Animali da compagnia e vaccinazioni. Istruzioni per l’uso

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L’autunno è il momento migliore se si vuole adottare un cane o un gatto. Molte famiglie e coppie, tornate alla vita quotidiana dopo le vacanze, decidono finalmente di accogliere in casa un amico a quattro zampe. Che si tratti di un adulto o di un cucciolo, una delle prime cose da sapere, per tutelare la salute del nuovo compagno di vita, è quali vaccinazioni devono essere fatte e quando. «Le vaccinazioni rimangono un presidio fondamentale nella lotta alle malattie infettive dei nostri animali da compagnia e nella prevenzione delle zoonosi, le malattie trasmissibili da animale a uomo» conferma il dottor Stefano Cattaneo, medico veterinario. «Grazie alle vaccinazioni abbiamo assistito a una drastica riduzione delle malattie infettive sul nostro territorio. Si pensi solamente che la rabbia, una malattia virale che può provocare mortalità elevata anche nell’uomo non è più presente in Italia (anche nel mondo c’è una netta riduzione, ma 17.400 persone all’anno ne muoiono ancora). Nonostante i successi, la ricerca in questo campo è intensa, sia perché esistono ancora malattie infettive per cui il vaccino non è disponibile, sia per migliorarne l’efficacia e ridurne gli effetti collaterali, sia perché c’è una continua evoluzione degli agenti infettivi e quindi i vaccini esistenti devono essere adattati. A causa della complessità e della continua evoluzione epidemiologica e tecnologica a partire dal 2010 la Wsawa (l’Associazione mondiale dei veterinari degli animali da compagnia ) ha elaborato delle linee guida basate sulle evidenze scientifiche per la vaccinazione del cane e del gatto in cui sono individuati i “vaccini core” che dovrebbero essere effettuate da tutti i cani e da tutti i gatti, i “vaccini non-core” quelli che sono richiesti solo per gli animali che, per localizzazione geografica, ambiente locale o stile di vita, sono a rischio di contrarre determinate infezioni; infine ha classificato alcuni vaccini come “non raccomandati” (quando vi è un’insufficiente evidenza scientifica che ne giustifichi l’uso)».

Dottor Cattaneo, quali sono i vaccini “core”? 
I vaccini core per il cane sono quelli che proteggono contro il virus del cimurro, l’adenovirus canino e le varianti del parvovirus canino di tipo 2. I vaccini core per il gatto sono quelli che proteggono contro il parvovirus felino, il calicivirus felino e l’herpesvirus felino di tipo 1. Per i restanti vaccini la valutazione del piano vaccinale sarà molto diversificata a seconda dello stile di vita dell’animale e del rischio infettivo a cui è sottoposto. Se un vaccino è non-core non vuol dire che non sia importante, ma dipenderà dallo stile di vita dell’animale. Prendiamo ad esempio la leucemia felina, una malattia del gatto trasmessa principalmente attraverso la saliva da un virus labile nell’ambiente: un gatto che vive solo in appartamento è improbabile che abbia bisogno della vaccinazione, ma sarà indispensabile in un gatto che esce di casa, considerata la gravità della malattia.

Se si prende da cucciolo, a che età bisognerebbe iniziare le vaccinazioni? 
Il momento più importante nella vita dell’animale per la vaccinazione è quando è cucciolo, perché il suo sistema immunitario è in fase di sviluppo ed è più esposto alle malattie infettive. La maggior parte dei cuccioli è protetta dagli anticorpi materni e questa immunità inizierà a scendere fra le 8 e le 12 settimane, per cui la raccomandazione delle linee guida è di iniziare con i vaccini core a sei-otto settimane e di somministrare l’ultimo richiamo vaccinale nella 16° settimana di età o più, evitando l’interferenza con gli anticorpi materni che sono la causa più comune di insuccesso vaccinale. In genere viene poi effettuato un richiamo intorno all’anno di età, anche se in alcuni soggetti potrebbe essere necessario un richiamo prima. È possibile attraverso un prelievo di sangue un mese dopo l’ultima vaccinazione verificare l’effettiva presenza di anticorpi e in base al risultato programmare il richiamo vaccinale. Una domanda frequente nei proprietari di cani è quando il cucciolo può incontrare altri cani senza rischi di contagio, considerato che per una corretta socializzazione è importante che il cucciolo incontri i suoi consimili precocemente. Gli studi dicono che la probabilità che il cucciolo contragga una malattia infettiva compresa nel protocollo vaccinale è bassa, ma non nulla, per cui, essendo importante la socializzazione per uno sviluppo equilibrato del comportamento, occorre effettuarla in ambienti protetti e con cani vaccinati.

In vacanza
È importante ricordare che le vaccinazioni necessarie possono differire a seconda del territorio e quindi è importante sempre chiedere al proprio veterinario, se sono necessarie ulteriori vaccinazioni, se si porta il proprio animale in villeggiatura. In particolare è importante sapere che, se si va all’estero, oltre al passaporto e al microchip, è necessario per legge effettuare la vaccinazione antirabbica almeno 21 giorni prima della partenza. Per alcuni Paesi è necessaria anche la titolazione antirabbica, la dimostrazione cioè che la vaccinazione sia stata efficace.

Ma una volta fatte devono essere ripetute e, nel caso, con che frequenza? 
Gli animali che hanno risposto alla vaccinazione mantengono una solida immunità (memoria immunologica) e l’obiettivo è di ridurre il carico vaccinale, in modo da mantenere una solida difesa immunitaria minimizzando gli effetti collaterali. Le linee guida propongono intervalli di vaccinazione di tre anni per i vaccini-core e in genere di un anno per i vaccini non-core (con alcune eccezioni come ad esempio la vaccinazione antirabbica). In alternativa si può verificare annualmente l’effettiva presenza di titoli anticorpali attraverso un prelievo di sangue e vaccinare solo se è presente un calo delle difese immunitarie (alcuni soggetti possono mantenere una protezione per molti anni). Anche gli animali anziani, vanno vaccinati, perché come nell’uomo, indebolendosi il sistema immunitario, sono più a rischio.

Chi può vaccinare?
Il medico veterinario è l’unica figura professionale adibita alla vaccinazione, perché è in grado di accertare lo stato di salute dell’animale e l’assenza di patologie che possano interferire con la vaccinazione e in grado di intervenire, in caso di reazioni avverse al vaccino (dalle più blande come il rialzo febbrile a gravi come lo shock anafilattico o, nel gatto, il sarcoma iniezione indotto). Purtroppo succede ancora di trovare libretti vaccinali senza il timbro e firma del veterinario, con protocolli errati e quindi con il rischio che l’animale non sia protetto adeguatamente dalle malattie infettive e pertanto all’acquisto di un cucciolo è bene sempre verificare il libretto delle vaccinazioni. Si tratta di un abuso professionale che porta a un grosso danno alla società, perché viene meno la farmacovigilanza, attuata dal medico veterinario che segnala gli eventuali effetti collaterali, contribuendo così al miglioramento continuo di questo importante presidio per la lotta alle malattie infettive.

A cura di Viola Compostella
con la collaborazione del Dott. Stefano Cattaneo
Medico Veterinario Specialista in sanità pubblica veterinaria Libero professionista presso Ambulatorio Veterinario Città di Albino

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