Comunicazione e comunità le parole chiave dell’attività di Casa Mia Verdello.
Entrare in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) significa accostarsi a una realtà fatta di fragilità, ma anche di straordinarie possibilità di incontro. In questo contesto, curare non significa solo assistere tecnicamente, ma accompagnare e riconoscere l’altro. Nonostante le pressioni sul sistema dei servizi e le difficoltà delle famiglie nell’orientarsi, la relazione resta il cuore pulsante della cura.

Comunicare per incontrarsi

Nella quotidianità di una RSA, comunicare significa creare un ponte. Con l’avanzare dell’età la memoria e il linguaggio possono farsi incerti; diventa quindi essenziale adattare il nostro stile: parlare con calma, usare frasi semplici, guardare negli occhi e, soprattutto, rispettare i tempi di risposta dell’anziano. Semplificare un messaggio (es. “Tra poco andiamo a fare ginnastica”) è un atto di rispetto che riduce l’ansia e trasmette sicurezza.

Quando le parole non bastano

Esistono momenti in cui il linguaggio verbale non è sufficiente. Entrano allora in gioco gli strumenti della comunicazione aumentativa:
> Immagini e calendari: rendono la routine prevedibile e rassicurante;
> Oggetti concreti: mostrare una tazza o una palla aiuta l’orientamento spaziale e temporale;
> Linguaggio del corpo: un sorriso o una mano sulla spalla comunicano spesso più di un lungo discorso.

Valorizzare “ciò che resta”

L’approccio della comunicazione capacitante ci insegna a non concentrarci sulle mancanze, ma a sostenere le competenze residue. È inutile, e spesso frustrante, correggere continuamente un anziano che dice qualcosa di inesatto. Se una persona esprime il desiderio di “andare a lavorare”, è più efficace accogliere l’emozione sottostante (“Il lavoro era importante per te, vero?”) piuttosto che imporre una realtà logica che ferisce. Spesso gli anziani non comunicano fatti, ma bisogni profondi di protezione e appartenenza.

Attività e presenza

La cura passa anche attraverso gesti semplici ma densi di significato: sfogliare foto, ascoltare musica, prendersi cura del sé o coinvolgere l’anziano in piccoli compiti manuali che ne rinforzino l’autostima. In questo, il silenzio non è un vuoto, ma una forma di ascolto attivo e vicinanza autentica.

Un impegno condiviso

Migliorare la qualità della vita in RSA è una responsabilità che appartiene a tutti: operatori, familiari, istituzioni e volontari. Questi ultimi rappresentano una risorsa preziosa, portando una dimensione di gratuità e leggerezza che arricchisce l’ambiente. In conclusione, la vera differenza non è fatta solo dalle tecniche, ma dalla qualità della presenza. Sentirsi visti e accolti è il bisogno primario di ogni essere umano. Incontrare davvero l’altro, giorno dopo giorno, è la forma di cura più potente che possiamo offrire.

Incontro con lo psicologo

Durante l’Open Day del 30 maggio alle ore 16:30, presso la struttura Casa Mia Verdello, si terrà un incontro a cura dello psicologo interno dedicato proprio alla relazione che cura. L’evento è aperto a tutti: familiari, caregiver e cittadini che desiderano comprendere meglio come sostenere i propri cari. 

Casa Mia Verdello
Via XXV Aprile, 9
Verdello (BG)
Tel 035 871.959
verdello@emeis.com

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