Si chiama “Casa del fenicottero” ed è nata per garantire un supporto abitativo all’interno di una rete che accoglie e sostiene le donne vittima di violenza nel ricostruire un loro percorso di autonomia economico e sociale. «Il progetto s’inserisce nell’ambito delle azioni che l’Amministrazione Comunale di San Pellegrino Terme in collaborazione con gli Ambiti Valle Brembana e Valle Imagna-Villa d’Almé, intende portare avanti a favore di queste donne. Tra i partner ci sono la Questura, la Procura, ATS Bergamo e ASST Papa Giovanni, Ufficio scolastico Provinciale, la Provincia e la Cooperativa sociale Sirio attraverso la Rete Antiviolenza Penelope: tante realtà diverse per mettere in campo tutte le azioni necessarie a garantire alle vittime un percorso di accompagnamento dal primo contatto con la presenza sul territorio di un Centro antiviolenza, alla presa in carico successiva attraverso l’offerta di case rifugio e soluzioni abitative di secondo livello come la “Casa del fenicottero”» spiega la dottoressa Elena Sonzogni, assistente sociale del Comune di San Pellegrino Terme.

Il progetto ha previsto la ristrutturazione di due unità abitative di proprietà dell’Amministrazione Comunale da adibire a “Case di semi-autonomia o autonomia delle donne vittime di violenza per il consolidamento del percorso di autonomia e il reinserimento sociale ed economico”. Gli appartamenti sono situati in un contesto piccolo come quello della frazione S. Croce, che offre il vantaggio di relazioni dirette e accoglienti insieme alla garanzia di tutti i servizi necessari anche per i figli piccoli (vicinanza a parrocchia, scuola per l’infanzia e primaria, negozi, ambulatori medici e fermata dell’autobus). La recente costituzione di un’Associazione rende possibile anche una serie di iniziative trasversali di coordinamento e volontariato.

«La violenza domestica è spesso associata a condizioni di fragilità economica, determinata a volte da percorsi professionali deboli, discontinui e occupazioni a bassa qualificazione. Per tutte le donne la violenza riduce i contatti con la rete amicale e familiare, contribuendo all’isolamento sociale e, per le migranti, diminuendo la possibilità di integrazione. L’ambito abitativo ed economico è fondamentale per uscire dal maltrattamento, permette di rafforzare l’empowerment e la capacità di coping delle donne e l’autonomia, intesa non solo come capacità di accettazione, ma anche di ristrutturazione della propria identità al fine di riformulare un nuovo progetto di vita» sottolinea l’assistente sociale.

«Per la rete antiviolenza la “Casa del fenicottero” è una preziosa risorsa aggiuntiva, uno spazio in cui le donne vittime di violenza possono sperimentarsi nella ripresa di un’autonomia sia personale che abitativa, necessarie nella ricostruzione di una vita al di fuori del contesto violento. Il percorso verso l’autonomia è personalizzato e viene costruito dalle donne insieme ai servizi che vengono opportunamente coinvolti ad hoc, in base alla situazione» aggiunge la dottoressa Francesca Capelli, coordinatrice della Rete antiviolenza Penelope.

La gestione della “Casa del fenicottero” è stata affidata dall’Amministrazione comunale alla Cooperativa Sociale S.O.S. Famiglia di Bergamo, operante da molti anni nel settore dell’assistenza domiciliare in tutta la Provincia. «È con grande entusiasmo e impegno che abbiamo accettato di iniziare questa avventura in sinergia con il Comune di San Pellegrino e con tutti gli Enti che in questi anni hanno portato alla creazione in Val Brembana di una rete antiviolenza che si avvale di progettualità, metodologie e obiettivi condivisi a tutti i livelli» spiega la dottoressa Laura Tomasini, coordinatrice del progetto Casa del fenicottero per la Cooperativa S.O.S. Famiglia Onlus. «Il nostro intervento sarà volto a creare le migliori condizioni per il reinserimento nella società delle donne che saranno ospitate nella Casa del fenicottero, attraverso interventi di sostegno e accompagnamento sia in ambito lavorativo sia sociale, con l’obiettivo di ricreare un’autonomia personale, abitativa e lavorativa e con particolare attenzione al sostegno della genitorialità, nei casi in cui saranno presenti anche minori nella casa. Il nostro team lavorerà in stretta collaborazione con il personale della rete antiviolenza, gestito e coordinato dalla dottoressa Francesca Capelli, e in collaborazione con il Comune di San Pellegrino e con i servizi sociali di riferimento delle donne inserite presso i nostri appartamenti, procedendo alla creazione di un modello che, ci auguriamo, possa essere applicabile in futuro, anche ad altre realtà. L’impegno costante della Coop. Soc. S.O.S. Famiglia Onlus non mancherà di essere rivolto infine anche al “PARLARE E FAR PARLARE” di un problema troppo spesso sottovalutato o addirittura ignorato» conclude la responsabile. 

A cura di Lella Fonseca

 

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