Influenza 2018-2019. Cosa ci aspetta

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«La stagione influenzale che ci aspettiamo a oggi dovrebbe essere di intensità media ma con non meno di 5.000.000 di casi. Con l’influenza, però, non bisogna mai abbassare la guardia. Quanto successo lo scorso anno ce l’ha ricordato chiaramente: ci aspettavamo una stagione nella norma e, invece, quella 2017/2018 è stata una delle stagioni più pesanti degli ultimi anni, con il numero record di 8,5 milioni di casi solo in Italia. Una lezione che non dobbiamo dimenticare. Molto dipenderà anche dal meteo: se quest’inverno dovesse essere più lungo e freddo sicuramente si avranno molti più pazienti influenzati». Chi parla è il professor Fabrizio Pregliasco, Virologo e Ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario IRCCS Galeazzi di Milano, uno dei massimi esperti italiani di virus e influenza.

Professor Pregliasco, quali sono i sintomi che ci fanno capire se si tratta di vera influenza o, invece, di sindromi parainfluenzali?
Sotto il termine “influenza” si raggruppano diverse forme infettive dovute a molti virus, che solitamente circolano da dicembre a marzo. Tecnicamente si può parlare di influenza solo se, mediante un tampone faringeo, si isola il virus in laboratorio, ma questo lo si fa molto raramente e solo a fini epidemiologici. A fini pratici, salvo qualche variazione per i bimbi più piccoli e gli anziani dove la febbre non sempre è elevata, si può parlare di influenza solo se ci sono tre condizioni presenti contemporaneamente:
> febbre elevata > 38° a insorgenza brusca
> sintomi sistemici: dolori muscolari/articolari;
> sintomi respiratori: tosse, naso che cola, congestione/secrezione nasale, mal di gola.
In tutti gli altri casi si parla di infezioni respiratorie acute o sindromi parainfluenzali, come ad esempio il raffreddore, dove i sintomi principali sono il naso otturato e gli starnuti frequenti.

Come bisogna comportarsi in caso di contagio? Quali farmaci e rimedi possono essere utili per attenuare i sintomi?
In caso di contagio, il consiglio migliore è quello di riposare e di utilizzare, dove necessario, farmaci di automedicazione, che sono il pilastro principale nel trattamento delle sindromi influenzali e parainfluenzali. È fondamentale che l’automedicazione sia responsabile, ovvero l’uso dei farmaci senza obbligo di ricetta deve servire a stare meglio e cioè ad attenuare i sintomi senza azzerarli, seguendo, quindi, l’andamento della malattia e consultando il medico, se le cose non migliorano o peggiorano, dopo quattro–cinque giorni. Tra i farmaci di automedicazione più utilizzati sono disponibili ad esempio: antistaminici, contro gocciolamento nasale, starnuti, congiuntivite; vasocostrittori (contenuti negli spray nasali) contro il naso chiuso; collutori o pastiglie anticongestionanti o antisettici contro il mal di gola; sedativi, fluidificanti e mucolitici contro la tosse; antinfiammatori (antidolorifici e antipiretici) contro dolori e febbre. Molto utili sono anche quei farmaci che combinano più principi attivi.

Quando, invece, è necessario assumere gli antibiotici?
Nella classica influenza gli antibiotici sono inutili e non vanno assolutamente impiegati; anzi il loro uso può rivelarsi addirittura dannoso per la possibilità di determinare un’alterazione della flora batterica delle prime vie respiratorie, con conseguente eventualità di favorire una superinfezione da parte di un microrganismo resistente. Gli antibiotici trovano, invece, indicazione nelle complicanze batteriche broncopolmonari e devono essere utilizzati solo dopo aver effettuato una visita medica, quando i sintomi dell’influenza non passano con i farmaci di automedicazione oppure se, dopo un’apparente guarigione, si manifesta un ritorno di febbre e tosse produttiva.

Quali sono le categorie di persone che devono prestare particolare attenzione a non ammalarsi?
I bambini molto piccoli, i grandi anziani, gli immunodepressi e coloro che sono affetti da patologie croniche sono le persone che possono sviluppare più frequentemente delle complicanze, anche gravi. Per questo si deve porre una particolare attenzione da parte del medico per un controllo clinico più stretto. In particolare, i cosiddetti pazienti ad alto rischio di sviluppare delle complicanze possono giovare di interventi più mirati (farmaci antivirali) nel momento di una diagnosi di influenza.

Quando è necessario ricorrere al vaccino?
Il vaccino è una fondamentale opportunità e, in alcuni casi, un salvavita per i soggetti a rischio; ovvero tutti i malati con patologie respiratorie e cardiache di qualsiasi età. Ma è anche, per tutti, un’opportunità di riduzione dell’assenteismo scuola/lavoro e del rischio di contagiare soggetti fragili della propria famiglia. Ovviamente, il vaccino non protegge da tutte le forme non dovute a virus influenzali: questo significa che la possibilità di prendere l’influenza non è eliminata ma, in caso di malattia, i sintomi sarebbero attenuati. Quindi il vaccino può essere considerato come un’assicurazione contro le complicanze dell’influenza ma, non avendo efficacia contro i virus parainfluenzali, il ricorso ai farmaci di automedicazione resta complementare e di fondamentale importanza per meglio gestire anche i sintomi associati a queste diverse infezioni. In conclusione, è bene prevenire l’influenza e agire in anticipo, iniziando a pensare da subito alla vaccinazione che è partita come ogni anno a ottobre. La nuova composizione vaccinale 2018/2019 comprende:
> A/Michigan/45/2015 (H1N1) presente anche nel vaccino 2017-2018;
> A/Singapore/INFIMH-16-0019/2016 (H3N2) nuova variante;
> B/Colorado/06/2017; (lineaggio B/Victoria) nuova variante.
> L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda inoltre, nel caso dei vaccini quadrivalenti, l’inserimento del virus B/Phuket/3073/2013-like (lineaggio B/Yamagata), in aggiunta ai tre precedenti.
Il nuovo vaccino conterrà, dunque, due nuove varianti antigeniche: una di tipo A, sottotipo H3N2 (A/Singapore/INFIMH-16-0019/2016), che sostituirà il ceppo A/Hong Kong/4801/2014 ed una di tipo B (B/Colorado/06/2017-lineaggio Victoria) che sostituirà il ceppo B/Brisbane/60/2008.

LA CAMPAGNA VACCINALE
La campagna di vaccinazione regionale, partita i primi di novembre, prevede la somministrazione gratuita del vaccino ai soggetti più esposti al contagio: donne e uomini dai 65 anni in su, future mamme al secondo e terzo mese di gravidanza, bambini e adulti da 6 mesi a 65 anni con patologie croniche, operatori di servizi pubblici, forze di polizia e vigili del fuoco, veterinari e donatori di sangue. Il vaccino è disponibile presso i centri vaccinali delle Asst di riferimento per bambini e adulti di età inferiore a 65 anni. Gli assistiti dai 65 anni in su possono rivolgersi direttamente al proprio medico di famiglia.

A cura di Elena buonanno
con la collaborazione del Prof. FABRIZIO PREGLIASCO
Virologo
Ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell’IRCCS Galeazzi (Mi)

 

 

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