Tempo di raffreddori… anche gli animali ne soffrono?
Le riniti, o comunemente raffreddori, interessano anche gli animali da compagnia e si manifestano innanzitutto con lo starnuto. Però, a differenza di quanto succede nell’uomo, in genere non si tratta solo di patologie banali, anche per l’importanza del senso dell’olfatto nella loro vita. Esistono, infatti, casi in cui per una semplice rinite l’animale, a causa della perdita dell’olfatto, smette completamente di nutrirsi. Ma quando ci si deve preoccupare? Quali sono gli altri segnali d’allarme da tenere in considerazione? Ne parliamo con il dottor Stefano Cattaneo, medico veterinario.

Dottor Cattaneo, quando uno starnuto può essere la spia di qualcosa di grave?
Starnuti singoli possono essere normali – cani e gatti esplorano l’ambiente e a volte possono inalare polvere o detriti e quindi starnutiscono – però, se ripetuti e accompagnati da scolo nasale ,è necessaria una visita veterinaria per individuarne la causa. Nel gatto le riniti sono molto frequenti per la presenza di due forme virali sostenute da calicivirus e da herpes virus. Fortunatamente esiste una vaccinazione che ha ridotto notevolmente la loro incidenza. Viene riscontrata però ancora frequentemente nei gatti randagi. Sono forme che iniziano con una rinite, spesso sono accompagnate da congiuntivite, e possono evolvere a broncopolmonite con una certa mortalità soprattutto nei soggetti giovani. Per questo motivo, nel caso di un gattino con “raffreddore”, soprattutto se accompagnato da congiuntivite, è bene non aspettare qualche giorno, per vedere se passa, ma portarlo per una visita veterinaria quanto prima. Purtroppo queste forme tendono a divenire croniche e a persistere per tutta la vita del gatto, riattivandosi in caso di stress (come nelle herpesvirosi dell’uomo).

E nel cane?
Nel cane le riniti sono meno frequenti e in genere hanno rilevanza le forme croniche. Unica eccezione, per cui la visita diventa urgente, è quando improvvisamente il cane inizia a starnutire ripetutamente e continuativamente, soprattutto se questo avviene nel periodo estivo: c’è il rischio che abbia inspirato il cosiddetto forasacco (una spiga). Un pronto intervento permette di individuare la spiga; se invece si attende che il forasacco continui a salire nella cavità nasale, può diventare a volte difficile individuarlo, anche in rinoscopia. Tornando alle riniti croniche è importante capire se lo scolo nasale è da entrambe le narici o monolaterale (si possono pulire le narici con un fazzoletto per capire quale presenta secreto). Nel primo caso si tratta in genere di rinite cronica su base infiammatoria, frequentemente secondarie alla presenza di parodontite e tartaro. I proprietari spesso sottovalutano l’importanza dell’igiene orale e assistiamo a volte a parodontiti veramente gravi che incidono sul benessere dell’animale e spesso hanno conseguenze sulla salute in generale. La rinite cronica è una delle possibili conseguenze e purtroppo anche la cura della parodontite, tramite detartrasi (rimozione del tartaro), non sempre riesce a risolvere la rinite secondaria una volta che si è instaurata. Le riniti monolaterali, invece, possono avere cause molteplici: infiammatorie, fungine e tumorali. Per quanto possa sembrare un problema semplice, l’iter diagnostico è complesso, perché sono necessarie la rinoscopia, spesso una biopsia per l’indagine istologica e/o batteriologica, e la diagnostica per immagini anche avanzata (la TAC), in quanto possono coinvolgere le strutture adiacenti (spesso si instaurano delle sinusiti secondarie). Queste forme a volte possono essere dolorose per il cane o il gatto (in particolare le sinusiti fungine), tanto che l’animale cerca di evitare di essere accarezzato sulla testa.

Se è il coniglio a fare etciù
Le riniti nel coniglio sono patologie spesso acquisite in allevamento (tecnopatie), legate alla presenza di un batterio, la Pasteurella, che si può trattare con una terapia antibiotica, che però difficilmente si risolvono. Essendo tecnopatie, sono già presenti all’acquisto dell’animale, per cui è bene tenere presente, quando si compra un coniglio, che la presenza di starnuti e scoli nasali indica un problema che, con alta probabilità, lo accompagnerà per tutta la vita. Queste patologie possono essere gravi, essendo il coniglio un animale obbligato alla respirazione per via nasale, per cui è importante valutare bene cosa fare (soprattutto se è pensato come un dono per un bambino).

Ma ci sono casi in cui lo starnuto può essere episodico e quindi non legato a malattie?
Assolutamente sì. Esiste ad esempio lo “starnuto inverso” che si differenzia per il fatto che avviene per aspirazione ed è legato in genere a patologie retrofaringee. Spesso è fonte di una grande preoccupazione per il proprietario, perché è molto rumoroso, ma in genere non è legato a patologie gravi. La difficoltà risiede nel fatto che il proprietario non riesce a descriverlo correttamente al medico veterinario. In questi casi è molto utile realizzare un filmato dello starnuto, perché aiuta il veterinario a distinguerlo da altri rumori respiratori. 

A cura di Giulia Sammarco
con la collaborazione del Dott. Stefano Cattaneo
Medico Veterinario
Specialista in sanità pubblica veterinaria Libero professionista presso Ambulatorio Veterinario Città di Albino

 

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