Tecnico audioprotesista. Una figura in ascesa

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Il tecnico audioprotesista è oggi un profilo professionale ad altissimo tasso di occupazione: secondo i dati del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) l‘83% dei laureati trova lavoro entro un anno dalla laurea. Alla base di questa crescita del settore, l’invecchiamento della popolazione e la crescita dei problemi legati all’ipoacusia (ovvero abbassamento dell’udito) nei paesi industrializzati, insieme all’avanzamento tecnologico degli apparecchi acustici. «Nel nostro Paese esiste ancora troppo imbarazzo ad ammettere di avere un problema di udito e ricorrere all’uso di un apparecchio acustico. Su sette milioni di italiani con deficit uditivi solo un milione utilizza specifici apparecchi. Le visite di controllo sono insufficienti e non c’è una buona conoscenza della figura dell’audioprotesista, l’unico professionista sanitario abilitato a fornire, adattare e controllare apparecchi acustici. È importante intervenire ai primi sintomi d’ipoacusia per evitare che i deficit peggiorino» avverte Roberto Ghiozzi, tecnico audioprotesista.

Quali sono le mansioni del tecnico audioprotesista?
È il professionista sanitario che si occupa della fornitura, adattamento e controllo dei presidi protesici per la prevenzione e correzione dei deficit uditivi. L’attività di questa figura professionale comprende l’applicazione dei presidi protesici mediante il rilievo dell’impronta del condotto uditivo esterno, la costruzione e l’applicazione delle chiocciole o di altri sistemi di accoppiamento acustico e la somministrazione di prove di valutazione protesica. L’attività viene svolta con autonomia e responsabilità nel rispetto delle attribuzioni e delle competenze diagnostico-terapeutiche del medico.

Qual è il percorso formativo attuale?
È previsto un corso di laurea triennale in Tecniche Audioprotesiche presso uno degli Atenei presenti sul territorio nazionale. I più vicini a Bergamo sono Brescia e Milano. La prova finale della laurea in Tecniche Audioprotesiche ha valore di Esame di Stato abilitante all’esercizio della professione. La formazione prevede il superamento degli esami previsti dall’Ordinamento Didattico a cui si aggiunge un tirocinio obbligatorio articolato sui tre anni. La professione può essere esercitata da chi è iscritto all’albo della professione sanitaria di tecnico audioprotesista (ANAP). Dopo la laurea triennale è possibile proseguire gli studi con il Corso di Laurea Magistrale delle Professioni Sanitarie Tecnico Diagnostiche o con Master di I o II livello. Come le altre professioni sanitarie è inserito all’interno del programma di Formazione Continua in Medicina (ECM) che definisce l’obbligo di aggiornamento professionale post-laurea.

Qualcuno confonde questa professione con quella del tecnico audiometrista, in che cosa si differenziano?
Il tecnico audiometrista, anch’esso formato con una laurea triennale, s’interessa esclusivamente degli esami audiometrici e non della protesizzazione (cioè della scelta, regolazione e applicazione della protesi).

Qual era invece il percorso in precedenza?
Prima della creazione del corso di laurea esistevano corsi sponsorizzati dall’Ana (Associazione Nazionale Audioprotesisti) e la formazione veniva spesso completata da corsi specifici organizzati dai maggiori produttori di apparecchi acustici.

In quali contesti può lavorare? 
Fondamentalmente esistono due sbocchi lavorativi, il primo dei quali molto più diffuso del secondo. 
- Centri di applicazione audioprotesica - L’audioprotesista lavora sempre su prescrizione medica, in piena autonomia curando tutti gli aspetti dell’applicazione audioprotesica. Il professionista che lavora in uno studio privato o in una piccola catena in genere gestisce tutto il processo di protesizzazione mentre all’interno di grandi catene, multinazionali, segue indicazioni operative generali della struttura. Queste catene sono spesso sede di tirocinio clinico e lo sbocco professionale più accessibile per i neolaureati. Maturando esperienza sul campo l’autonomia nello svolgimento dell’attività lavorativa si potenzia, il giovane può essere in grado di prendere in carico il paziente ipoacusico nel suo complesso e quindi gestire in toto le attività di un centro audioprotesico.
- Strutture sanitarie pubbliche o private - In questo contesto l’audioprotesista lavora alle dirette dipendenze del medico (otorinolarigoiatra/audiologo) con un ruolo di completamento nell’ambito del servizio offerto dalla struttura al paziente ipoacusico.

Nonostante gli enormi progressi tecnologici nel campo delle protesi acustiche questa professione continua a richiedere una grande attenzione “umana”...
Certamente, l’audioprotesista deve essere attento a non trasmettere false speranze ma suggerire l’apparecchio più idoneo, anche sulla base dello stile di vita dell’utente, considerandolo come individuo unico, con tutto il bagaglio di esperienze e sensazioni che lo contraddistinguono. Non basta padroneggiare gli aspetti tecnici ma è necessario essere in grado d’instaurare con la persona un rapporto di fiducia. Giunti alla scelta e alla personalizzazione del dispositivo più adatto segue una fase di adattamento della persona ipoacusica che dura mesi. Per questa fase non esiste un numero di sedute o un periodo di tempo standardizzato e sta alla sensibilità del professionista scegliere il percorso necessario a ogni paziente.

a cura di Lella Fonseca