Mancanza di respiro, tosse, sibili e senso di oppressione al torace, soprattutto nel sonno e dopo l’attività fisica. Così si manifesta l’asma bronchiale, malattia che colpisce circa il 40-50% dei bambini al di sotto dei sei anni e circa il 9% dei bambini sopra quell’età. La buona notizia è che, se diagnosticata precocemente e adeguatamente trattata, si può vivere una vita normale senza particolari limitazioni. Ma come si fa a sapere se si soffre d’asma? E perché la primavera è una stagione a rischio? Ne parliamo con il dottor Ahmad Kantar, pediatra.

Dottor Kantar, che cos’è esattamente l’asma?

L’asma è una malattia infiammatoria cronica dei bronchi, dovuta alla costrizione delle vie aeree e caratterizzata da sintomi respiratori come mancanza di respiro, sibili, oppressione toracica e tosse. Il respiro sibilante (fischio) è molto frequente in età prescolare, in occasione di un comune raffreddore. È causata dal restringimento dei bronchi che hanno un piccolo diametro nella prima infanzia. Generalmente il problema tende a risolversi con l’età, con la progressiva crescita dei bronchi. Se invece gli episodi di ostruzione bronchiale e di sibili continuano o iniziano dopo i cinque anni e si manifestano anche al di fuori dei raffreddori (ad esempio durante lo sforzo o in ambienti polverosi), allora si può parlare di una vera e propria asma bronchiale che, nella grande maggioranza dei casi, è di origine allergica.

Quali sono le cause?

La maggior parte dei bambini soffre d’asma a causa di infezioni virali delle vie respiratorie, ma è anche provocata da allergie a polvere, muffe, peli di animali, ma anche pollini come graminacee. Per questo motivo i sintomi tendono a peggiorare in primavera. Anche condizioni ambientali avverse possono condizionare la malattia: chi abita, ad esempio, in luoghi particolarmente inquinati ha maggiori probabilità di esserne affetto, così come i bambini che hanno uno o entrambi i genitori fumatori.

Come si diagnostica?

La diagnosi è basata sui sintomi quali tosse secca, fischio, affanno dopo sforzo o pressione toracica, ma anche attraverso l’esame obiettivo del medico, con accertamenti strumentali come la spirometria (letteralmente “misura del respiro”) e la misurazione dell’infiammazione polmonare (ossido nitrico esalato). L’esecuzione delle prove allergiche consente di verificare la presenza di eventuali sensibilità del bambino asmatico verso sostanze contenute nell’ambiente.

Che tipo di terapia è consigliabile?

Le linee guida per trattare l’asma dei bambini distinguono tra il trattamento per controllare la malattia e quello per migliorarne i sintomi. I corticosteroidi per via inalatoria sono i farmaci più importanti del gruppo che viene impiegato per controllare la malattia e mettono la maggior parte dei bambini e degli adolescenti asmatici nelle condizioni di condurre una vita normale. Negli ultimi anni sono stati introdotti nuovi farmaci anticorpi monoclonali che agiscono in modo mirato contro le molecole responsabili dell’infiammazione al fine di controllare la malattia. L’impostazione della terapia deve considerare l’approccio stepwise, cioè graduale, aggiustando la terapia (in particolare il dosaggio e le associazioni tra farmaci) sulla base del controllo dei sintomi, funzionalità respiratoria e qualità di vita. 

Sì allo sport, con le giuste precauzioni

Spesso i genitori con figli asmatici pensano che sia meglio evitare (o limitare) lo sport. In realtà le cose non stanno proprio così: a condizione che la malattia sia ben controllata e si prendano alcune semplici precauzioni, svolgere attività fisica è sicuro e consigliato. La maggior parte degli sport non è controindicata alle persone con asma. Da evitare è l’attività fisica in mezzo al traffico e in ambiente con alta concentrazione di allergeni. Non sono indicati solo gli sport che si svolgono in condizioni estreme o in ambienti poco adatti al soccorso (deltaplano, paracadutismo e sport subacquei). In generale, però, praticare sport regolarmente ha un effetto benefico: aiuta a rafforzare l’apparato respiratorio e ridurre i sintomi dell’asma nel tempo; inoltre, potenzia le difese immunitarie, innesca un maggiore rilascio di endorfine, i cosiddetti “ormoni del benessere”; contrasta il sovrappeso molte volte associato a un peggiore controllo dei sintomi asmatici; contrasta l’isolamento in cui spesso il piccolo si trova, aumentando l’autostima. 

A cura di Viola Compostella
con la collaborazione del Dottor Ahmad Kantar
Responsabile Unità di Pediatria
Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro

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