Comprendere i disturbi di personalità e la loro influenza sui legami con gli altri.
Cappuccetto Rosso si ritrova sola nel bosco, la nonna è scomparsa e l’ha lasciata senza poter consolare i suoi bisogni, che assumono così le sembianze del lupo cattivo. La nonna, figura accogliente e accudente che avrebbe dovuto prendersi cura della bambina, diventa il lupo, feroce animale selvatico pronto a divorare Cappuccetto Rosso in un sol boccone. Questa è la metafora attraverso la quale Fairbairn, psicoanalista inglese, descrive la sensazione che provano i bambini quando vivono esperienze di deprivazione, che non identificano più il caregiver come oggetto rassicurante, ma ne fanno una rappresentazione inquietante, di divoratore pericoloso. Questa è la sensazione che si sperimenta nei confronti dell’Altro quando si ha un Disturbo Schizoide di Personalità.
Personalità e relazioni: schemi che si ripetono
I Disturbi di Personalità sono pattern abituali di comportamento e pensiero che compromettono il funzionamento individuale e sociale. Si tratta di modi di essere inflessibili e pervasivi, raggruppabili in tre “Cluster”. I media, i film e la letteratura si sono concentrati prevalentemente nella rappresentazione dei disturbi del Cluster B, che suonano familiari alle orecchie della maggior parte delle persone: si parla per esempio del Disturbo Borderline e del Disturbo Narcisistico di Personalità, ampiamente descritti da personaggi letterari e cinematografici. Una famosa interpretazione del Disturbo Borderline è opera di Winona Ryder nel film “Ragazze Interrotte” (1999), al fianco di Angelina Jolie che impersonifica il Disturbo Antisociale di Personalità, sempre appartenente allo stesso Cluster. Al giorno d’oggi pare inoltre che qualunque persona che non riesca a dimostrarsi emotivamente sintonizzata e disponibile con qualcuno venga classificata immediatamente come narcisista, una modalità superficiale di etichettamento che tiene poco conto della sofferenza reale che si può provare con una diagnosi di Disturbo Narcisistico. Il Disturbo Schizoide fa invece parte del Cluster A, decisamente meno oggetto di fascinazione ma non per questo meno interessante da un punto di vista clinico. Fanno parte di questo gruppo anche il Disturbo Paranoide e il Disturbo Schizotipico.
Diffidenza, isolamento e difficoltà a chiedere aiuto
Questi tre disturbi sono legati dalla presenza di comportamenti strani ed eccentrici, diffidenza nei confronti degli altri e tendenza all’isolamento. Queste diagnosi si collocano in uno spazio clinico nebuloso, i cui confini tendono a essere labili e sfumati, rendendole difficilmente differenziabili in maniera netta dai disturbi dello spettro della Schizofrenia, con i quali condividono diverse manifestazioni fenomenologiche nonché una consistente familiarità genetica. Si tratta inoltre di condizioni cliniche che tendono a essere difficilmente trattabili proprio a causa della diffidenza di fondo che le caratterizza: è molto difficile che sorga infatti una domanda terapeutica spontanea. Si rende fondamentale creare con questi pazienti uno spazio terapeutico percepito come sicuro e protetto, nel quale possano iniziare a costruire una narrazione coerente della propria identità e dei propri vissuti, senza il timore di essere aggrediti dall’Altro né esposti nelle proprie fragilità.
Tra controllo, evitamento e bisogno dell’Altro
Il Cluster C comprende invece quattro tipologie di personalità connotate da condotte di comportamento ansiose o inibite. Il Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità non va confuso con il Disturbo Ossessivo Compulsivo (OCD), che comprende tutta una serie di ossessioni che si tenta infruttuosamente di placare attraverso la messa in atto di rituali e comportamenti a scopo eliminatorio, le cosiddette compulsioni. Invece, il disturbo di personalità caratterizza persone preoccupate per l’ordine e per il perfezionismo estremo, con tendenze al controllo e sacrificio della sfera relazionale in favore del successo personale sul lavoro o negli studi. Si tratta di schemi di comportamento apparentemente favorevoli in una società fondata sul lavoro, ma se rigidamente applicati causano disagio e compromissione soprattutto nella sfera sociale. Nello stesso Cluster compaiono il Disturbo Evitante e il Disturbo Dipendente di Personalità. La personalità Evitante tende a precludersi l’esplorazione di nuovi orizzonti, è riluttante rispetto al prendere iniziativa in nuove attività e relazioni e preferisce permanere nella propria comfort zone: si ha la sensazione di non poter mai corrispondere al proprio standard interno, dunque è meglio non tentare neanche. D’altra parte, la personalità Dipendente non è in grado di agire nel mondo senza qualcuno che la consigli e la accompagni anche nelle cose più piccole. L’Altro diventa oracolo e fonte di certezza, si è disposti a qualunque cosa per assicurarsi la sua vicinanza, anche alla sottomissione. Spesso, la sottomissione cela una forte aggressività latente, dovuta alla sofferenza che si genera nel non potersi percepire come autosufficienti; tale aggressività talvolta viene diretta all’oggetto delle proprie rassicurazioni attraverso richieste insistenti di vicinanza e supporto.
L’importanza dell’empatia
I Disturbi di Personalità sono modi di essere, di muoversi nel mondo e di guardare all’Altro. Avvicinarsi ad essi come clinici comporta uno sforzo empatico di grande intensità e la possibilità di venire a contatto con una sofferenza travolgente. Si deve in qualche modo tentare di partecipare all’esperienza dei propri pazienti, di comprenderli autenticamente e stabilire una solida alleanza terapeutica, al fine di tentare insieme a loro di ammorbidire i propri schemi di funzionamento. È necessario provare a percorrere inizialmente il sentiero su cui camminano, offrendo però, al momento giusto, un’altra via.
A cura della Dott.ssa Vittoria Ravera
Psicologa
Gruppo Ginestra – Milano (MI)

