Aiuto! Ho il cuore in gola

fibrillazione atriale

Potrebbe essere fibrillazione atriale, alterazione del ritmo cardiaco che può favorire la comparsa di trombi e coaguli. Si manifesta, il più delle volte, con la sensazione di avere “il cuore in gola”. Interessa l'1-2% della popolazione (6 milioni di pazienti in Europa e circa 600mila in Italia), ovvero più di 1 italiano su 100. Numeri destinati ad aumentare nei prossimi anni per il progressivo allungamento della vita (al di sopra degli 80 anni può avere un incidenza del 10%). È la fibrillazione atriale, condizione più frequente negli uomini che nelle donne, spesso sottovalutata, nonostante possa favorire ictus, trombosi e infarti.

Quando il battito è irregolare
Si definisce fibrillazione atriale (FA) un battito cardiaco irregolare e spesso accelerato che origina nelle camere cardiache superiori, i cosiddetti atri, impedendo loro di funzionare correttamente. In tali circostanze, gli atri non sono più in grado di espellere tutto il sangue, che rimarrà in parte all'interno delle camere con il rischio di formazione di coaguli. In genere la FA si manifesta con palpitazioni, ossia sensazioni di cuore in gola, battito cardiaco irregolare o anomalo o tuffo al cuore, debolezza, difficoltà respiratorie, dolore al torace. In alcuni casi però può essere del tutto asintomatica e il suo riscontro casuale.

Attenzione a fumo e ipertensione
Le cause di fibrillazione atriale sono molteplici e includono difetti delle valvole cardiache, difetti cardiaci congeniti, enfisema o altre pneumopatie, esposizione a sostanze stimolanti, quali ad esempio farmaci, caffeina, tabacco, o consumo di alcool, insufficienza cardiaca; cardiopatia ischemica; ipertensione; ipertiroidismo o altri squilibri metabolici; un precedente intervento di cardiochirurgia; malattia del nodo del seno (quando il pacemaker naturale del cuore smette di funzionare correttamente), apnea notturna, stress dovuto a polmonite, intervento chirurgico o altra malattia; infezioni virali. Esistono poi dei fattori di rischio che possono favorirne la comparsa o peggiorare la condizione. Oltre alle cause sopraelencate, il fattore di rischio più importante per le aritmie è l’età, che evidentemente non si può cambiare. Invece, uno stile di vita sano può diminuire il rischio di sviluppare disturbi del ritmo cardiaco. Si devono evitare i fattori che possono favorire la malattia come l’alcool e il fumo (entrambi stimolanti che fanno battere più rapidamente il cuore) e cercare di mantenere un peso il più vicino possibile al proprio peso forma.

La terapia: elettrica o Farmacologica, anche se non sempre serve
Ci sono diverse soluzioni che possono aiutare a risolvere il problema. Nel soggetto sano in realtà il ripristino del ritmo sinusale (cardioversione) avviene spontaneamente nel 60% dei casi circa, nelle prime 12-24 ore dopo l'episodio acuto. Se ciò non avviene, il medico sceglierà tra due strategie terapeutiche: il controllo del ritmo o il controllo della frequenza. Con la strategia del controllo del ritmo si vuol far tornare il paziente al ritmo normale. A questo scopo si interviene con la cosiddetta cardioversione. La cardioversione può essere elettrica, attraverso la procedura di defibrillazione, un intervento molto rapido che in genere non richiede il ricovero (sono sufficienti alcune ore) e risolve più del 90% dei casi di fibrillazione atriale. L'altro tipo dì cardioversione è farmacologica, con la somministrazione di medicinali anti-aritmici. In alternativa ai farmaci c’è l’ablazione, un intervento con il quale si vanno a distruggere le zone del cuore dove nasce e si sostiene l'aritmia. La procedura è quasi sempre transcatetere (con catetere inserito dalla vena femorale) ed è efficace in circa il 70% dei casi in centri qualificati dove queste procedure vengono routinariamente effettuate. Il controllo della frequenza, invece, si può ottenere con farmaci che evitino al cuore di battere troppo veloce. Inoltre andrà affiancata la terapia anticoagulante, utile a evitare la formazione di trombi, i coaguli di sangue che nel peggiore dei casi sono responsabili degli ictus cerebrali. È molto importante ricordare che da pochi anni sono stati approvati dei nuovi farmaci anticoagulanti (NAO), che non necessitano più dei controlli ematologici, cioè il prelievo del sangue periodico dell'INR (l'indice di scoagulazione del sangue). Sono sicuri ed efficaci almeno quanto gli anticoagulanti tradizionali e sono prescrivibili solo da alcune tipologie di specialisti, tramite SSN, esclusivamente previa compilazione del Piano Terapeutico. Inoltre va sempre ricercata la possibile causa a monte della fibrillazione o intervenire sui fattori predisponenti.

La fibrillazione atriale moltiplica  per 5 il rischio di ictus cerebrale

LA DIAGNOSI
Può rivelarsi difficile in quanto la fibrillazione atriale è un evento imprevedibile e i sintomi non sono sempre evidenti. Strumento necessario per la diagnosi è l'ECG (elettrocardiogramma). Fatta la diagnosi è importante eseguire un ecocardio colordoppler per verificare la presenza o assenza di cardiopatie strutturali.

a cura della dott. PAOLO PECI
Responsabile Unità Cardiologia e Unità Coronarica
- Policlinico San Pietro Ponte San Pietro -