Quando l’amore diventa maestro: integrare il dolore per fiorire insieme.
L’amore come guida nel viaggio dell’anima
L’amore, luce che apre le porte all’evoluzione e all’abbondanza, dovrebbe guidare ogni nostro intento personale e relazionale, ma per arrivarci c’è un intero “viaggio dell’eroe” da vivere insieme. Oramai sappiamo che ogni attaccamento crea miseria e malattia, mentre il sano distacco crea abbondanza e salute. E sappiamo altrettanto bene che questo è un “pianeta scuola”, fondato sulla dualità e sulla “legge del pendolo” tra fasi di luce e fasi di ombra, e che non saremmo qui se non avessimo ancora tante brame, attaccamenti e ombre da portare alla luce e trasmutare. La relazione intima con un altro essere umano ci offre l’opportunità di riaprire antichi scenari di conflitti, ferite e dolore rimosso nel nostro inconscio. Per questo è importante tenere sempre presente, come meta-pensiero, l’essenza dell’amore maturo e sano. Esso ci guiderà ad attraversare le nostre e altrui miserie, reattività e loop infernali con presenza e consapevolezza per arrivare alla rottura degli schemi disfunzionali nostri e del partner, che la relazione inevitabilmente attiverà. È di cruciale importanza quando uno dei due perde lucidità e presenza, cadendo preda dell’archetipo dell’“orfano ombra” e dei suoi demoni, che l’altro risponda ai tentativi di manipolazione adottando il sano distacco, oltre il triangolo di Karpman e i suoi rigidi ruoli Carnefice-Vittima-Salvatore.
Il potere del distacco consapevole
Per far questo, dobbiamo essere capaci di attivare il nostro “Guerriero” e “Angelo custode” interiore in luce, scegliendo di rinunciare all’illusione del controllo, dell’iperprotezione e dominio sull’altro per paura della perdita. Rimanendo disponibili, ma non a disposizione. Lasciando l’altro per il tempo necessario nel suo isolamento, offrendo poi ascolto, vicinanza, sostegno e amore quando l’altro ha terminato il suo “processo interiore” e torna ad aprirsi a noi, senza però assecondarne i capricci, i dispetti, gli attacchi e le richieste infantili nella fase in cui affronta la sua ferita primaria. Dopo ogni “Missione” di questo tipo, se sono riusciti a far fallire la manipolazione trasmutando il “drago” in “tesoro”, arriva un nuovo “periodo d’oro”, ricco di abbondanza, energia, opportunità, crescita, armonia e verticalità per la coppia. Ma il “Viaggio dell’eroe” personale e di relazione continua e, per ogni drago abbracciato e domato, ce ne sarà un’altro pronto ad aspettarci dietro l’angolo alla prossima oscillazione del pendolo.
L’equilibrio tra aiuto e autonomia
Passando dalla teoria alla pratica, è inutile negare che tutto ciò divenga molto più complesso, soggettivo e soprattutto dolorosissimo quando si passa dall’innamoramento alle fasi successive. Ogni coppia dovrà cercare il suo specifico processo di guarigione in base al livello evolutivo dei partners, al tipo di ferite in gioco e soprattutto alla fase del rapporto che si sta vivendo. Il confine fra aiutare attivamente e lasciar spazio all’altro per accrescere la sua autonomia nasce proprio dal tipo di comunicazione che riceviamo e dall’intento che la muove. Se si tratta di messaggi egoici: gelosia, accuse, vittimismo, possessività, minacce, punizioni, competizione verso chi o cosa assorbe l’attenzione dell’altro/a nei suoi spazi individuali, l’unica soluzione è restare fermi, evitare di andare in reazione, distaccarsi per provare a vincere entrambi la battaglia contro i propri draghi dell’Ego, abbracciandoli e prendendocene cura fino a trasmutarli in alleati.
Amore autentico: veleno o medicina dell’anima
Solo a quel punto, se entrambi i partners fanno cadere e fallire ogni tentativo di manipolazione, lasciando il partner frammentato nel suo “isolamento dell’orfano”, così che possa affrontare e lasciar uscire il proprio dolore fino a trovare il coraggio di essere onesto con sé stesso, si attiveranno il “Guerriero” che protegge i propri confini del cuore e “l’Angelo custode” che lo nutre e se ne prende cura senza più proiettare i propri bisogni infantili sull’altro. Così facendo si arriva a rinunciare alle difese manipolative, a cercare nuove risorse, verità, talenti, ricreando dentro di sé il rapporto bambino-genitore buono che è mancato. In questi casi, la comunicazione rimane attiva, ma solo per fare da specchio all’altro affinché possa vedere chiaramente le proprie ombre prive d’amore, ma senza mai colludere con le sue richieste egoiche. Se, invece, il/la partner in difficoltà ha raggiunto un livello di presenza e consapevolezza tale da provare ancora molto dolore, ma senza colpevolizzare più l’altro perché comprende benissimo che il partner non gli appartiene, non ha il dovere di compiacerlo/a rinunciando al proprio “viaggio personale” e soprattutto sta svolgendo un servizio sacro ria-
prendo quelle ferite affinché lui/leo possa guardarle, riviverle e guarirle, allora la vicinanza e il sostegno diventano preziosissimi, direi indispensabili, e dovrebbero venire spontanei, dal cuore, senza alcuna riserva. Non dimentichiamo che l’amore è il pharmakon, ossia il veleno e la cura. Veleno quando l’intento è egoico, ma diviene cura quando mosso dall’amore autentico per il viaggio dell’anima proprio e altrui.
A cura della Dott.ssa Elisabetta Notaro
Psicologa Psicoterapeuta e Sessuologa
Livorno (LI)

