Dopo 12 anni di silenzio, è tornata a emozionare con la sua voce sul palco di The Voice Senior. Ma la sua vera missione resta aiutare gli altri a ritrovare sé stessi. Una storia di coraggio, consapevolezza e autenticità.

Laura Gambirasi, 61 anni, è una donna che ha trasformato le prove della vita in forza e consapevolezza. Dopo un lungo periodo di silenzio durato 12 anni, oggi è tornata a farsi sentire. Letteralmente. Alla prima puntata di The Voice Senior 2025 ha incantato tutti con “La casa nel sole”, conquistando i quattro giudici e il pubblico. Ma Laura non è solo una voce potente: è Specializzata in Educazione Alimentare, Naturopatia, Riflessologia Plantare, Metamedicina e Coaching, da anni impegnata nell’aiutare le persone a ritrovare il proprio benessere interiore. Il palco non le ha fatto dimenticare la sua missione: accompagnare gli altri nella riconnessione con sé stessi. Una storia di rinascita che ci ricorda quanto, a volte, la voce più importante da ritrovare… è la nostra.

Per 12 anni ha vissuto senza voce. Quel silenzio forzato che cosa le ha insegnato e in che modo ha cambiato il suo modo di stare nel mondo?

Quando mi sono ritrovata senza voce, mai ho pensato fosse stato a causa di qualcosa di accidentale poiché mi occupo di Metamedicina, una disciplina che utilizza la Psicosomatica per risalire alle cause che scatenano sintomi o patologie al nostro corpo. Si dice “il corpo urla ciò che la bocca tace”. E, attraverso la perdita della voce, il mio corpo urlava la mia mancanza di coraggio nel dire ciò che pensavo a chi avevo permesso di farmi del male. Ho imparato a comunicare senza timore ciò che penso. È stato un percorso ma, oggi, ho smesso di temere di parlare.

Poi la rinascita: ha ritrovato la voce e ha scelto di salire su un palco nazionale, quello di The Voice Senior. Cosa le ha lasciato quell’esperienza, a livello umano e professionale?

Ho deciso di aderire al programma poiché sentivo di non essere stata capace nella mia vita di capire se davvero, la mia, fosse una voce così bella come mi veniva spesso detto. Avevo bisogno di sentirmelo riconoscere da cantanti professionisti. Così è stato e ne sono felice. Nessun’altra aspettativa: il successo è dentro di noi ed io mi sento una donna di successo. Dal punto di vista professionale, ho pensato ai ragazzi che si apprestano a voler portare il proprio talento in televisione. Ho capito che alcuni programmi sono costruiti senza tener conto del talento, ma soltanto per attrarre share... E non aggiungo altro.

In molti si sarebbero buttati nel mondo dello spettacolo, eppure lei ha continuato il suo percorso come Coach e Professionista del BenEssere. Come mai questa scelta? Non ha mai davvero lasciato il suo lavoro di aiuto agli altri?

Cantare, così come ballare – ho insegnato ballo latino-americano per quasi vent’anni – sono le mie passioni. Credo che la mia voce sia il dono più grande di cui la vita mi ha dotata. Allo stesso tempo, tuttavia credo che, se fosse stata quella del canto la mia via, avrei fatto di tutto per percorrerla. Il mondo dello spettacolo su larga scala? No, non fa per me. Ripeto...amo esibirmi ed emozionare attraverso il canto, ma amo utilizzare il mio strumento vocale affinché smuova emozioni sopite nel cuore delle persone. Il resto lo lascio agli altri.

Lei è Educatrice Alimentare, Naturopata, Riflessologa Plantare, Consulente di Metamedicina e Life Coach: come convivono queste competenze nella sua pratica quotidiana?

Le dirò che sentire elencate tutte queste competenze, acquisite in quasi trent’anni di studio mi fa un po’ impressione, se penso che ho trascorso la prima parte della mia vita lavorativa come impiegata contabile. Per rispondere alla sua domanda, invece... In verità, queste discipline si coordinano molto bene fra loro. Oggi finalmente le Neuroscienze stanno facendo comprendere che mente, fisico ed emotività sono strettamente correlati fra loro. Il mio lavoro consiste nell’equilibrare questi tre aspetti attraverso l’utilizzo dell’una o dell’altra skill utile in quel momento.

È anche formatrice negli ospedali: cosa prova nel portare ascolto e consapevolezza a chi cura gli altri?

Quando mi arrivò la prima richiesta da parte dell’ospedale di Crema, faticai a crederci. Anni prima ero stata caregiver dei miei genitori e quando seppi di essere stata proposta dal medico che mi aveva guidata proprio in quegli anni, fu un enorme bellezza per il mio cuore. Io formo gli infermieri dei reparti di cure palliative. Coloro che si prendono cura, il più delle volte, del malato terminale. Il massaggio riflesso del piede è un ottimo strumento per portare tranquillità a chi sta percorrendo una strada così impegnativa. Mi accorgo che gli infermieri che apprendono la tecnica, comprendono che è necessario andare oltre ad un movimento della mano sul piede: è necessario connettersi al cuore del paziente stesso. Mi dispiace sempre un poco non essere interpellata dal nostro Ospedale e mi auguro che, prima o poi, anche i nostri infermieri, vengano formati attraverso forme alternative di affiancamento al paziente. Mi rendo conto, tuttavia che, nonostante la mia professionalità ormai ampiamente riconosciuta, la diffidenza nei confronti di tecniche olistiche sia ancora molto
alta. Purtroppo – e ahimè – comprendo che così possa essere, poiché, ormai, il mio mondo è diventato un business: tutti Coach e nessuno allievo... Basta dare un’occhiata ad internet.

Un’ultima domanda. Se potesse tornare indietro dalla bambina che sognava di fare la showgirl, oggi cosa le direbbe?

Fra le tante cose che faccio, mi occupo di Comunicazione e ho da poco terminato la conduzione di un corso dal titolo “Teatralità delle Emozioni”. Io lavoro molto con il bambino interiore e, attraverso questo percorso e questa tecnica, le persone si mettono in gioco portando in scena le loro esperienze. Questo è per dirle che con quella bambina ho già parlato a lungo e ha compreso che aveva bisogno di sentirsi riconosciuta. Ora non ne ha bisogno perché si è sentita riconosciuta da me. Ma questo è un discorso più ampio di cui, se vorrà, parleremo in un’altra occasione. 

A cura di Ivana Galessi

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