La Caritas di Bergamo aprirà nuovi spazi per le persone senza dimora mentre il numero di chi vive in strada continua a crescere. Il direttore don Roberto Trussardi: «Ormai siamo ai livelli di una metropoli».
Da anni rappresenta un luogo sicuro per riposarsi dalle grandi difficoltà del vivere in strada, dove si può trovare conforto materiale e spirituale e sostegno per ricostruire la propria vita. Oltre al Galgario, dormitorio per persone senza dimora che si trova in via del Galgario, la Caritas di Bergamo ha deciso di potenziare i propri servizi a sostegno degli ”invisibili del territori” creando due nuovi dormitori.
Una decisione presa a fronte della crescita del numero di persone che vivono in strada a Bergamo: «Un numero – sostiene don Roberto Trussardi, direttore della Caritas bergamasca – che è simile a quelli delle grandi metropoli».
Nel 2025 al dormitorio Galgario, coordinato da Massimo Zanini, hanno trovato ospitalità 610 persone, con una media di 65 persone a notte; i numeri aumentati del 20% rispetto al 2018. L’aumento del numero degli utenti ha interessato anche altri servizi come il “Punto sosta”, il centro diurno che, dal lunedì al sabato dalle 14 alle 17.30, presso il Galgario, accoglie tra le 60 e le 100 persone per offrire loro un momento di pausa dalla vita di strada e il servizio docce in via Conventino 8, l’unico a libero accesso della città di Bergamo, di cui fruisce una media di 40 persone al giorno.
L’inserimento al dormitorio Galgario avviene attraverso il Centro di primo ascolto della Caritas, lo sportello di prossimità del Comune di Bergamo e le Unità di strada, camper mobili che presidiano diversi punti della città. La filiera tra servizi consente una buona conoscenza delle persone che vivono in condizioni di marginalità che, sovente, si sono ritrovate in povertà per ragioni non così eccezionali: «La povertà può riguardare tutti» afferma ancora Don Roberto. «Dall’oggi al domani, a causa di un incidente di percorso - la perdita del lavoro, della casa, una separazione - ti può cambiare la vita».
Il dormitorio Galgario offre, oltre a un letto, un accompagnamento da 3 a 6 mesi, per ripensare la propria vita anche se non sempre l’esito dei percorsi è scontato o positivo. Ultimamente si sono verificate situazioni critiche dovute alla presenza in dormitorio di persone che hanno espresso con comportamenti aggressivi il loro disagio e malessere. Questi episodi e l’aumento dei numeri delle persone senza dimora hanno portato alla decisione di aprire in via Conventino 8, accanto al servizio docce, un piccolo dormitorio di 15 posti per uomini senza dimora maggiormente fragili e di età più avanzata; l’apertura è prevista per giugno. Nello stesso periodo aprirà, in via Maglio del Lotto a Bergamo, anche il nuovo dormitorio femminile da 14 posti che subentrerà all’attuale, per 9 donne, in via Palazzolo. Per le donne che vivono in strada è attivo da alcuni anni “Spazio Irene”, un centro diurno aperto il lunedì e il giovedì mattina dalle 9.30 alle 14.30, organizzato in Galgario con attività di cura di sé, gruppi di parola, laboratori e corsi di teatro.
L’incremento delle persone senza dimora ha comportato la crescita dei costi dei servizi: il solo dormitorio costa circa 490mila euro all’anno coperti parzialmente con un contributo del Comune di Bergamo di 175mila euro. «Il resto – evidenzia don Roberto – è sostenuto dalla Caritas ossia dalla generosità dei bergamaschi che si conferma sempre grande». Va sottolineato anche l’importante impegno di numerosi bergamaschi, circa 30, che lavorano come volontari al dormitorio Galgario: sono impegnati soprattutto nel “Galgabar”, un luogo di ristoro rivolto agli ospiti che, prima di fare una doccia o andare a dormire, possono consumare un thé o un caffè e scambiare due parole con gli altri: «I volontari – conclude
don Roberto – grazie al servizio che svolgono hanno potuto ascoltare le storie di molte persone senza dimora e comprendere meglio cosa li ha condotti in certe situazioni; hanno capito, quindi, quanto sia ingiusto e sbagliato giudicare». Ed è proprio per “abbattere muri” ed eliminare pregiudizi che, durante l’anno, vengono organizzate feste ed eventi aperti al pubblico affinché il Galgario non sia più percepito come un ghetto riservato ai poveri ma diventi sempre più un luogo di comunità che, di fronte alle difficoltà di alcuni suoi membri, non si gira dall’altra parte.
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