Questo sito utilizza cookie per il funzionamento e la raccolta di dati anonimi sulle visite. Scegli "Chiudi" per accettare e proseguire

L’importanza dell’attenzione e della pianificazione nell’organizzazione dello studio e della vita quotidiana.
Scuola, palestra, studio, amici, serate. Nella vita quotidiana gli adolescenti si trovano a gestire innumerevoli attività che richiedono buone capacità di prevedere i propri tempi di lavoro e di pianificazione. Tuttavia spesso tendono a procrastinare, a rimandare in continuazione gli impegni, distratti dai loro pensieri o da stimoli più accattivanti (ad esempio giochi su smartphone, video su youtube etc). Fino a che punto è “normale” e quando invece può essere un campanello di allarme di un disturbo vero e proprio? Cosa possono fare i genitori per aiutare i figli? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Elisa Tomasoni, psicologa e neuropsicologa, esperta in tematiche adolescenziali.

Dottoressa Tomasoni, perché può essere difficile mantenere l’attenzione per un adolescente?
Le capacità attentive (cioè di attenzione) si sviluppano progressivamente raggiungendo un buon livello intorno ai sette anni, in particolare per quanto riguarda la componente dell’attenzione selettiva, ovvero la capacità di concentrarsi sugli stimoli rilevanti. L’attenzione sostenuta, ovvero la capacità di mantenere l’attenzione per lungo tempo sul compito, si sviluppa fino agli 11 anni. Successivamente il miglioramento dei processi attentivi è legato all’efficienza nell’esecuzione dei processi, ovvero alle abilità di autoregolazione che permettono di utilizzare in maniera efficace le proprie risorse attentive e raggiungono il massimo della loro potenzialità tra i 18 e i 26 anni. I recenti studi sul cervello degli adolescenti hanno evidenziato che i processi di maturazione cerebrale non sono definitivamente conclusi in questa fascia d’età ma vi sono ancora importanti cambiamenti; nello specifico riguardano la maturazione delle aree prefrontali deputate al controllo delle funzioni esecutive, ovvero l’insieme di processi psicologici adattivi che portano al raggiungimento di un obiettivo. Le funzioni esecutive, competenze strettamente implicate nell’organizzazione delle attività, comprendono l’attenzione sostenuta, la pianificazione, cioè la capacità di immaginarsi i passi necessari per raggiungere un risultato, e la memoria di lavoro, ossia l’abilità di tenere a mente le informazioni per il tempo necessario a concludere un’azione. L’organizzazione degli impegni può essere poco funzionale poiché influenzata dalle capacità di pianificazione che maturano fino ai 22 anni (Romine e R., 2005).

Ci sono ragazzi che fanno più fatica a stare attenti e organizzarsi?
Talvolta le scarse abilità organizzative sono l’espressione di difficoltà persistenti a mantenere l’attenzione sulle attività da svolgere dovute, in particolare, al Disturbo da deficit di attenzione e/o iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder). Conosciuto come ADHD o ADD (quando prevale la componente della disattenzione), è un disturbo del neurosviluppo che colpisce tra il 3-5% della popolazione in età scolare, anche se in Italia solo il 1,5% riceve un corretto inquadramento diagnostico. I dati raccolti dalla letteratura rilevano che il deficit non scompare con la crescita ma perdura anche in adolescenza: le difficoltà di attenzione e/o iperattività (ADD/ADHD) persistono in età adulta tra il 2,5 e il 5% (Polanczyk et al., 2007). L’ADD in adolescenza si manifesta come difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti da svolgere e nell’organizzazione di attività complesse, che prevedono la stima dei tempi e la pianificazione delle diverse fasi. Ciò porta a evitare compiti che richiedono uno sforzo cognitivo prolungato (ad esempio lo studio) oppure alla non esecuzione delle mansioni affidate perché se ne dimenticano. Tali difficoltà hanno già caratterizzato la storia evolutiva precedente, sono osservabili in diversi contesti di vita (a casa, a scuola…) e interferiscono in maniera significativa con le attività che il ragazzo deve svolgere, con ripercussioni sul rendimento scolastico e sulle relazioni interpersonali (anche quelle richiedono organizzazione!).

Come si può aiutare i ragazzi a migliorare i propri di tempi di attenzione e l’organizzazione dello studio?
Il passo fondamentale è aiutare il ragazzo a osservare le proprie modalità di lavoro per riconoscere l’impatto sulla sua vita delle abitudini più disfunzionali, così da promuovere il bisogno di un cambiamento. Spesso infatti i ragazzi con ADD sono scarsamente consapevoli dei loro comportamenti disadattivi e tendono a minimizzarne le conseguenze. È importante che si promuova questa consapevolezza in uno spazio di ascolto psicologico non giudicante, che aiuti il ragazzo a gestire le ripercussioni emotive (ad esempio basso senso di autoefficacia, ansia…) che spesso derivano dai comportamenti poco efficienti. In una fase successiva, a seconda dei bisogni, si può introdurre un tutor domiciliare, ovvero un professionista che possa supportare il giovane nell’adozione di una metodologia di studio più efficace e organizzata. Oppure l’adolescente può accedere a percorsi psico-educativi individuali o di gruppo nei quali si favorisce l’acquisizione di strategie per regolare la propria attenzione, per pianificare le attività, per gestire la procrastinazione e per revisionare il compito. È importante che l’adolescente sperimenti la possibilità di avere maggior controllo della sua distraibilità, per poter svolgere le proprie attività con più efficacia. 2962.jpg

A cura di Maria Castellano
con la collaborazione della dott.ssa Elisa Tomasoni
Psicologa e Neuropsicologa
Centro per l’Età Evolutiva Bergamo