Gli ossiuri o i “vermetti dei bambini”: conoscere per prevenire

scuola materna


È infezione molto comune in età prescolare e scolare. Le stime dicono che riguardi oltre il 25% dei bambini che frequentano asili e scuole. Parliamo dell’ossuriasi, causata dai cosiddetti vermetti dei bambini, il cui sintomo più evidente è un intenso prurito al sederino che si acuisce durante la notte. Come curarla? E soprattutto come prevenirla ed evitare il contagio? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Carmen Tereanu, Risk Manager ATS Bergamo e responsabile del progetto “Amico”.

Dottoressa Tereanu, cosa sono i vermetti dei bambini?
Chiamati anche ossiuri, questi parassiti vermiformi, bianchi e sottili, provocano la malattia chiamata appunto ossiuriasi, di cui si sente parlare ogni tanto nelle comunità scolastiche. Sono dei parassiti in quanto vivono all’interno di un organismo ospite, a spese di quest’ultimo. Di solito l’organo in cui sono ospitati è l’intestino.

Quanto sono diffusi?
Sono davvero molto diffusi nell’ambiente. L’ossiuriasi può interessare chiunque, a prescindere dall’età e dallo status socio-economico. È però più frequente nei bambini in età pre-scolare e scolare.

Come ci si infetta?
Infettarsi è abbastanza facile, soprattutto quando non sono osservate le regole più comuni relative all’igiene individuale. La fonte di contagio è rappresentata dalle persone affette da ossiuriasi e il contagio avviene per trasmissione oro-fecale. Il parassita si localizza solitamente nel tratto tra colon e ano. La femmina produce circa 10.000 uova e nelle ore notturne migra verso l’orifizio anale, deposita le uova e muore. Le larve che nascono dalla schiusa possono risalire fino al colon oppure, a causa del forte prurito, che provocano, il bambino può grattarsi, contaminare le mani e portarle involontariamente alla bocca reinfettandosi. Le uova microscopiche si depositano anche sulla biancheria intima, vestiti, asciugamani, coperte, lenzuola, e tappeti. Attraverso le mani contaminate, le uova di ossiuri possono depositarsi sui vari oggetti toccati, come ad esempio i giocattoli. Infine, può anche succedere che le uova microscopiche siano disperse nell’aria, mentre ad esempio si scuote un tappeto o un lenzuolo. In questo modo possono essere respirate e successivamente ingoiate. Ecco perché non ci si deve stupire riguardo alla frequenza piuttosto alta di questa malattia.

Quando dovremmo sospettare la presenza di ossiuriasi?
Se il bambino si gratta frequentemente la regione anale o vulvare vi è un’altissima probabilità che ci si trovi davanti a una possibile infezione parassitaria. Il prurito locale è il principale sintomo di ossiuriasi ed è causato da una sostanza prodotta dalla femmina del parassita mentre deposita le uova fuori dall’ano. A volte per l’intenso prurito si determinano delle lesioni cutanee con possibili sovra-infezioni batteriche. Alcuni bambini possono lamentare anche mal di pancia, diarrea oppure manifestare sintomi come irritabilità e/o insonnia. Le mamme possono accorgersi anche di una progressiva perdita d’appetito.

Come si ha la certezza che si tratti di ossiuriasi?
Esaminando, preferibilmente al mattino, le pliche (pieghe) anali del proprio bambino, oppure le feci, alcune volte è possibile vedere il parassita (piccoli e mobili filamenti biancastri), a occhio nudo. La presenza delle uova nelle feci è dimostrabile attraverso l’esame parassitologico delle feci. Su indicazione sempre del pediatra si può ricorrere a un test molto semplice, lo scotch test: si tratta di un nastro adesivo trasparente da applicare sull’apertura anale; le uova, e a volte anche gli stessi parassiti, vi aderiscono e dopo applicazione del nastro sul vetrino si possono osservare al microscopio. Questa ricerca va eseguita al mattino, appena il bambino è sveglio e prima di lavargli il sedere. Lo scotch va staccato dopo circa cinque minuti e incollato su un vetrino. Va verificato che vi sia una buona aderenza al vetrino. L’operazione va ripetuta per tre mattine; i vetrini, conservati a temperatura ambiente, vanno poi consegnati al laboratorio di analisi mediche.

Quanto dura il periodo di incubazione?
Una volta ingerite le uova, sono necessarie circa due-sei settimane per la conclusione del ciclo biologico che porta alla maturazione delle femmine capaci di deporre nuovamente le uova, nella regione perianale. Le uova risultano molto resistenti all’ambiente esterno e possono restare vitali (e quindi infettive) fino a tre settimane. Sopravvivono a lungo a basse temperature, ma non tollerano quelle alte.

Quando si è contagiosi?
Il periodo di contagiosità corrisponde al periodo di deposizione delle uova in regione perianale.

Qual è la cura?
Il trattamento antiparassitario prevede la somministrazione di farmaci per via orale in dose unica e da ripetersi dopo due settimane (deve agire sia sul parassita che sulle uova). Per aumentare l’efficacia del trattamento è bene che il pediatra, che lo prescrive al bambino, lo consigli anche a tutti i conviventi e deve essere assunto negli stessi giorni in cui lo prende il bambino infetto.

Le regole igieniche per ridurre il contagio

La normativa vigente relativa alla segnalazione delle malattie infettive (D.M. 15-12-1990) prevede che, ogni qual volta si verifichi un caso, il Medico che ne fa la diagnosi è tenuto a segnalarlo all’ATS in modo che gli Operatori Sanitari possano condurre un’inchiesta epidemiologica approfondita e fornire indicazioni sulle misure d’igiene da adottare, utili al fine di favorire la guarigione e impedire la diffusione della malattia nella collettività scolastica frequentata, oltre che cercare di evitare una forma di recidiva nello stesso bambino. Il Personale Scolastico ha un ruolo molto importante nella verifica dell’osservanza delle regole di igiene durante l’orario scolastico. Quando all’ATS giunge una segnalazione di un caso di ossiuriasi a carico di un bambino che frequenta una collettività scolastica, gli operatori sanitari del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria, con la collaborazione del Dirigente Scolastico, distribuiscono, sia al personale scolastico sia alle famiglie degli alunni interessati, una nota informativa attraverso cui si forniscono alcune indicazioni utili sulla malattia, su come riconoscerla e sulla sua prevenzione. Per il bambino affetto da ossiuriasi non è previsto, perché non ritenuto necessario, l’allontanamento dalla frequenza scolastica o da altre collettività.

Tra le misure igieniche che è importante adottare ci sono:
> lavare la biancheria intima, gli effetti letterecci e gli asciugamani a una temperatura pari almeno ai 60°C;
> non scuotere le lenzuola prima del lavaggio ma avvolgerle in se stesse accuratamente per evitare che le uova possano disperdersi nell’ambiente;
> pulire scrupolosamente le superfici che possono essere state contaminate;
> lavare frequentemente le mani soprattutto dopo l’uso dei servizi igienici, prima di mangiare o maneggiare il cibo;
> sostituire giocattoli che non possono essere lavati ad alte temperature, come alternativa efficace quando si riscontrano casi con recidive frequenti.

a cura DI ATS BERGAMO
con la collaborazione della dott.ssa Carmen Tereanu
Risk Manager ATS Bergamo
Responsabile del progetto “Amico”