseguita un’angioplastica, e in seguito sulla valvola aortica dove è stata impiantata la nuova bioprotesi (TAVI), concentrando due procedure in una singola seduta operatoria, evitando così la necessità di nuovi ricoveri per la paziente». Dopo un brevissimo periodo, meno di 24 ore, in terapia intensiva e cinque giorni complessivi di ospedalizzazione, la signora Paruta torna a casa, senza dover nemmeno sottoporsi a riabilitazione cardiovascolare. «Dopo i primi giorni di stanchezza, mi sono ripresa molto bene, anche grazie all’affetto e sostegno costante dei miei cari. Ho ricominciato anche a dedicarmi alle mie faccende quotidiane: le commissioni in paese, la spesa, la cucina e la lettura. Insomma sono ritornata a vivere. Il dono più grande? Poter ancora fare la mamma e la nonna, spero ancora per molto tempo». 

A cura di Maria Castellano

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