“Non sento né gusto né odori” era l’esclamazione riferita da molti pazienti bergamaschi colpiti dal nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2) mentre operavo durante la prima ondata pandemica nell’ospedale da campo alla fiera di Bergamo. Questo fenomeno, osservato anche nella seconda ondata e in persone che sono risultate positive al tampone senza avere manifestato altri sintomi tipici dell’infezione da Covid 19 (raffreddore, mal di gola, tosse secca, febbre, difficoltà respiratorie etc.), secondo diversi studi potrebbe rappresentare un segnale precoce della malattia.

Non si sentono più gli odori, ma il naso è “libero”
La perdita dell’olfatto (anosmia) e del gusto (ageusia) sono presenti in molti pazienti colpiti in forma lieve-moderata da Covid19 ed erano già segnalati durante l’inverno 2019 nelle notizie provenienti dalla Cina e Corea del Sud con una frequenza di alterazione dell’olfatto e del gusto rispettivamente del 60% e dell’80%. L’alterazione dell’olfatto non è insolita nelle forme virali. È caratteristica infatti anche del rhinovirus responsabile del raffreddore e di alcuni virus parainfluenzali e influenzali. Quella riscontrata nei pazienti Covid 19 però è diversa rispetto a quella causata dal raffreddore, perché è improvvisa e grave, colpisce più il sesso femminile e i giovani e soprattutto non si accompagna a naso che cola (rinorrea): il paziente è in grado di respirare senza difficoltà, avendo il naso libero con mucose secche.

La causa? L’infiammazione della muscosa nasale
I disturbi dell’olfatto insorgono come conseguenza di una reazione infiammatoria della mucosa nasale e in particolare del neuroepitelio olfattivo, tessuto epiteliale localizzato nella parte superiore delle cavità nasali, che contiene una struttura ordinata di cellule olfattive in grado di trasformare il segnale chimico in nervoso e quindi farlo arrivare alle strutture più nobili del cervello. Il danneggiamento della mucosa nasale può dare luogo ad anosmia (perdita dell’olfatto) o a disosmia, cioè un’erronea percezione di odori che risultano assenti o sgradevoli e in genere sono accompagnati da una perdita o alterazione del gusto, come naturale conseguenza della perdita dell’olfatto (olfatto e gusto sono strettamente legati), che si evidenzia soprattutto con incapacità di distinguere l’amaro dal dolce.

Sintomi precoci e in genere transitori
Uno studio multicentrico europeo di otorinolaringoiatria evidenzia che le disfunzioni dell’olfatto appaiono prima degli altri sintomi e sono transitori. Gli esperti sostengono che entro un mese il 50% dei pazienti recupera totalmente la sensibilità, il 40% riporta un miglioramento e solo il 10% lamenta condizioni invariate o peggiorate. Come sostiene il noto infettivologo Massimo Galli in uno studio dell’Università Statale di Milano da lui coordinato, questi disturbi, essendo presenti nelle prime fasi dell’infezione, possono rappresentare un precoce segnale, una sorta di spia della presenza del Covid 19. Il paziente, quindi, qualora avvertisse una riduzione severa di gusto e di olfatto a naso libero, dovrebbe riferirlo immediatamente al proprio medico di base affinché possa procedere celermente all’isolamento e alla richiesta del tampone.

Covid-19 identikit del virus
Il Coronavirus - 2 o SARS-CoV-2 è un nuovo ceppo di coronavirus identificato nell’uomo circa un anno fa, avendo effettuato il cosiddetto salto di specie (in inglese spillover). Il Covid 19, il nome dato alla malattia causata dal virus, non si manifesta solo con sintomi respiratori, ma anche con sindrome sistemica di tipo infiammatorio. 

Smell training nei casi in cui i disturbi persistono
Come detto, le disfunzioni olfattive e gustative sono transitorie nella gran parte dei pazienti, ma in alcune persone possono persistere anche per lungo tempo, dovute probabilmente a un’infiammazione più aggressiva sui neuroni olfattivi. Non vi è per altro un nesso fra deficit sensoriale e la persistenza dell’infezione, in altre parole avere un’anosmia non comporta un rischio maggiore di malattia. Per queste sindromi post infettive non esiste ancora un trattamento efficace. Sono certo sintomi minori, ma impattano sgradevolmente nelle vita di chi ne soffre. Pensiamo quanto possa essere ripugnante consumare cibo che sa di marcio o quanto possa essere pericoloso non avvertire la puzza di una fuga di gas. Si sono effettuati perciò numerosi tentativi terapeutici con cicli di steroidi topici (spray nasali), beta carotene per la rigenerazione dei nervi, zinco, vitamine, agopuntura, ottenendo nel breve riscontri parziali. Note di speranza sembrano pervenire dallo “smell training”, una sorta di fisioterapia del naso, un allenamento olfattivo, che consiste nel sottoporre al paziente profumi noti e gradevoli come limone, rosa, eucalipto, chiodi di garofano per suscitare nell’interessato sensazioni e ricordi persi. Non conosciamo i tempi di guarigione di questo allenamento olfattivo, ma se alla fine potessimo ritrovare odori basilari e gusti fondamentali (dolce, salato, acido) sarebbe già un ottimo risultato. 

A cura di Sergio Signorelli
Specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, Medicina Interna
Presso Politerapica Seriate

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