Il contributo della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Farmacisti di Bergamo per riconoscere e contrastare la violenza sulle donne.
La violenza normalizzata: una tragedia quotidiana. Quante volte è successo di sentirsi in pericolo, di avvertire sotto la pelle quel brivido di tensione, di guardarsi attorno con circospezione perché sole in una strada poco frequentata, in un ambiente sconosciuto, in una stazione all’imbrunire. La violenza contro le donne è cronaca di tutti i giorni e rappresenta una delle più gravi e diffuse violazioni dei diritti umani nel mondo contemporaneo. Non conosce confini geografici, culturali o sociali e si manifesta in molteplici forme: dalla violenza fisica e psicologica, agli abusi economici, fino al femminicidio. Ogni giorno, milioni di donne subiscono maltrattamenti spesso taciuti, giustificati o ignorati da una società che fatica a riconoscerne la portata sistemica.
Dentro e fuori le mura di casa
In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo che conosce, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza, nel 2024 sono aumentate le denunce per stalking. Resta altissima la percentuale di donne che non denuncia per paura, vergogna o sfiducia nelle istituzioni. La violenza si consuma nelle strade, nei parchi, nei posti di lavoro, nei luoghi del divertimento ma, spesso, essa si consuma fra le mura domestiche e a compierla sono mariti, compagni o padri, ovvero coloro che dovrebbero essere fonte di protezione. In questi casi, la violenza psicologica agisce in profondità, isolando, svalutando e annientando la percezione di sé della vittima, rendendo difficile la ribellione. Ogni atto di violenza non è solo una tragedia privata, è il fallimento di un’intera società. I numeri sono impressionanti ma rischiano di diventare solo statistiche se non viene affrontato davvero il problema. Ogni aggressione, ogni femminicidio, ogni insulto taciuto sembrano scivolare via nell’indifferenza di una società che, lentamente, si sta adeguando all’orrore, come se fosse inevitabile, parte del quotidiano. Normalizzare la violenza significa legittimarla, renderla invisibile, accettarla come componente strutturale delle nostre relazioni. Ma abituarsi significa accettare e accettare significa diventare complici.
Prevenzione e vicinanza La violenza non è mai “normale”.
È un’emergenza quotidiana che ha nomi, volti e numeri. Negli ultimi anni sono state promosse a livello nazionale iniziative come il Codice Rosso, sono stati potenziati i centri antiviolenza, è stata fatta formazione alle forze dell’ordine, ma spesso manca l’applicazione concreta e i fondi per cui troppe denunce non portano a reali protezioni. Un passo fondamentale è stata la diffusione del numero 1522, attivo dal 2006 grazie al Dipartimento per le Pari Opportunità gestito dall’associazione Differenza Donna. Si tratta di un servizio gratuito e anonimo che offre ascolto, consulenza, indirizzamento ai centri antiviolenza, ma molte donne non lo conoscono o non riescono a utilizzarlo. Promuoverne la conoscenza è essenziale. Accanto agli strumenti istituzionali, un ruolo cruciale può essere giocato dalle farmacie, luoghi di prossimità e fiducia, dove le donne possono trovare ascolto e supporto. Le donne vittime di violenza, infatti, spesso non si rivolgono subito ai centri antiviolenza o alle forze dell’ordine, molte di loro vivono in situazioni di controllo, isolamento, dipendenza economica o nella paura del giudizio. In questo contesto le farmacie possono diventare presidi attivi nella preven-
zione, i farmacisti possono riconoscere segnali di disagio, distribuire materiale informativo e offrire vie d’uscita sicure. Esempio significativo è il progetto “Mascherina 1522”, nato durante il lockdown: una parola in codice da pronunciare in farmacia per chiedere aiuto senza esporsi al rischio.
Dalla consapevolezza all’azione: l’impegno della categoria
La rete territoriale delle farmacie, se ben coordinata con i servizi pubblici e privati può diventare un alleato fondamentale per raggiungere le donne che vivono in isolamento, paura o silenzio, portando la prevenzione dove vivono le persone, trasformando ogni banco in un possibile ponte tra silenzio e salvezza. In quest’ottica si muove anche la Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Farmacisti di Bergamo che lavora per offrire ai farmacisti formazione e strumenti per creare ambienti di lavoro sereni, prevenire situazioni di pericolo, di difficoltà, nonché fornire indicazioni sui modi e le strategie da adottare per poter intervenire qualora una persona chieda aiuto in un contesto di violenza o stalking. Contrastare la violenza sulle donne non è solo compito delle vittime, non è un fatto privato, della polizia o dei tribunali, ma è una responsabilità collettiva. Serve una rivoluzione culturale, educativa e sociale: parlare, denunciare, educare fin dall’infanzia al rispetto, alla parità, alla non violenza. Serve una cultura in cui dire “no” non significhi rischiare la vita. È urgente un cambio di paradigma: non basta non essere complici, bisogna essere attivamente alleati per trasformare l’indignazione in azione e la paura in speranza. Finché continueremo a minimizzare, a girare lo sguardo dall’altra parte, il cambiamento sarà impossibile.
A cura della dott.ssa Vittoria Guerini
Responsabile della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Bergamo;
Farmacista territoriale Farmacia di Villa di Serio (BG)

