Negli ultimi anni i tuffi sono diventati una delle discipline sportive più seguite anche in Italia, grazie in particolare alle imprese dell’atleta altoatesina Tania Cagnotto, più volte campionessa olimpica. E così, in vista delle prossime Olimpiadi in Francia nel 2024, il nostro Paese può puntare su un vivaio molto promettente. Uno sport straordinario che permette di fare esperienza, in pochi secondi, di tre elementi: terra, aria, acqua. Anzi quattro. «Noi tuffatori diciamo che sono quattro perché aggiungiamo il fuoco che è simbolo del coraggio che serve a lanciarsi nel vuoto» conferma Davide Pasinetti, istruttore di tuffi. L’abbiamo incontrato per conoscere meglio questa disciplina, a cui ci si può accostare in tenera età, ma non solo, e che appassiona per la sua capacità di regalare emozioni, sia a chi lo pratica sia a chi lo guarda.

A che età si può iniziare la scuola di tuffi?

A partire dai cinque anni circa, anche se non è raro che i giovani si orientino verso i tuffi anche in età adolescenziale, magari dopo avere provato altri sport, esperienza che può essere utile per la preparazione atletica generale, ma difficilmente sostituisce il bagaglio di particolari abilità motorie che caratterizzano questa disciplina. In termini di preparazione fisica fa eccezione la ginnastica ritmica che condivide con il tuffo le capacità acrobatiche e costituisce un’ottima base. In realtà, senza mire agonistiche, si può iniziare a tuffarsi a tutte le età, per esempio a Bergamo c’è da anni un corso “Master” a partire dai 16 anni.

Acrobazie aeree
I tuffi sono uno sport che consiste nel saltare in acqua lanciandosi, a seconda della specialità, da un trampolino o piattaforma posti a una certa altezza sopra una piscina, ed eseguire una serie di acrobazie prima di raggiungere l’acqua. 

Per iniziare a tuffarsi si deve essere nuotatori provetti?

Non è necessario nuotare con stile o velocità, ma serve una buona acquaticità. I bambini che iniziano la scuola di tuffi devono essere a loro agio in acqua e soprattutto sottacqua, con gli occhi aperti senza avere bisogno di occhialini che spesso sono un’abitudine per chi fa corsi di nuoto. Nei tuffi non si possono usare gli occhialini sia perché sarebbero pericolosi nell’impatto con l’acqua sia perché una visione nitida è determinante per il rapido orientamento dell’atleta mentre compie le sue evoluzioni in aria. La respirazione in acqua, invece, non richiede particolari competenze, nei tuffi è tutto molto rapido, sia la parte in aria sia quella di immersione e riemersione. Si lavora però approfonditamente sulla respirazione in preparazione al tuffo perché, come in molti altri sport, costituisce uno dei cardini della concentrazione dell’atleta. La testa è importantissima in questa disciplina che richiede un’altissima precisione nel tempo di pochi secondi.

I tuffi debuttarono alle Olimpiadi nel 1904 a St. Louis. Alla gara, da una piattaforma rigida alta 33 piedi, parteciparono cinque concorrenti, tre tedeschi e due americani

Tuffarsi comporta dei rischi?

Dobbiamo distinguere la pratica sportiva in strutture idonee e l’attività, a volte “fai da te”, in piscine non adatte o addirittura in natura. In questi contesti bisogna partire dal presupposto che non si sa mai che cosa c’è sotto il pelo dell’acqua. Un uomo adulto, considerando la sua estensione con le braccia in alto, ha bisogno almeno di tre metri di profondità per immergersi senza rischi e per cautela le vasche dei tuffi sono profonde tre metri e mezzo. Tornando invece alle vasche idonee si deve considerare l’impatto con l’acqua che è in generale ben sopportato dal corpo umano se avviene con l’inclinazione e l’orientamento corretti, ma può risultare doloroso nel caso di “schienate” o “panciate”. Questi impatti in genere non sono pericolosi, ma per il dolore che causano possono rappresentare un freno quando si impara perché generano paura e insicurezza nel lanciarsi. Ovviamente l’impatto con l’acqua è tanto maggiore quanto più è alto il punto di partenza nell’aria: anche nel caso del trampolino da un metro, in base allo slancio iniziale, si può salire anche di due-tre metri. Molto più rara, ma più pericolosa, è l’eventualità di un impatto con la piattaforma o il trampolino. Nella pratica agonistica se ci si lancia a poca distanza da trampolino o piattaforma si ha più possibilità di un punteggio elevato, perché le figure risultano più precise salendo quasi verticalmente, ma questo può esporre al rischio di un impatto con la struttura in caso di errore. Per questo la Federazione ha messo un limite: un tuffo troppo vicino all’infrastruttura viene invalidato e questo fa sì che gli atleti siano scoraggiati a rischiare troppo in questo senso.

Ci si allena solo in piscina?

No, tutt’altro. Possiamo dire che l’allenamento ideale è 70% in palestra e 30% in vasca. La preparazione “a secco” è importantissima, meglio ancora con il supporto di un trampolino che permetta di saltare e atterrare su materassi o in una vasca di trucioli. Per muovere i primi passi in questa disciplina, quando si fanno i primi semplici esercizi da bordo vasca, basta una generica piscina da nuoto. Se però si vuole continuare, sono necessarie strutture attrezzate, sia per la parte in acqua sia per quella a secco, che però purtroppo in Italia sono poche. 

A cura di lella Fonseca
con la collaaborazione di Davide Pasinetti
Allenatore capo ASD Bergamo Tuffi

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