Ho avuto la fortuna di essere selezionato per una “missione esplorativa” nel mondo della farmacia britannica, per prendere visione di un progetto innovativo che da alcuni anni l’NHS, il sistema di governo della salute pubblica d’oltremanica, sta sviluppando con un apparente discreto successo. Il progetto si chiama Pharmacy First e nasce con tre obiettivi: sollevare i Medici di Medicina Generale dalla mole di lavoro legata alle piccole patologie; of-
frire al cittadino una risposta più rapida, riducendo le liste d’attesa per le visite di base; e infine accelerare l’accesso alla terapia per disturbi che, se trascurati, possono evolvere in problematiche più serie. Crocevia di questo cambiamento è l’introduzione della figura del farmacista prescrittore: un professionista formato attraverso corsi specialistici, in grado di gestire e prescrivere trattamenti per una serie di patologie minori, sia in farmacia sia all’interno di studi medici. Il modello, oggi, non è esclusivo del Regno Unito e trova applicazioni simili in diversi Paesi europei e non solo.
Le principali differenze con l’Italia
La gestione delle farmacie in UK ha un’impronta molto liberale, con i vantaggi e le criticità che ciò comporta: più servizi e un numero maggiore di esercizi nei centri urbani – grazie a una legislazione più flessibile rispetto a quella italiana – ma minore capillarità nei territori meno popolati, dove l’apertura di una farmacia è una possibilità, non un obbligo. Diverse sono anche le figure professionali presenti: l’assistente di farmacia, che si occupa del rapporto con il pubblico e della consegna dei farmaci, e il farmacista, che svolge un ruolo più complesso, focalizzato sui servizi. Molti di questi – telemedicina, ECG, Misurazione continua della pressione arteriosa nelle 24 ore, analisi ematiche e
urinarie, vaccinazioni e prenotazioni specialistiche – sono già offerti anche nelle farmacie italiane. Un servizio svolto in maniera differente è invece la dispensazione dei farmaci per contraccezione d’emergenza, che nel Regno Unito è erogata dal farmacista tramite un consulto riservato con la paziente e completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale britannico.
Un nuovo tipo di rapporto
Nel Regno Unito si è voluto rafforzare il legame tra farmacista, medico e sistema sanitario attraverso due canali principali:
> un sistema di televisita in farmacia, dove il medico consulta da remoto lo stato di salute del paziente, semplificando l’approccio terapeutico alla patologia e permettendo l’immediato inizio della cura;
> il progetto Pharmacy First, che consente al farmacista di occuparsi direttamente di alcune patologie minori, prescrivendo i farmaci necessari, consentendo un approccio tempestivo alla cura ed evitando o limitando aggravamenti legati all’eventuale ritardo di inizio della terapia. Il servizio viene erogato in un ambiente riservato (Consultation room), nel rispetto totale della privacy;
Le patologie per le quali il farmacista può esercitare il ruolo di prescrittore sono: infezioni urinarie non complicate, impetigine, sinusite, mal di gola, tonsillite, herpes e punture di insetto. Per queste patologie le prescrizioni seguono protocolli rigorosi, elaborati in collaborazione con la classe medica, e i farmaci sono selezionati in base ai sintomi e coperti dal Servizio Sanitario.
Le applicazioni di Pharmacy First
Dai dati raccolti, il progetto Pharmacy First ha fatto registrare un aumento costante degli accessi in farmacia e un alto livello di soddisfazione dei cittadini. Parallelamente, i tempi d’attesa per una visita medica risultano in diminuzione, consentendo ai medici di concentrarsi sulle patologie più complesse e al Sistema Sanitario di ottimizzare le proprie risorse. L’attenzione alla collaborazione fra medico, farmacista e NHS mette il cittadino al centro di un sistema ideale, in un modello in cui ogni professionista contribuisce al benessere della comunità. Un approccio che, pur non nuovo, rappresenta una sintesi efficace di tecnologia, sanità e prevenzione. Anche in Italia, la sanità pubblica da tempo cerca di lavorare in questa direzione, con iniziative diverse ma orientate allo stesso obiettivo: garantire un’assistenza più efficiente e vicina al cittadino.
Uno sguardo critico e costruttivo
Pharmacy First è un progetto perfetto? No. È esaustivo e conclusivo? Nemmeno. Ma presenta aspetti assolutamente riproducibili anche nel nostro Paese. Per la mia esperienza, il farmacista italiano, grazie alla sua preparazione e al suo ruolo di primo contatto con il cittadino, potrebbe essere facilmente formato per un modello simile, diventando alleato del medico in un percorso di assistenza efficace e tempestiva. Invito chi legge a considerare queste riflessioni con spirito critico e costruttivo, come fanno da tempo il Governo britannico e gli operatori sanitari londinesi, che studiano i sistemi di altri Paesi per trarne spunti di miglioramento. È questa, dopotutto, la chiave per far evolvere
l’offerta sanitaria: coinvolgere tutti gli attori, mantenendo il cittadino al centro. Solo attraverso un lavoro sinergico tra professionisti, istituzioni e cittadini si possono ottenere risultati significativi in termini di cura, prevenzione e soddisfazione, ottimizzando nel contempo le risorse ed evitando sprechi. Anche in Italia questa strada è già stata intrapresa con progetti di qualità e risultati apprezzabili. Ma per continuare a crescere occorre non cedere alla tentazione di pensare di aver già fatto tutto nel migliore dei modi: solo mantenendo viva la spinta al miglioramento si può fare sempre di più, e meglio.
A cura del Dott. Stefano Fumagalli
Vicepresidente Ordine dei Farmacisti di Bergamo

