Percorsi, tecnologie e relazioni che sostengono i neonati più fragili e le loro famiglie. Intervista alla dott.ssa Chryssoula Tzialla, Direttrice della Patologia neonatale dell’ASST Papa Giovanni XXIII.
La gestione del neonato pretermine estremo richiede protocolli sempre più avanzati. Dott.ssa Tzialla, quali sono oggi gli aspetti clinici più critici e le innovazioni che stanno migliorando la sopravvivenza e la qualità di vita?
Gli aspetti più critici riguardano soprattutto la funzione respiratoria: il supporto ventilatorio è uno dei punti più delicati, perché questi bambini hanno polmoni molto piccoli e fragili. Negli ultimi anni è stato fatto un grande lavoro per sviluppare tecniche di ventilazione il più possibile “gentili”. Un altro fronte fondamentale è la neuroprotezione: si stanno studiando farmaci e integratori in grado di migliorare la funzionalità del sistema nervoso e ridurre i danni, favorendo uno sviluppo cerebrale adeguato. Anche l’ambiente ha un ruolo importante: grande attenzione viene posta alla gestione dei suoni, ai rumori, alla musicoterapia e alla presenza del genitore, che contribuisce al benessere neurologico del neonato.
Le malattie respiratorie neonatali sono una delle principali cause di accesso alla Terapia Intensiva Neonatale. Quali sono le strategie per supportare la funzione respiratoria nei primi giorni di vita?
Le difficoltà respiratorie sono quasi sempre legate alla tipologia del paziente: i prematuri estremi, soprattutto sotto il chilo e mezzo o nati prima delle 28 settimane, hanno una maturazione polmonare non ancora completa. Per questo la quasi totalità necessita, alla nascita, di un supporto respiratorio. Alcuni di questi problemi possono evolvere verso forme croniche, mentre più avanti, intorno alle 34 settimane, molti neonati iniziano a essere in grado di sostenere autonomamente la propria funzione respiratoria.
Le infezioni neonatali precoci e tardive restano una sfida complessa. Quali progressi stanno emergendo nella diagnosi tempestiva e nella prevenzione?
Le infezioni neonatali costituiscono un capitolo molto ampio. Quelle congenite - causate da virus contratti dalla madre durante la gravidanza - sono oggi meglio gestite grazie ai progressi della
diagnostica prenatale e a terapie somministrate alle donne gravide per prevenire lo sviluppo dell’infezione nel neonato. Le infezioni postnatali colpiscono soprattutto i prematuri, che sono più vulnerabili perché privi del passaggio degli anticorpi materni (che avviene nelle ultime settimane di gestazione) e perché necessitano di un’assistenza complessa con dispositivi che aumentano il rischio infettivo. Sul fronte diagnostico, la ricerca
è molto attiva nell’individuazione di nuovi biomarcatori e molecole in grado di distinguere tempestivamente un neonato infetto da uno non infetto.
Per quanto riguarda la prevenzione delle infezioni tardive, le strategie principali sono:
> igiene delle mani, fondamentale;
> alimentazione precoce con latte materno, che permette di rimuovere prima i cateteri necessari alla nutrizione;
> uso appropriato degli antibiotici, per limitare il rischio di antibiotico-resistenza.
I neonati con patologie complesse richiedono percorsi molto personalizzati. Come si struttura oggi un approccio diagnostico-terapeutico multidisciplinare efficace?
L’approccio è necessariamente multidisciplinare e parte già dall’ambito ostetrico-ginecologico, con la gestione delle gravidanze a rischio. Quando una patologia viene diagnosticata in epoca prenatale, il ginecologo è
il primo punto di riferimento e avvia il confronto con il neonatologo. In caso di rischio di parto prematuro si effettua un counseling specifico, basato sulle caratteristiche del singolo bambino ma anche sulle statistiche
relative alla sopravvivenza e al rischio di disabilità. In base al tipo di patologia vengono coinvolte altre figure specialistiche, ad esempio il chirurgo pediatrico. È essenziale fornire ai genitori un’informazione corretta e trasparente e gestire al meglio il percorso nascita. Alcune condizioni, purtroppo, non sono compatibili con la vita post-natale, e in questi casi viene presentata anche la possibilità dell’interruzione di gravidanza nei tempi consentiti. Si tratta di momenti di counseling molto complessi.
Le tecnologie in Terapia Intensiva Neonatale stanno evolvendo rapidamente. Quali strumenti e metodologie stanno avendo il maggiore impatto sugli esiti clinici?
Le innovazioni più rilevanti riguardano soprattutto il supporto respiratorio: sono disponibili macchine sempre più avanzate, che raccolgono numerosi dati e permettono una ventilazione altamente personalizzata per ogni paziente.
Anche i sistemi di monitoraggio sono diventati più sofisticati, facilitando la gestione clinica quotidiana. Inoltre, gli ecografi sono oggi più maneggevoli e offrono una diagnostica più precisa e dettagliata.
Il ruolo della famiglia è oggi centrale nelle cure neonatali. Quali pratiche basate sull’evidenza favoriscono l’integrazione dei genitori, anche nei casi più complessi?
Quando possibile, si effettua un counseling prenatale per preparare le famiglie, ma non sempre gli eventi lo consentono: spesso tutto accade in modo improvviso. Attualmente le Terapie Intensive Neonatali sono completamente aperte ai genitori, la cui presenza
è fondamentale. Il coinvolgimento attivo dei genitori migliora l’outcome del neonato: pratiche come la kangaroo therapy — posizionare il neonato, anche molto piccolo e ventilato, sul petto della madre o del padre — favoriscono la stabilizzazione dei parametri vitali e ricreano un legame che la nascita prematura ha interrotto bruscamente. Il rapporto con la famiglia è costante e, dato lo stress dell’ambiente e del percorso, viene sempre proposta anche la presenza di uno psicologo, che aiuta i genitori a gestire meglio la situazione.
A cura di Ivana Galessi
con la collaborazione della dott.ssa Chryssoula Tzialla
Direttrice della Patologia neonatale ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo

