Cistite in gravidanza come prevenirla e curarla

cistite gravidanza


Necessità frequente di andare in bagno, minzione difficile e dolorosa, a volte febbre, nausea, vomito. Sono i sintomi della cistite, infezione caratterizzata dalla presenza di batteri nella vescica (cistite), nell’uretra o a livello renale (pielonefrite), molto comune in gravidanza, con un’incidenza stimata tra il 2% e il 10%. Cosa fare per limitare i fastidi e risolvere questo fastidioso problema? Ci possono essere rischi, se trascurata, per mamma e bambino? È possibile prevenirla? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Chiara Marra, ginecologa.

Dottoressa Marra, perché la gravidanza è un periodo così delicato per la comparsa della cistite?
Durante la gravidanza la cistite è l’infezione batterica più frequente, a causa di cambiamenti ormonali e anatomici che la favoriscono. A circa sette settimane di gestazione, gli ureteri (condotti che collegano i reni alla vescica) iniziano a dilatarsi a causa del rilassamento della muscolatura liscia dovuto al progesterone. Più tardi, a 22-26 settimane, l’utero esercita una compressione meccanica sugli ureteri (in particolare sul destro) provocando una dilatazione dei bacinetti renali (prima porzione delle vie urinarie), e talvolta dolore al fianco. Inoltre in gravidanza si assiste a un aumento del volume plasmatico (aumento di una parte del sangue in circolo) che porta a riduzione della concentrazione delle urine e aumenta la quantità di urina in vescica. Tutti questi fattori concorrono alla stasi di urina e promuovono il reflusso di questa dalla vescica agli ureteri. In più cambia il pH urinario e con maggiore facilità si concentrano zuccheri e aminoacidi che facilitano la crescita dei batteri. In generale, invece, i fattori predisponenti per le infezioni delle vie urinarie sono: aver sofferto di cistiti anche prima della gravidanza, anomalie anatomiche e funzionali (utile sempre eseguire una ecografia dell’apparato urinario in caso di infezioni ricorrenti), diabete mellito, aumento della frequenza di rapporti sessuali (favoriscono il passaggio dei batteri in vagina e uretra), cattiva funzionalità intestinale, scarsa igiene. In presenza di cistiti ricorrenti post-coitali è bene anche eseguire una valutazione del pavimento pelvico, poiché un ipertono (eccessiva contrazione) della muscolatura può portare a questo tipo di problemi.

Quali sono i sintomi più frequenti?
Le infezioni delle vie urinarie possono essere sintomatiche, cioè accompagnate da sintomi come bruciore, dolore alla minzione, bisogno di andare spesso a urinare e senso di peso sovrapubico, oppure asintomatiche, cioè sono presenti batteri in vescica ma non si hanno disturbi. Non tutti i sintomi devono essere presenti contemporaneamente: talvolta l’unico sintomo può essere la necessità di urinare di frequente.

Come distinguere questo sintomo dal normale bisogno presente in gravidanza di svuotare più spesso la vescica?
Quando il bisogno di urinare è impellente anche per piccole quantità di urina in vescica si deve accendere un campanello di allarme. Le infezioni asintomatiche (fino al 15% delle gravidanze) sono più frequenti delle sintomatiche (1-2%) e, seppur non diano disturbi, vanno comunque adeguatamente trattate, poiché nel 20-40% dei casi progrediscono a cistite acuta e pielonefrite (cioè infezione del rene, con febbre, dolore lombare, nausea e vomito).

Qual è la cura?
La terapia delle infezioni delle vie urinarie prevede l’impiego dell’antibiotico. Le linee guida internazionali non raccomandano l’uso degli antibiotici nelle infezioni asintomatiche vescicali dell’adulto, a eccezione della gravidanza: in questo caso la terapia è doverosa.

