Portata alla ribalta negli anni Ottanta per la cura dell’AIDS,questa categoria di farmaci oggi sta vivendo una “seconda giovinezza”.
La ricerca nel campo dei farmaci antivirali nasce da lontano ma si è sviluppata in modo significativo a partire dai primi anni Ottanta dell’altro secolo con l’entrata in scena dell’AIDS e con la necessità di individuare terapie che fossero in grado di limitare e/o sopprimere la riproduzione di questo virus a RNA in modo da portare l’infezione da AIDS da una progressione sicuramente letale quanto meno a una condizione di cronicizzazione se non di guarigione a lungo termine. La strada percorsa da allora è stata molto lunga e costellata da alterne vicende, dato che L’HIV è un virus a RNA che appartiene alla famiglia dei retrovirus ed è dotato di un meccanismo di riproduzione “unico” che utilizza un enzima specifico, la cosiddetta trascrittasi inversa, che gli permette di convertire il suo patrimonio genetico RNA in un doppio filamento di DNA che penetra nelle cellule del sistema immunitario per riprodursi sconvolgendone però il funzionamento a lungo termine (la “sindrome da immunodeficenza acquisita”). Malgrado la complessità di questo meccanismo riproduttivo oggi, circa 40 anni dopo il fatidico “paziente zero” infettato da questo virus, lo sviluppo della farmacologia antivirale ha reso l’attesa di vita di un paziente contagiato e messo in terapia prima possibile di fatto sovrapponibile a quella di un paziente non contagiato.

Rolling review: uno strumento emergenziale
Come definito sul sito di AIFA alla data del 25 ottobre 2021 ( https://www.aifa.gov.it/-/covid-19-ema-avvia-la-rolling-review-di-molnupiravir ), “La rolling review è uno strumento regolatorio di cui l’EMA si serve per accelerare la valutazione di un medicinale o vaccino promettenti durante un’emergenza sanitaria pubblica. Di norma, tutti i dati sull’efficacia, la sicurezza e la qualità di un medicinale o di un vaccino e tutta la documentazione richiesta devono essere presentati all’inizio della valutazione nell’ambito di una formale domanda di autorizzazione all’immissione in commercio. Nel caso della rolling review, il comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’EMA provvede ad esaminare i dati non appena diventano disponibili dagli studi in corso. Una volta che i dati sono sufficienti, l’azienda può presentare una domanda formale. Grazie alla possibilità di esaminare i dati quando diventano disponibili, il CHMP può formulare un parere sull’autorizzazione di un medicinale in tempi più brevi. Durante la revisione ciclica e per tutta la durata della pandemia, l’EMA e i suoi comitati scientifici ricevono il supporto della task force EMA contro la pandemia da COVID-19 (COVID-ETF), che riunisce gli esperti della rete delle agenzie regolatorie europee per fornire consulenza sullo sviluppo, l’autorizzazione e il monitoraggio della sicurezza di medicinali e vaccini anti-COVID-19, oltre ad agevolare un’azione regolatoria rapida e coordinata”. 

La storia degli antivirali: dall’AIDS all’influenza…
Contemporaneamente si è sviluppata la ricerca dei farmaci antivirali attivi sui “normali“ virus a DNA come quello dell’Herpes e oggi, a partire dal loro capostipite (l’Aciclovir) la terapia per i virus erpetici si può oramai definire cristallizzata ed efficace a lungo termine grazie all’impiego di questa classe di farmaci che si sono dimostrati somministrabili anche in modo ciclico come nel caso dell’Herpes genitale. Alla fine degli anni Novanta erano stati poi brevettati i primi farmaci antivirali attivi sui virus a RNA, e primi fra tutti i virus influenzali, che nel tempo hanno però avuto un uso abbastanza limitato, dato che nella stragrande maggioranza dei casi osservati la malattia influenzale non veniva eradicata sin dalla prima dose, ma semplicemente si osservava una limitata riduzione del periodo in cui il paziente mostrava i sintomi. Questo non sembrava giustificare il costo della singola terapia rispetto a quello di una campagna di vaccinazione di massa, tanto più che da tempo sappiamo con un buon anticipo quale sarà la variante del virus influenzale che annualmente sarà preponderante nella popolazione e questo permette di approntare un vaccino antinfluenzale specifico per quell’anno.

… Fino alla malattia da COVID 19
Fatte queste fondamentali premesse sull’ampia e consolidata conoscenza dei farmaci antivirali, già nel mese di marzo del 2020, soprattutto grazie agli enormi finanziamenti messi a disposizione dai governi di tutto il mondo e in parallelo con la messa a punto di uno o più vaccini specifici per COVID 19 (e in seguito, come sappiamo, per le sue varianti che si sono man mano presentate e che, ragionevolmente, continueranno a presentarsi nei prossimi anni) molti studiosi si erano mobilitati ripercorrendo le ricerche già acquisite sui farmaci attivi contro i virus a RNA per individuarne nel più breve tempo possibile alcuni che fossero in grado di limitare il più possibile i danni dell’infezione da COVID 19, trasformando la malattia da altamente letale a “qualche cosa” di più maneggiabile. Di fatto si è ripetuto il percorso già fatto per i farmaci antivirali messi a punto per l’AIDS, ma avendo a disposizione un’esperienza di 40 anni di studi e finanziamenti di fatto illimitati. Il risultato attuale è il Molnupiravir, che fa parte di una classe di farmaci definiti come “analoghi dell’RNA ribonucleico”, che agiscono inserendosi in un filamento dell’RNA del virus impedendogli quindi di crescere e replicarsi. Il farmaco è stato messo a punto in breve tempo grazie a una grande collaborazione tra enti universitari e industria. Questa sinergia ha portato a individuare un principio attivo somministrabile semplicemente per bocca e che, dai primi dati preclinici e clinici forniti dalle sperimentazioni in corso in tutto il mondo, ha dimostrato di essere attivo nei confronti della maggior parte delle più comuni varianti di Sars-CoV-2, riducendo drasticamente sia la mortalità dei pazienti contagiati sia gli effetti collaterali della malattia. Attualmente sul sito dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) il Molnupiravir viene definito come “un farmaco antivirale che può essere assunto per via orale. Si tratta di un inibitore dell’RNA polimerasi virale che interferisce con la produzione del materiale genetico (RNA) dei virus. Interferendo con la produzione dell’RNA del SARS CoV 2, si prevede che Molnupiravir impedisca la replicazione del virus”. Stante quindi sia il bagaglio di conoscenze acquisite e già citate nel campo dei farmaci antivirali sia l’urgenza di individuare e certificare nel più breve tempo possibile l’uso di uno o più farmaci antivirali attivi su SARS CoV 2 per poter così disporre di farmaci o, meglio, di miscele di farmaci antivirali in grado di curare l’infezione da SARS CoV 2“ … il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’EMA ha avviato la rolling review dell’antivirale orale Molnupiravir (noto anche come MK 4482 o Lagevrio), sviluppato per il trattamento di COVID-19 negli adulti“. Questo processo di validazione è quindi già in uno stato avanzatissimo di sviluppo e s’ipotizza che entro i prossimi sei mesi il farmaco o le miscele di farmaci attivi su SARS CoV 2 saranno disponibili per uso clinico. 

A cura del Prof. Massimo Valverde
Specialista in Farmacologia
e Tossicologia, Patologia della Riproduzione Umana ed Endocrinologia
Direttore Sanitario Centro Medico MR Bergamo

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