Routine cosmetiche complesse, prodotti non adatti all’età e diagnosi fai-da-te: i social influenzano le scelte skincare dei più giovani, con effetti spesso dannosi. Il punto degli esperti dell’Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia.
Negli ultimi anni, la skincare è diventata un argomento centrale nei contenuti diffusi sui social network. Piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube sono piene di video che spiegano come ottenere una pelle perfetta, spesso con routine complesse, prodotti dal nome tecnico e suggerimenti che si moltiplicano a ogni nuova tendenza. Gli adolescenti sono tra i principali fruitori di questi contenuti e tendono a replicare ciò che vedono online, scegliendo prodotti in base alla popolarità più che alla reale necessità. Questo fenomeno ha attirato l’attenzione di diversi specialisti del settore. Tra questi, anche l’Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia (AIDECO), che ha segnalato alcune criticità legate all’uso scorretto dei cosmetici tra i più giovani, a partire dalla tendenza ad affidarsi ai social come unica fonte di informazione in ambito dermatologico.
Prodotti non adatti e routine eccessive
Uno degli effetti più evidenti di questa nuova “cosmetica social” è l’introduzione precoce, nelle abitudini quotidiane dei ragazzi, di trattamenti pensati per una pelle adulta. È sempre più comune, ad esempio, l’uso di sieri anti-age, retinoidi, acidi esfolianti o booster con attivi cosmetici potenti anche tra i giovanissimi. Spesso si tratta di prodotti scelti senza una reale indicazione, solo perché consigliati da influencer o diventati virali in rete. Gli esperti hanno sottolineato come questo tipo di approccio possa rivelarsi non solo inutile, ma anche dannoso: una pelle giovane, infatti, ha esigenze molto diverse rispetto a quella adulta e non necessita di trattamenti anti-età o intensivi. Un’esposizione eccessiva a determinati ingredienti può causare irritazioni, squilibri della barriera cutanea o addirittura peggiorare piccoli inestetismi tipici dell’età adolescenziale.
La disinformazione corre sullo schermo
Un altro problema evidenziato dagli specialisti è quello dell’autodiagnosi. I social sono pieni di contenuti che affrontano temi come acne, brufoli, pori dilatati o punti neri, ma spesso senza alcun fondamento scientifico. I ragazzi tendono a riconoscersi nei video, e quindi a replicare le stesse soluzioni — anche quando non sono adatte al loro tipo di pelle o alla reale condizione dermatologica. La confusione tra contenuto promozionale e informativo contribuisce alla diffusione di false credenze e alla creazione di abitudini cosmetiche poco sicure. Senza una guida competente, diventa difficile distinguere ciò che può realmente funzionare da ciò che è solo una moda passeggera. Le problematiche della pelle, se presenti, dovrebbero sempre essere affrontate con l’aiuto di un dermatologo o di un professionista qualificato, non attraverso consigli visti online.
Pressioni estetiche e autostima
Oltre agli effetti cutanei, va considerato anche l’impatto psicologico che questi contenuti possono avere sui più giovani. I social propongono standard estetici spesso irraggiungibili e privi di realismo, dove ogni imperfezione viene nascosta con filtri e post-produzione. In questo contesto, anche una pelle normale può essere percepita come problematica. Questo meccanismo può generare insoddisfazione, ansia e la ricerca ossessiva di soluzioni cosmetiche che promettano risultati rapidi. In adolescenza, un periodo già complesso sotto il profilo emotivo, la pressione estetica può diventare un fattore di disagio, soprattutto se accompagnata da aspettative poco realistiche sull’aspetto della pelle.
Educazione cosmetica e ruolo degli adulti
Di fronte a questo scenario, emerge l’esigenza di un’educazione più attenta e strutturata in materia di cura della pelle. È importante che genitori, insegnanti e operatori sanitari accompagnino i ragazzi in un percorso di consapevolezza, aiutandoli a distinguere tra contenuti attendibili e informazioni fuorvianti.
Un primo passo può essere proprio quello di semplificare la skincare: in età adolescenziale bastano pochi prodotti essenziali — detergente delicato, idratante leggero e protezione solare — scelti in base al tipo di pelle.
Anche il mondo della salute dovrebbe imparare a comunicare attraverso i canali digitali, con linguaggi chiari, accessibili ma fondati sulla competenza. Iniziative promosse da enti scientifici, come quelle dell’AIDECO, possono offrire punti di riferimento autorevoli per genitori e ragazzi, contrastando l’effetto “viralità” con informazione validata.
A cura di Sara Carrara

