Le due facce dell’abusatore e il ciclo della violenza nella coppia.
Quando si viene a conoscenza di una situazione di violenza nella coppia, una delle domande più frequenti è: “Perché non lo lascia?”. È un interrogativo spontaneo, ma che rischia di spostare l’attenzione dalla complessità della relazione alla sola responsabilità della persona che subisce.

Nelle dinamiche di abuso, infatti, non ci si trova quasi mai di fronte a una violenza immediata o riconoscibile sin dall’inizio. Al contrario, la relazione può nascere in modo apparentemente positivo: il partner si mostra attento, presente, premuroso, capace di valorizzare l’altra persona e di farla sentire unica e speciale. Questa fase iniziale, spesso intensa e coinvolgente, contribuisce a rendere più difficile cogliere eventuali segnali di rischio. Il cambiamento, quando avviene, è graduale. Non si presenta come una rottura netta, ma come una progressiva trasformazione dei comportamenti e delle dinamiche relazionali.

Il ciclo della violenza

Per comprendere queste situazioni, la psicologa Lenore Walker ha descritto il cosiddetto ciclo della violenza, un modello che identifica tre fasi ricorrenti nelle relazioni abusive. La prima è la crescita della tensione. Il partner inizia a manifestare irritabilità, nervosismo, atteggiamenti di controllo, critiche o svalutazioni. La persona coinvolta percepisce il cambiamento e cerca di adattarsi, modificando il proprio comportamento per evitare conflitti. Si sviluppa spesso una condizione di costante allerta, in cui tutto viene calibrato per prevenire una possibile reazione negativa. Segue la fase dell’esplosione, in cui la tensione accumulata sfocia in episodi di violenza. Questi possono essere verbali, psicologici, economici o fisici, con comportamenti che vanno dalle minacce alle aggressioni di diversa intensità. In questa fase la persona che subisce si trova spesso in una condizione di forte vulnerabilità emotiva e psicologica, con una sensazione di blocco e impossibilità di reagire. La terza fase è quella della riconciliazione, spesso definita “luna di miele”. Il partner si mostra pentito, chiede scusa, promette cambiamenti e può assumere comportamenti affettuosi e rassicuranti. Questo momento contribuisce a rafforzare la speranza che la relazione possa migliorare, favorendo la permanenza all’interno della dinamica. Tuttavia, con il tempo, il ciclo tende a ripetersi, con fasi di tensione sempre più rapide e episodi di violenza progressivamente più intensi.

Le forme meno visibili della violenza

La violenza nelle relazioni non è solo fisica. Spesso assume forme meno evidenti ma altrettanto rilevanti, come la violenza psicologica ed economica. Il controllo costante, la svalutazione, l’isolamento progressivo, la limitazione delle relazioni sociali o l’erosione dell’autonomia personale rappresentano segnali importanti. Anche la violenza economica, meno riconosciuta ma molto diffusa, può manifestarsi attraverso il controllo delle risorse finanziarie, la gestione unilaterale del denaro o l’impedimento all’indipendenza lavorativa. In molti casi, questi comportamenti si inseriscono in modelli relazionali normalizzati, rendendo più difficile la loro identificazione. A ciò si aggiungono fattori culturali e stereotipi di genere che possono contribuire a interpretare in modo distorto comportamenti di controllo o gelosia, scambiandoli per attenzioni o forme di coinvolgimento affettivo.

Riconoscere per interrompere il ciclo

È importante superare l’idea che la violenza sia sempre legata a una patologia psichiatrica. Le evidenze mostrano come, nella maggior parte dei casi, i comportamenti abusanti si inseriscano in dinamiche relazionali e contestuali complesse, spesso precedute da segnali precoci come aumento del controllo, isolamento progressivo o difficoltà nella gestione delle emozioni. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dal cosiddetto “numero oscuro”, ovvero l’insieme delle situazioni di violenza che non vengono denunciate e che restano quindi invisibili alle statistiche ufficiali. In questo contesto, la consapevolezza assume un ruolo centrale. Riconoscere i segnali, comprendere le dinamiche del ciclo della violenza e sviluppare uno sguardo realistico sulla relazione sono passaggi fondamentali per interrompere l’escalation. Promuovere informazione, ascolto e accesso alle risorse di supporto significa contribuire alla costruzione di relazioni più sane, fondate sul rispetto reciproco, sull’autonomia e sulla libertà personale. 

A cura della Dott.ssa Sabrina Lucini
Psicologa Clinica, Psicologa giuridica forense, Psicodiagnosta Mindfit Clinic, Bergamo

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