Per 40 anni ho fatto nascere bambini. Ora faccio le sculture delle loro mamme

franca zucchinali

 


Le sue mani, che per quasi quarant’anni hanno aiutato molte donne a far nascere i loro bambini in ospedale o a casa, ora le mette nell’argilla, nella creta per dar vita a sculture che inneggiano alla maternità. Lei, ex infermiera professionale poi ostetrica, ora in pensione, è Franca Zucchinali, 68 anni ben portati nonostante un problema di salute dovuto a un intervento chirurgico (forse) sbagliato. Le sue opere sono state in mostra recentemente a Luzzana e al ONP Bistrò di via Borgo Palazzo. Capelli ramati, grande sorriso e tanta cultura, accetta volentieri di parlare con noi nella sua casa di Torre Boldone, mostrandoci le sculture e i suoi quadri appesi alle pareti, sempre dedicati all’universo femminile.

«Dieci anni fa ho deciso di cessare una parte importante della mia professione di ostetrica “l’assistenza al parto”» racconta. «Una decisione che però mi ha fatto sentire un vuoto che mi ha attirato verso il modellare e mi ha sospinto verso l’argilla. Per anni le mie mani sono entrate nella terra delle donne e hanno sentito la potenza e la forza creatrice che ci è data. Dal contatto con l’energia della nascita e dal suo mistero è iniziato il mio percoso di ricerca: da dove veniamo? Come si partoriva nell’antichità? Illuminanti sono stati alcuni libri come “Il linguaggio della Dea” di Marija Gimbutas, un’archeologa di origini lituane che ha dedicato la vita alla ricerca delle origini delle nostre antenate del Paleolitico e del Neolitico. Documentando e descrivendo il ritrovamento di statue raffiguranti corpi femminili con seni e ventri abbondanti, studia e ipotizza attraverso l’archeomitologia società antiche, dove il corpo delle donne veniva onorato e rispetatto, paragonato alla Madre Terra. Societá mutuali dove donne e uomini vivevano in pace onorando la Madre Terra attraverso il “Culto della Dea”. O come “Il calice e la spada” e “Il piacere e il sacro”, due volumi di Riane Eisler. Lavori visionari che mi hanno aperto la mente facendomi immaginare scenari possibili in un mondo nuovo dove il femminile e il maschile possono vivere in armonia creando bellezza e non distruzione».

Così Franca Zucchinali, pensionata, comincia a mettere le mani nella creta e a dar vita alle sue donne in attesa. E nel frattempo si dedica a un’altra branca della sua professione con i consultori e le associazioni come “Inanna”, nome di una dea, per diffondere la cultura della nascita, la “Casa delle donne”, oppure i consultori “Zelinda” di Trescore Balneario, o la “Società di servizi Val Seriana” di Albino, o ancora “Mani di scorta” di Treviolo. «L’ostetrica non si limita solo ad aiutare le donne che partoriscono» dice. «Guarda a tutti i passaggi delle quattro stagioni di vita delle donne. All’adolescenza, alle donne in gravidanza, alla menopausa, all’età anziana. Con conferenze e incontri su questi temi molto importanti, insieme ad altre donne, ricerchiamo e riflettiamo sul significato di questi passaggi e sul valore dell’essere donna».

Ora l’artista-ostetrica ha cominciato a modellare non solo donne incinte e le madri che allattano i loro bambini, ma anche rappresentazione di simboli antichi del femminile. Le facciamo notare che a Capua, vicino Caserta, esiste l’unico museo al mondo che raccoglie sculture di madri con figli recuperate negli scavi di epoca romana. E lei entusiasta ci dice che senz’altro andrà a vederle per trovare nuove ispirazioni. «Facendo le mie sculture in argilla posso esprimere me stessa, è un lavoro introspettivo. Ogni personaggio ha una sua storia che mi appassiona e mi fa scoprire una parte di me. Una crescita personale come tutte le volte che ho aiutato le donne che ho assistito al parto. Un’emozione che si è ripetuta molte volte, che mi ha visto grata alla vita perché fortunatamente tutte le esperienze hanno avuto percorsi senza problemi».

Nella vita di Franca qualche problema c’è stato. Ha cominciato a lavorare che era ancora una bambina. Dopo le scuole medie, prima a Milano in un istituto per anziani, poi in una fabbrica tessile. E lì in quell’opificio si è sentita fuori dal mondo. Voleva rendersi utile, e decide di diventare infermiera. Ci riesce subito. Dopo qualche anno passa alla scuola di ostetrica e trova così la sua strada. Poi dieci anni fa, un problema di salute: un intervento chirurgico che ha lasciato purtroppo qualche problema (di cui però non vuole parlare). «Quando metto le mani nella creta sparisce ogni preoccupazione» sospira. Come quando legge i commenti dei ragazzi delle elementari che hanno visitato le sue mostre. “Pensavo che uomini e donne fossero diversi ma vedendo le sculture ho capito che siamo tutti uguali”. Oppure “Grazie, mi hai fatto capire”. O ancora “Grazie al Cielo che c’è qualcuno che pensa alle donne”. Pensieri innocenti di bambini della scuola primaria che le danno il sorriso come le volte che Franca tiene una conferenza sulla “Crone”, dal greco vegliarda, sulle donne non solo giovani ma anche anziane. “È una strada verso la saggezza femminile profonda attraverso l’intuizione, l’introspezione, l’ascolto, la cura, l’amorevolezza, la capacità di perdonare e l’empatia».

a cura di Lucio Buonanno

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