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Intervista a Federico Martello che sta avendo successo in tutto il mondo.
«Quando canto sogno e voglio far sognare chi mi ascolta. È una gioia, un’emozione indescrivibile. Il mio canto per tutti voi… è il mio canto alla vita e un inno alla speranza». E senza pregiudizi, come quelli che è riuscito ad abbattere nella sua vita su una sedia a rotelle per la tetraparesi spastica, causata da un’asfissia da parto e peggiorata per un infortunio sul lavoro. Federico Martello, 37 anni, siciliano trapiantato a Verdello, ha reagito alla sua disabilità diventando più forte senza piangersi addosso. Lui canta e conquista il cuore del pubblico come ha fatto recentemente all’ultima edizione di “All together Now” su Canale 5, condotta da Michelle Hunziker e da J-Ax e subito dopo all’edizione russa. Non ha vinto la finale, ma ha strabiliato tutti con la sua voce che è una fusione perfetta di musica lirica, jazz e soul. «È stata una delle esperienze più belle della mia vita che mi ha permesso di abbattere ancora una volta il muro dei pregiudizi e le barriere architettoniche legati alla sedia a rotelle» ci racconta. «Non è facile per un disabile salire su un palco ed affrontare il pubblico in queste condizioni. Purtroppo in Italia, a differenza di altri Paesi, spesso ci si ferma alle apparenze anziché guardare alla persona. Era dai tempi di Pierangelo Bertoli che non si vedeva cantare qualcuno sulla sedia a rotelle in prima serata tv. Purtroppo ho avuto tante esperienze negative che mi hanno reso sì più forte, ma anche più dubbioso. Spesso gli autori di altri talent cui partecipavo mi dicevano che ero bravissimo, che avevo una voce stupenda, un carisma notevole, ma non volevano fare pietismi in televisione».

Federico però non si è mai perso d’animo. «Grazie a mamma e papà ho imparato che tutto quello che è negativo può essere trasformato in positivo. Da piccolo mi vergognavo e non volevo passare per la piazza del mio paese perché mi sentivo osservato, ma i miei genitori mi dicevano che non dovevo avere paura di nulla. Certo vivere con la disabilità non è una cosa facile ma è inutile piangersi addosso. Capire i propri limiti ed accettarli è fondamentale per crescere. Neppure una persona normodotata può sapere fare tutto. Per questo è importante convivere con i propri limiti. Parlo apertamente delle mie difficoltà e delle mie vittorie: da punto debole ho fatto diventare la mia disabilità un punto di forza. Non mi arrendo mai, e grazie alla mia tenacia sono riuscito a realizzarmi nella vita, vivo da solo, guido l’auto, ho un lavoro e tante soddisfazioni”. La musica lo ha affascinato da sempre. “È una passione che ho avuto fin da bambino. Uno dei miei due fratelli più grandi di me suonava il basso e io lo ascoltavo sempre. Poi a 10 anni i miei mi hanno regalato una tastiera elettronica e da lì è cominciato il mio sogno».

Nonostante i problemi dovuti alla disabilità Federico studia, si diploma ragioniere e e comincia la sua attività lavorativa a Palermo, poi si trasferisce a Siena dove vivono i suoi fratelli maggiori per iscriversi all’Accademia di musica diapason con l’insegnante Clara Cosci e partecipa ad alcuni concerti. Nel 2005 è a Milano per seguire l’Accademia di Canto Vocal Classes di Luca Jurman che frequenta tuttora e trova anche lavoro a Osio Sotto come sales manager in un’industria alimentare. Il canto è la sua dolce ossessione. Dal 2007 partecipa a un’infinita serie di festival conquistando premi su premi. Tiene concerti in Italia e all’estero: Spagna, Gibilterra, America, Russia, Svizzera, Siberia. In Italia partecipa a spettacoli di beneficenza con la Peba onlus, l’associazione impegnata per l’abbattimento delle barriere e con l’Anmil onlus (associazione nazionale fra lavoratori e invalidi del lavoro). Spesso cantando brani di cui è anche autore come “Non esiste il destino”, tutti ispirati a momenti particolari della propria quotidianità.

Quando lo intervistiamo nella sua casa di Verdello è appena tornato da Mosca dove si è esibito, con il solito successo, alla televisione russa, cantando anche in russo all’edizione moscovita di “All together Now”. «Il mio manager Giancarlo Cicolari, che per me è un fratello, mi aveva iscritto sia all’edizione italiana sia a quella russa e con mia grande sorpresa sono stato scelto in entrambe arrivando alle finali». Adesso è impegnato come testimonial del Giro Handbike, il giro d’Italia per i diversamente abili. «Un grande onore per me», dice «e sono contento che ci sia qualcuno che crede sinceramente e ripone fiducia in me oltre ai miei amici e alla mia famiglia». Federico è davvero un martello: «Penso che per vivere bene con se stessi bisogna accettare che ci siano anche gli altri. Una persona può essere più adatta per un determinato ruolo ma non ce n’è una migliore in assoluto. Per questo a chi vuole intraprendere il mio percorso consiglio di essere autentico, una qualità che fa la differenza sia nella vita personale e nel lavoro sia nel campo musicale. Io cerco di ”rappresentare un simbolo in più per tante persone. Ricordo una mia fan americana che aveva perso il marito ed era caduta in depressione e che, avendomi sentito cantare su My Space ,mi ha raccontato di essere rinata. Queste sono le cose che mi riempiono di orgoglio. O come quando ho conosciuto nella Repubblica Russa della Buriazia un’associazione composta interamente da persone su sedia a rotelle che mi dicevano “Grazie per quello che fai perché non è facile andare su un palco facendo capire che tu esisti al di là della tua disabilità». Tante emozioni, come quelle che riesce a trasmettere lui quando è sul palco con la sua inseparabile “amica” a rotelle.

A cura di Lucio Buonanno

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