«Ricordo come l’aspirazione di un ventre piatto fosse diventata per me una vera e propria ossessione, tanto molesta da influire negativamente sul mio benessere psicofisico, sulla qualità della mia vita e sulla serenità. Navigavo sui social alla ricerca degli “esercizi migliori per un addome perfetto!” e così facendo mi imbattevo sempre più spesso nelle fotografie accattivanti delle cosiddette fitness girl. Super toniche e sportive, fanatiche sostenitrici di uno stile di vita dinamico e imprescindibilmente salutistico. Nessuno strappo alla regola, pochi pianificati “sgarri”, allenamenti stremanti in palestra etc..Il confronto con le loro vite (apparentemente) perfette faceva sembrare la mia banale e incompleta. Cominciai a dubitare del mio corpo e a mettere in discussione le mie abitudini, il mio personale rapporto con il quotidiano». Inizia così il racconto di Giada Salvi, ventunenne di Bergamo, con un passato di disturbo ossessivo che l’ha portata a un comportamento alimentare esasperato, a una dipendenza dall’attività fisica e dal web: tutto per cercare di raggiungere gli ideali, irrealizzabili, proposti dalla rete. Oggi Giada sta bene, ha imparato ad accettarsi, ha fatto pace con se stessa e si è iscritta alla facoltà di psicologia, spinta anche dal desiderio di realizzarsi in una professione che, come ha toccato con mano, può realmente migliorare la vita delle persone e in alcuni casi, come il suo, salvarle.

Tutto inizia intorno ai 18 anni, quando Giada si lascia “incantare” da social influencer o semplici ragazze fissate con la forma fisica, la palestra e la dieta. Ragazze sempre perfette, almeno ai suoi occhi, che cominciano a diventare per lei un modello da raggiungere, a tutti i costi. «Ammazzarsi di squat e nutrirsi di avocado o acqua di cocco. Ecco il segreto. Questo modello di vita propone un fisico magnifico immortalato in scatti sempre perfetti e fotografie studiate astutamente durante gli allenamenti» dice. Giada vuole diventare come loro, ne è ossessionata. Decide di mettersi a dieta, di scolpire il suo corpo con la palestra, seguendo per filo e per segno, senza sgarri, i consigli delle sue “beniamine” dei social. L’inseguimento del fisico ideale non le dà mai tregua, sembra che qualunque cosa faccia non sia mai abbastanza per arrivare a quella perfezione. E così il peso continua a scendere e insieme al peso perde anche il gusto di vivere e la voglia uscire con gli amici. «Ero troppo impegnata a rincorrere la mia solitudine tra le quattro mura di una palestra vuota». Finché, a gennaio 2019, il suo stato di salute peggiora in modo preoccupante e non solo perché è diventata troppo magra: il suo corpo comincia a rifiutare quasi tutti i cibi e comincia a soffrite di diversi disturbi gastrici. La mamma, vedendo la figlia stare sempre peggio, decide di portarla da uno specialista, il dottor Salvatore Greco, gastroenterologo dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Lo specialista capisce che non è solo una questione di stomaco. C’è di più. E le consiglia una visita con il dottor Filippo Tancredi, psichiatra. La diagnosi è un disturbo ossessivo che causa un comportamento alimentare esasperato. Serve un percorso farmacologico e di psicoterapia. Giada fa fatica ad accettarlo ma alla fine cede. Lo fa per se stessa ma anche per sua mamma e suo papà, che in tutti quei mesi le sono stati vicini condividendo il suo dolore e tormento. «Ho dovuto toccare il fondo per accorgermi di tutto il male che mi stavo infliggendo» ricorda Giada. Grazie alle terapie, ma anche a un programma di “disintossicazione dai social”, comincia a prendere consapevolezza delle sue fragilità e ad accettarle. «Ho imparato ad ascoltarmi, a chiedermi il perché di certi gesti e domandarmi le cause di alcune assurde paure. Ho capito come soltanto l’accettazione delle proprie fragilità e la loro conseguente comprensione possano condurre alla salvezza». E la salvezza non tarda ad arrivare. Le cure iniziano a funzionare. Giada, settimana dopo settimana, sta meglio, per la gioia della famiglia e la soddisfazione dei medici che la seguono. E inizia a rinascere, anche grazie all’amore di un fidanzato che la sostiene e l’ama per quello che è. «Finalmente sorrido alla vita come mai prima d’ora e sono felice della donna che sono diventata. Sono felice di non essermi arresa e di aver avuto la forza di chiedere aiuto, di essermi fidata (ed affidata) alle persone giuste. Sono felice di aver lottato per la mia salute, e per essermi riappropriata della libertà di poter scegliere». Oggi Giada usa i social in modo “sano”, quasi solo Instagram, con poche foto, non più del suo ventre piatto e definito mostrato con orgoglio, ma di una nuova normalità. «Sempre più distante da una “me” così lontana, condivido la foto di una ragazza “normale” immortalata in una posa “normale” in un momento della vita “normale”. Perché una pancia gonfia è umana, è “normale”, è sana, è naturale. E io sono orgogliosa di mostrarla, assieme al sorriso più sincero di sempre. Spero che la mia storia possa aprire gli occhi ad altre ragazze come me, che soffrono seguendo modelli estetici irrealizzabili: la realtà che ogni giorno ci viene proposta attraverso i social è distorta e fasulla e non dobbiamo lasciarci condizionare. Perché non è quella la felicità. E io ora lo so».

A cura di Lella Fonseca

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