Riconoscere la lingua dei segni, il primo passo per una vera integrazione dei sordi

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«L'Italia è uno dei pochi Paesi che ad oggi non ha ancora riconosciuto la Lingua dei Segni, benché la sua promozione sia auspicata dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità che il nostro Paese ha sottoscritto. Un suo riconoscimento darebbe ai sordi maggiori servizi accessibili garantiti dalle Istituzioni pubbliche e non». Chi parla è Stefano Zanoletti, presidente dell'ENS (Ente Nazionale Sordi) provinciale di Bergamo, che fa parte dell'ENS nazionale e con quest'ultimo promuove iniziative per favorire l'integrazione delle persone sorde nella società, la loro crescita, autonomia e piena realizzazione in tutti i campi, scolastico, lavorativo, personale.

«La sordità è ancora una realtà sconosciuta» continua il presidente. «Il principale obbiettivo di tutte le nostre iniziative perciò è darle visibilità, affinché si abbattano i pregiudizi per la costruzione di una società più equa. In particolare con il circolo ricreativo organizziamo gite, seminari, giornate associative, iniziative sportive, incontri formativi resi accessibili attraverso la traduzione di un interprete di Lingua dei Segni Italiana (LIS). Inoltre sosteniamo progetti per rendere effettivo e idoneo l'inserimento lavorativo nelle aziende e per rendere possibile l'accessibilità dei servizi alle persone sorde: corsi di informazione e sensibilizzazione per il personale sanitario e amministrativo dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (destinato a diventare progetto-pilota a livello nazionale), servizi per la chiamata d'emergenza in collaborazione con la Questura, collaborazioni con la Croce Rossa Italiana e ovviamente assistenza e tutela, sportelli informativi INPS e inserimento lavorativo, tradotti in Lingua dei Segni. Ad oggi, infatti, la traduzione in tempo reale in LIS è la sola reale garanzia di accessibilità e partecipazione». Una garanzia ancora troppo spesso negata. «Basti pensare a tutti i servizi di prenotazione di esami e visite mediche, per restare in ambito sanitario, a cui si accede telefonando, azione che una persona sorda deve delegare ad altri perdendo così il diritto a esercitare un'autonomia e a tutelare la propria privacy. Lo stesso accade, con rischi evidenti, per i numeri telefonici di emergenza. Si tratterebbe semplicemente di fornire alternative testuali, visibili e leggibili su display, alle informazioni trasmesse con gli altoparlanti negli uffici pubblici, nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti, negli ospedali e negli ambulatori. A Bergamo, poi, manca ancora un'emittente locale pienamente accessibile attraverso il servizio di sottotitolazione: questo è uno degli obbiettivi che speriamo di raggiungere nel più breve tempo possibile». Tra le iniziative ci sono anche quelle nelle scuole e in ambito lavorativo. «Nelle scuole promuoviamo interventi educativi di sensibilizzazione e sosteniamo le famiglie udenti con figli sordi. Una nota positiva che caratterizza la nostra Provincia riguarda proprio il Servizio di Integrazione scolastica dei Disabili Sensoriali (SPIDIS), fiore all'occhiello nel garantire l'assistenza scolastica degli alunni sordi» conclude Zanoletti.

a cura di FRANCESCA DOGI

 

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