La mia sfida alle montagne correndo giorno e notte

oliviero bosatelli


In soli 4 anni ha ottenuto grandi successi nelle gare di resistenza. Un primo, un secondo e un quarto posto alla massacrante corsa “Tor de Géants” sulle montagne della Val d’Aosta, 350 chilometri con un dislivello di oltre 30.000 metri. Due secondi, un primo e un terzo alla “Orobie ultra trail“ una gara che si svolge lungo i sentieri orobici per un totale di 140 chilometri con un dislivello positivo di oltre 10.000 metri”. E ancora primo alla “Grande corsa bianca” sulle montagne dell’Adamello, 160 km con un dislivello di 8.000 metri in stagione invernale e primo in versione estiva (160km con un dislivello di oltre 10000 m), primo alla “Tor di Chateaux” 160 km con un dislivello di 8.000 metri, secondo alla 100 miglia d’Istria, tra i primi dieci alla “Montane spine race” 420 km con un dislivello di oltre 7000 m in Gran Bretagna, in condizioni meteorologiche estreme tra forti venti, ghiaccio, neve e nebbia. E tante altre competizioni dai 30 km in poi.

In soli quattro anni, dal 2015 al 2018, Oliviero Bosatelli, 50 anni, bergamasco di Gandino, ha scritto il suo nome nelle più prestigiose gare di resistenza in montagna. Ora si sta preparando nuovamente per la “Tor de Géants” che si disputerà a settembre, dove nel 2017, un anno dopo la straordinaria vittoria, ha concluso al secondo posto e l’anno scorso al quarto. Una gara lunga, 350 chilometri che il nostro campione ha percorso in meno di tre giorni, senza dormire, fermandosi solo qualche minuto per mangiare o per cambiarsi pantaloncini e maglietta madidi di sudore.

 «Ho cominciato a correre da piccolo» dice “Bosa” come lo chiamano gli amici. «Mi piaceva ma lo facevo come sfogo e divertimento. Poi ho smesso. Ho ripreso cinque anni fa quando mi sono accorto che il mio peso lievitava. Ero arrivato a pesare 83 chili. Prima grandi camminate in montagna con mia moglie Nadia anche lei appassionata dell’alta quota. Poi ho partecipato alla “Orobie”, da Clusone a Città Alta, e sono arrivato secondo con mio grande stupore per il risultato inaspettato. Intanto ero tornato al mio peso ideale e ho scoperto il “Tor” in Val d’Aosta. Ho fatto la domanda con altri 2500. Tanti, l’organizzazione sceglie gli 800 partecipanti con il sorteggio. Ho avuto fortuna e sono stato selezionato. Volevo mettermi alla prova su una distanza mai fatta prima e godermi anche quei monti. La mia aspirazione era quella di finire tra i primi dieci, poi però il sogno si era un po’ smorzato quando ho visto gli altri concorrenti. Gente forte dai quali speravo di imparare qualcosa. Invece da Cogne in avanti, dopo 106 chilometri, erano dietro di me. Li vedevo dai tornanti a imbuto. E col passare delle ore il vantaggio aumentava sempre più fino ad arrivare a sette ore al rifugio Bertone che si trova a pochi km dall’arrivo situato a Courmayeur tanto da poter permettermi di fermarmi e pranzare con tranquillità come un normale turista. Ho solo cercato di mantenere il mio ritmo e tenuto sotto controllo battito cardiaco e andatura per non affaticarmi troppo. Ero preparato, il mio fisico era pronto, mi alleno sulle montagne di casa con il mio cane, un pastore tedesco, una femmina di due anni e mezzo, Denise, e il mio lavoro di vigile del fuoco mi aiuta tanto, non mi permette di fare una vita sedentaria».