Perché è importante trattare le infezioni anche asintomatiche in gravidanza?
Le infezioni delle vie urinarie sono fortemente associate al parto prematuro. La cascata infiammatoria dovuta all’infezione promuove la contrazione dell’utero, la dilatazione della cervice uterina e la rottura prematura delle membrane (acque). L’infezione delle vie urinarie può portare a rallentamento della crescita fetale, cioè il feto non riuscirebbe a raggiungere il peso ideale e geneticamente determinato per lui. Alcuni studi correlano le infezioni delle vie urinarie con un aumentato rischio di preclampsia, una particolare sindrome della gravidanza caratterizzata da ipertensione arteriosa e presenza di proteine nelle urine. L’argomento delle infezioni urinarie in gravidanza è sicuramente delicato, poiché da una parte è importante trattarle adeguatamente a fronte dei rischi a cui sono associate, dall’altra non bisogna sottovalutare il rischio dell’antibiotico resistenza. L’uso eccessivo di antibiotici porta nel tempo a una loro inefficacia, che potrebbe essere passata anche al neonato durante la nascita. Inoltre in gravidanza la scelta dell’antibiotico è limitata, a causa degli effetti di alcuni farmaci sul feto. Per questi motivi sono stati studiati altri metodi per cercare di prevenire e far fronte alle infezioni delle vie urinarie in gravidanza (vedi box/colonna).

Le infezioni delle vie urinarie sono più comuni nelle donne perché l’uretra è più corta e più vicina all’ano, rispetto all’uomo.Questa condizione rende più facile la risalita dei batteri intestinali alla vescica”


La colpa? Nella maggior parte dei casi è dell’Escherichia coli
Nell’86% dei casi il batterio responsabile è l’Escherichia coli, di origine intestinale. Altri batteri coinvolti sono: Staphylococco saprophyticus, Klebsiella spp, Enterobacter spp, Proteus spp, Streptococco gruppo B, etc. La presenza di questi microrganismi in carica maggiore di 100.000 unità formanti colonie fa porre diagnosi d’infezione delle vie urinarie e necessita di trattamento. Una menzione particolare va riservata allo Streptococco di gruppo B, che va trattato con terapia antibiotica anche a cariche inferiori (1000 cfu/ml), poiché è comunemente associato con trasmissione verticale dell’infezione da mamma a bambino al momento del parto (se presente in vescica, vagina o retto).

La prevenzione passa da qui…
> Norme igieniche: per ridurre l’incidenza delle cistiti è utile svuotare la vescica e lavare l’area genitale (dall’avanti al dietro) dopo i rapporti sessuali; bere in modo uniforme e adeguato durante la giornata.
> Succo di mirtillo: aiuta a ridurre del 40-70% gli episodi di cistite; bisognerebbe berne almeno 250 ml al giorno oppure utilizzare integratori più concentrati.
> Vitamina C: secondo alcuni studi riduce le infezioni del 50%.
> Probiotici: la tipica credenza che il tratto urinario fosse sterile è stata recentemente messa in discussione dalla scoperta del microbiota urinario nella donna. Il termine micro-biota si riferisce a tutti i microorganismi che vivono nella vescica fisiologicamente. I batteri normali commensali nella vescica sono diversi (o comunque in concentrazione differente) rispetto a quelli che causano infezioni e garantiscono un certo stato di buona salute. L’argomento andrà certamente studiato in modo approfondito in futuro, soprattutto perché apre la possibilità a una terapia basata sull’assunzione di probiotici (fermenti lattici) che lavorerebbero “per competizione” nello scalzare i batteri non graditi. In presenza d’infezioni urinarie, ricorrenti o meno, è comunque sempre bene chiedersi come sono la digestione e la funzionalità intestinale, visto che i batteri che sostengono le cistiti sono proprio di provenienza intestinale. È quindi importante correggere la dieta riducendo alimenti che possono alterare la flora batterica e infiammare la vescica, come zuccheri raffinati, latticini, pomodori, tè, caffè, pepe, insaccati.

a cura DI GIULIA SAMMARCO
con la collaborazione della dott. ssa Chiara Marra
Specialista in Ostetricia e Ginecologia Direttore Sanitario CasaMedica Bergamo

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