Scabbia conoscerla per prevenirla

scabbia

 

Nell’ambito del progetto AMICO, promosso dal Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria dell’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, per sensibilizzare i lettori alla prevenzione delle malattie infettive a scuola, parliamo della scabbia.

Che Cosa è
La scabbia è un’infestazione contagiosa della cute dovuta all’acaro, specie-specifico esclusivo dell’uomo, Sarcoptes Scabiei var. hominis.

Come si trasmette
La trasmissione avviene per contatto cutaneo diretto e prolungato dalla persona infestata a quella sana; più raramente per via indiretta, tramite gli indumenti o i cosiddetti effetti letterecci (come lenzuola, federe, coperte etc.). La persona è contagiosa durante tutto il periodo di incubazione, anche se asintomatica. L’acaro non vive al di fuori dell’ospite, se non per pochi giorni sugli indumenti infestati. La scabbia non viene trasmessa dagli animali all’uomo.

Il periodo di incubazione 
Il periodo d’incubazione dura da due a sei settimane, tempo necessario per la replicazione dei primi parassiti e lo sviluppo dei sintomi.

Le sedi più frequentemente colpite
Il riscontro più frequente è fra gli spazi interdigitali delle mani, polsi, gomiti, ascelle, ombelico, fianchi, superficie interna delle cosce, genitali esterni maschili ed areole mammarie. Nel bambino e nel neonato la scabbia ha una distribuzione diffusa, interessando anche volto, cuoio capelluto e pieghe cutanee.

I segni e i sintomi tipici
Il segno tipico è il cunicolo: rilievo lineare a livello della superficie cutanea. Altro segno è il nodulo, spesso ricoperto da squamo-croste. Il sintomo caratteristico della scabbia è il prurito, a cui possono sovrapporsi lesioni da grattamento: si acutizza di notte e in genere risparmia viso e cuoio capelluto.

Come si ha la certezza che si tratti di scabbia
Il medico, meglio se specialista dermatologo, è in grado di diagnosticare l’infezione semplicemente osservando la lesione sulla pelle e attraverso alcune domande sui sintomi. Nei casi dubbi la diagnosi viene confermata con l’esame microscopico: il dermatologo effettua piccoli prelievi della cute per confermare la presenza dell’acaro e/o delle sue uova.

Cosa fare se si verifica un caso di malattia
Non c’è possibilità di guarigione spontanea. Sia il malato sia i contatti “stretti” (persone che hanno avuto ripetuti contatti cute-cute con il caso, come familiari e/o conviventi), anche se asintomatici, devono procedere al trattamento con farmaci specifici da applicarsi sulla cute, secondo le indicazioni dello specialista o del proprio medico curante. La disinfezione ambientale non è di alcuna utilità: i parassiti non sopravvivono più di tre-quattro giorni se non sono a contatto con la pelle. È necessaria invece un’accurata pulizia dell’ambiente, della biancheria (lenzuola, asciugamani, ecc.) e degli indumenti indossati negli ultimi tre giorni dal malato prima dell’inizio del trattamento con il loro lavaggio a 60°C. Nel caso di indumenti non lavabili in lavatrice è necessario riporli in sacchetti di plastica, che devono essere conservati in un ambiente isolato per almeno 15 giorni, evitandone il contatto con le persone. Per materassi, divani e poltrone bisogna invece usare strumenti a getto di vapore ad alta temperatura.

Il ruolo dell’Agenzia di Tutela della Salute nei casi che coinvolgono la scuola 
Quando si verifica un caso di scabbia gli Operatori Sanitari del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria dell’ATS collaborano con il pediatra, il medico di base, la famiglia e la scuola al fine di favorire la guarigione e impedire la diffusione della malattia nella collettività scolastica. La normativa prevede che il medico che diagnostica la scabbia lo segnali all’ATS in modo che gli operatori sanitari possano condurre un’inchiesta epidemiologica e dare indicazioni sulle misure d’igiene da adottare, utili al contenimento della malattia e alla sua prevenzione:
> evitare lo scambio di indumenti tra i bambini frequentanti la collettività;
> utilizzare salviette monouso o asciugamani personali, che devono essere lavati ad alte temperature (60°C);
> disinfettare la biancheria (lenzuolini, federe, etc.) mediante lavaggio ad alte temperature (60°C);
> detergere e disinfettare quotidianamente i giochi, evitando l’uso di quelli che non possono essere sottoposti a tale trattamento (ad esempio i peluches);
> lavare e disinfettare i tappeti, arredi e stoffe.

Il personale scolastico ha un ruolo importante nella verifica dell’osservanza delle regole di igiene durante l’orario scolastico. Gli operatori sanitari del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria, in collaborazione col dirigente scolastico, distribuiscono alle famiglie degli alunni interessati e al personale scolastico una nota informativa sulla malattia, su come riconoscerla e come prevenirla. Per il bambino affetto da scabbia è previsto l’allontanamento dalla frequenza scolastica. Lo stesso verrà riammesso, con nulla osta sanitario redatto dal medico dell’ATS, solo dopo controllo specialistico dermatologico che confermi la guarigione.

A cura di Giorgio Gennati
Assistente Sanitario
ATS – Bergamo
Team del Progetto AMICO

 

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