Già, Bosatelli è un pompiere e brucia le sue ferie per partecipare alle varie gare. Nel suo lavoro ne ha viste tante, drammatiche. Come quel ragazzo in Porsche che una notte è finito fuori strada contro un palo. «Quando siamo arrivati, aveva li cranio fracassato da un pezzo di ferro. Respirava ancora, ma i medici non gli davano alcuna speranza e infatti un quarto d’ora dopo è spirato. O come quella signora a Longuelo carbonizzata dall’incendio della sua coperta elettrica. E tanti altri casi simili Sono cose che non si dimenticano». E forse quando corre tra una montagna e l’altra gli passano per la mente. «La testa, il fisico, l’esperienza sono importanti nel nostro sport» commenta Bosatelli. «Ci vuole un grande equilibrio. Non basta avere una condizione fisica ottimale se non c’è anche la testa. L’anno scorso al “Tor” volevo ritirarmi, avevo un dolore molto forte al ginocchio a causa della rottura del menisco, ma poi nei rifugi dove ci si poteva fermare c’era tanta gente che mi aspettava. In un paesino addirittura due signore che hanno un panificio mi hanno fermato per offrirmi una torta. E allora come si fa a tradire la loro passione? E tanta gente che mi segue su internet e mi dice di non mollare? E io vado avanti. Come alla “Montane Spine Race” in Gran Bretagna. Oltre alle difficoltà meteorologiche, soffiava un vento che ti buttava a terra, la strada tutta innevata, la nebbia, i crepacci che non si vedevano. Io ero con uno spagnolo, Pablo, e ci siamo aiutati ma ho dovuto fare i conti con un infortunio al ginocchio rimediato durante un turno da vigile del fuoco quando sono intervenuto con la mia squadra per un incendio su un tetto e durante le operazioni di spegnimento ho sentito un crac al ginocchio destro. Avevo già avuto problemi al menisco che ora sto curando con iniezioni di acido ialuronico e sembra mi faccia il suo effetto lubrificante. Pensi che nella gara “Tor” in cui sono arrivato quarto in pratica l’ho fatto tutta zoppicandola. Eppure con la forza della volontà sono arrivato al traguardo anche se i medici che ci seguono mi avevano consigliato di fermarmi. Ma neppure i dolori mi fermano. Ho una discopatia dovuta al fatto che per tanti anni, a partire dai tredici, ho fatto il muratore. Mi sono curato facendo tanta palestra. E devo a un mio amico se sono entrato nei Vigili del fuoco. Lui era vigile e mi ha segnalato il concorso. L’ho superato ed eccomi qui: runner e vigile».

Bosatelli non sta mai fermo. L’abbiamo intervistato alle otto di mattina prima che andasse al deposito del Monopoli di Stato a ritirare qualche chilo di sigarette da portare al bar della moglie a Pradalunga cui dà una mano. E intanto, da ex muratore, sta ultimando la sua casa. «È la casa dei mie sogni» ci dice mentre ci fa vedere il video dello sponsor tecnico che gli offre abbigliamento e scarpe. Bosa ha anche altre ditte e fan che credono in lui, oltre ovviamente al gruppo cui è tesserato, il “Gruppo sportivo Orezzo”. Certo le energie non gli mancano. Ma cosa mangia uno sportivo come lui per correre a questi livelli? «Dipende dalla lunghezza della gara. Se sono corte ti devi affidare a delle barrette o prodotti simili perché i ritmi per chi vuol competere per vincere sono alti, per le lunghe distanze dove il ritmo è molto lento preferisco alimentarmi come a casa: pasta, riso, formaggio, frutta. E se ci sono la polenta e le costine, come mi è capitato nel rifugio Coda, non dico di no, ma senza esagerare. E le barrette me le tengo di scorta».

Bosatelli è un uragano di parole. Ricorda le sua gara a Ottaviano di 50 km dove si corre lungo il bordo del cratere del Vesuvio, alle Mauritius, gara di trail di 170 km ma il suo sogno è fare con la moglie Nadia il Cammino di Santiago e non solo. E per allenarsi sta facendo sempre a fianco della sua signora la “Via delle Grazie”, tra i monasteri della bergamasca, a tappe. Intanto ha trovato un altro sponsor “Moovin” (vedi Bergamo Salute n.50) di cui è testimonial e che lo accompagnerà a settembre al “Tor de Géants”. Per lui la montagna è magica. «Un mondo che con le sue bellezze ti riempie di gioia, soprattutto nelle notti stellate» dice. «Mi fermo a guardare le stelle e provo una stupenda meraviglia, un senso di pace che ti fa passare tutta la stanchezza e una grande serenità».  

A cura di Lucio Buonanno

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