Tutti, per un motivo o per l’altro, siamo quotidianamente utenti della strada. C’è il popolo dei pedoni, c’è quello dei ciclisti – e sono le due fasce più esposte al pericolo – e c’è il grande movimento del traffico motorizzato. Da prima dell’alba e fino a notte, sulle strade scorre la vita del Paese e sono pochi gli intervalli di allentamento. Secondo quanto accertato dall’International center for social research, Bergamo figura all’ottavo posto in Italia nella graduatoria dei capoluoghi di provincia per le strade più pericolose, anche per lo stato delle stesse. Davanti a Bergamo ci sono Roma, Milano, Genova, Firenze, Torino, Bologna, Napoli.
Da altra fonte c’è la notizia che le strade più pericolose durante il 2024 sono risultate l’asse interurbano e le vie Borgo Palazzo e Broseta in città e l’ex-statale 741. Altro dato, purtroppo acquisito: soltanto nei primi due mesi del 2025, i bergamaschi che hanno perso la vita sulle strade sono stati 12 (il doppio rispetto al 2024).
Prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice (14 dicembre scorso) aveva suscitato una certa impressione il quadro diagnostico sui comportamenti di chi guida. Nella fascia tra i 35 e i 44 anni il 65% ha candidamente ammesso di non rispettare appieno le norme e in testa alle infrazioni, come causa risaputa, c’è la velocità (10.5 milioni spingerebbero sull’acceleratore oltre i limiti), seguita dalle distrazioni con il telefonino e simili, poi dall’assunzione di sostanze stupefacenti e dall’abuso di bevande alcoliche.
È ancora troppo presto per stilare bilanci sugli effetti – auspicabilmente positivi – che produrrà il nuovo Codice e questo vale per il MIT (Ministero delle Infrastrutture e Traporti) che vede il bicchiere mezzo pieno e per il fronte di chi non ha risparmiato riserve nel merito, vedendo quindi il bicchiere mezzo vuoto.
Una cosa è certa: moltissimo dipenderà dai controlli, quelli effettuati dalle forze dell’ordine e quelli dell’occhio tecnologico, specialmente nei punti più critici e pericolosi. Ancora più decisivo resta il senso di responsabilità di ognuno quando a diverso titolo si mette in strada. L’ACI di Bergamo, che da anni insiste sulla prevenzione con corsi per gli studenti, in primis quelli delle superiori in vista anche del conseguimento della patente, intende intensificare il suo impegno sul territorio con iniziative di educazione, di informazione e sensibilizzazione che ha allo studio. Libertà e facilità di spostamenti non devono sconfinare nel pericolo.
A cura di Valerio Bettoni
Presidente ACI di Bergamo

