«Che impatto ha il giudizio sulle nostre vite? Notevole. Il giudizio, spesso inconsapevole, è presente in moltissime attività e situazioni della nostra esperienza quotidiana, al punto da diventare un’attività deleteria per la nostra mente. Applicando il giudizio, in qualche modo, riteniamo di avere già fatto e compreso una determinata esperienza; una convinzione che spesso viene rafforzata dal fatto che riteniamo di avere ragione. è possibile considerarsi depositari della verità solo perché abbiamo sperimentato una situazione simile in passato o perché ci hanno raccontato che una data situazione “funziona” così? Anche in questo caso è tutto molto relativo. Un distinguo va certamente fatto, perché c’è giudizio e giudizio! C’è un giudizio discriminatorio che ci permette, per esempio, di allontanarci da un pericolo oggettivo (un semaforo rosso, un precipizio vicino ad un sentiero) e un giudizio che pensa di conoscere già una situazione o una persona, incasellandola in categorie già pronte. In questo articolo ci occuperemo di questo secondo tipo di giudizio». Chi parla è Ermanno Manzoni, Counselor Psicosomatico. Lo abbiamo incontrato per parlare di come il giudizio possa influenzare le nostre esperienze quotidiane e di come ci si possa liberare da un atteggiamento troppo giudicante e vivere più “liberamente” e in armonia con se stessi e con gli altri.

Da dove nasce il giudizio?
Il giudizio si manifesta in modo molto veloce e automatico, sfruttando numerose categorie in cui inserire l’elemento con cui siamo venuti in contatto (situazione, luogo, persona, noi stessi). Queste categorie, formatesi nel tempo, sono frutto delle esperienze personali o indirette, insegnamenti ricevuti dalla scuola, dalla famiglia, dalla società, dalla religione etc.. Esiste però anche un’altra forma di giudizio che si manifesta in modo molto primitivo appena entriamo in contatto con l’elemento dell’esperienza: scatta il “mi piace” se non lo vediamo come un pericolo per noi e quindi possiamo trarne beneficio, oppure il “non mi piace” se è per noi un potenziale pericolo e quindi tendiamo ad allontanarci. è un giudizio che applichiamo sin da bambini. Man mano che cresciamo, poi, sviluppiamo il nostro “Io” che progressivamente si rafforza, dandoci un senso di separatezza dagli altri: è sulla base di questa separatezza e differenza che iniziano confronti, competizione e anche il giudizio.

Come si struttura il giudizio e dove lo “viviamo” nella nostra quotidianità?
Proviamo a pensare per un attimo quante volte ci troviamo a giudicare nell’arco di una giornata e su quali basi. Magari con frasi del tipo “Io non lo farei mai” oppure “quello è giusto”, “quest’altro è sbagliato”, proiettando le nostre “certezze” o ragionando, spesso, per generalizzazioni e stereotipi. Ci troviamo anche a giudicare una persona per il suo comportamento non considerando che non conosciamo il suo vissuto e cosa l’ha spinta a un determinato gesto. Molte volte indirizziamo il giudizio anche verso noi stessi, criticandoci per errori o perché non manteniamo alti standard di efficienza, ad esempio nel lavoro o nelle relazioni. Cercando di aderire a stereotipi imposti dall’esterno o a immagini che ci siamo creati o ci hanno trasmesso nel tempo, entriamo in conflitto con noi stessi non accettandoci come esseri “umani”, ovvero esseri che possono essere fragili, vulnerabili e possono sbagliare. Anche in questo caso si crea distanza e separazione, che diventa nociva e che non ci permette di ascoltarci intimamente e amare ciò che siamo veramente, che non ci aiuta a perdonarci e a trarre insegnamento da un’esperienza.

Come si può combattere un atteggiamento troppo giudicante?
Non ci si può sbarazzare del giudizio, è nella nostra natura umana giudicare, ma si può imparare ad accettarlo e fare in modo che non condizioni negativamente le nostre vite. Il primo passo è quello di averne consapevolezza, accorgersi di avere un giudizio e progressivamente, iniziare il processo di accettazione e sospensione. Molto utile per raggiungere l’obiettivo è la mindfulness, pratica che ci permette di portare attenzione e vivere il presente in modo non giudicante e curioso verso le esperienze, così da imparare ad apprezzare ciò che sta accadendo dentro e fuori di noi proprio mentre accade. Nella meditazione mindfulness ci sono numerose pratiche per sviluppare questa consapevolezza che come base hanno l’osservazione e il contatto con il respiro. Allora potremmo provare, quando ci troviamo in situazioni in cui il pensiero giudicante (quello che crea distanza e separazione) potrebbe prendere il sopravvento, ad entrare in contatto con il nostro respiro, osservandolo semplicemente. Così facendo potremmo accorgerci dell’attività giudicante della nostra mente per poi accettarla e sospenderla per un momento tornando al respiro. Il respiro è sempre presente, in qualsiasi momento e ha il potere di sganciarci, anche solo per un attimo, dai nostri giudizi automatici. Rivolgersi al respiro per osservare cosa sta succedendo è un grande dono che possiamo fare a noi stessi e alle nostre relazioni. 

Il giudizio non coincide con la realtà. Spesso i giudizi “filtrano” e deformano la realtà, impedendo di vedere con chiarezza ciò che sta accadendo dentro e fuori di noi”

Acura  di Maria Castellano
con la collaborazione di Ermanno Manzoni
Counselor Psicosomatico Istruttore Mindfulness MBSR a Bergamo

 

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