La disidratazione nell’anziano rappresenta un rilevante problema sociosanitario che richiede un intervento multidisciplinare in termini di prevenzione, diagnosi e terapia. Gli anziani particolarmente più a rischio sono quelli totalmente non autosufficienti o parzialmente non autosufficienti. I rischi d salute connessi a questa condizione sono diversi e importanti: una grave disidratazione aumenta il rischio di ospedalizzazione e di mortalità. Può causare, infatti, nell’anziano tromboembolie secondarie all’emoconcentrazione (ovvero un aumento della concentrazione del sangue per accrescimento numerico dei globuli rossi), aritmie cardiache secondarie ad alterazioni elettrolitiche, insufficienza renale acuta, deliri, rabdomiolisi, infezioni delle vie urinarie, molteplici effetti da emoconcentrazione dei vari principi attivi farmacologici.

Uno stimolo della sete ridotto e patologie croniche o acute alla base
Le cause di disidratazione nell’anziano sono numerose, in particolare:

> un ridotto apporto di liquidi; a tal riguardo è importante sottolineare che l’anziano di per sé non avverte lo stimolo della sete;

> un’aumentata perdita di liquidi. Il rischio di disidratazione è più elevato, ad esempio, se coesistono più di quattro patologie acute o croniche, in caso di patologie quali la demenza, l’ictus cerebrale, in caso di condizioni particolari quali la disfagia, la febbre elevata, vomito/diarrea, l’ipopotassiemia (riduzione della concentrazione di potassio nel sangue), in caso di uso di diuretici o più farmaci, in presenza di clima caldo-umido.

I campanelli d’allarme
La diagnosi di disidratazione si pone con il riscontro di sintomi e segni clinici: secchezza delle mucose (lingua arida, secca), bulbi oculari infossati, astenia, oliguria, confusione mentale o letargia, difficoltà nell’eloquio, tachicardia e ipotensione ortostatica e delle alterazioni di laboratorio. Per quanto concerne queste ultime il rapporto azotemia/creatininemia è, tra i parametri di laboratorio, l’indicatore più sensibile e specifico per la diagnosi di disidratazione: il rapporto aumenta perché in corso di disidratazione il rallentamento del flusso urinario incrementa il riassorbimento renale dell’urea, ma non della creatinina. Un test accurato e utile nella pratica clinica è il peso specifico delle urine in presenza di funzionalità renale conservata (in caso di disidratazione incombente il peso specifico delle urine è di 1020-1029, mentre in caso di disidratazione in atto è superiore a 1029).

La perdita di peso: indicatore della gravità della disidratazione
La disidratazione è un deficit di acqua responsabile di una perdita di peso corporeo superiore per convenzione al 3% del peso abituale. Una stima della gravità della disidratazione è, quindi, fornita dal rapporto tra peso corporeo e peso abituale e rappresenta un indicatore indiretto del bilancio idrico tra liquidi assunti e liquidi eliminati. Pertanto è considerata:

> lieve una disidratazione che causa una perdita del peso corporeo abituale del 3-5%;

> moderata una disidratazione che causa una perdita del peso corporeo abituale di circa il 10%;

> grave quella che causa una perdita del peso corporeo abituale maggiore al 15 %.

Le strategie per prevenirla
L’attività di prevenzione nei confronti della disidratazione è fondamentale soprattutto per l ‘anziano parzialmente o non autosufficiente gestito al domicilio in quanto nelle strutture di ricovero il personale dedicato all’assistenza è già formato relativamente agli interventi preventivi da mettere in atto (ad esempio attraverso schede di rilevazione e monitoraggio dell’introito idrico e alimentare quotidiano, momenti stabiliti per l’idratazione al di fuori della colazione, pranzo e cena). In particolare secondo il Joanna Briggs lnstitute un’adeguata idratazione orale giornaliera di norma non dovrebbe essere inferiore a 1600 ml/24 h per l’anziano medio che tradotto nella pratica sono circa otto bicchieri al giorno. Alcune strategie da adottare incentivanti l’assunzione di liquidi sono: l’assunzione di tè, infusi alla frutta o succhi di frutta durante gli spuntini, incoraggiare l’idratazione nei momenti di assunzione dei farmaci, stimolare l’idratazione per bocca anche piccole quantità secondo orari stabiliti. 

Le tre forme
Si riconoscono tre forme di disidratazione in rapporto all’osmolarità (cioè la misura del numero di particelle disciolte in un fluido) extracellulare correlata alle concentrazioni di sodio nel sangue: isotonica, ipotonica e ipertonica.
> La disidratazione isotonica si verifica quando la perdita di acqua e di sodio avviene in uguali quantità, solitamente a causa di vomito e diarrea.
> Nella disidratazione ipotonica la perdita di sali minerali è maggiore rispetto a quella dell’acqua ed è solitamente legata a sudorazione profusa, insufficienza renale o disturbi gastrointestinali.
> La disidratazione ipertonica si instaura quando la perdita di acqua è superiore a quella dei sali minerali. Le cause più comuni sono una mancata assunzione di acqua, l’uso di diuretici e la presenza di malattie come diabete e nefropatie. 

Perché con l’età si sente meno la sete?
Il processo di invecchiamento a cui l’organismo va incontro determina cambiamenti fisiologici che riguardano anche l’area del cervello deputata allo stimolo della sete inibendola. Ecco perché gli anziani avvertono in misura minore lo stimolo della sete.

A cura della Dott.ssa Sara Oberti
Specialista in Geriatria Direttore Sanitario e Medico Specialista presso Istituto Polispecialistico Bergamasco - Casazza (Bg).
Direttore Sanitario e Medico di Struttura presso RSA Fondazione Casa Serena - Leffe (Bg)

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