Come le nuove tecnologie stanno rivoluzionando le cure oncologiche, aumentando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali.
Alla luce della “1° GIORNATA BERGAMASCA DI RADIOTERAPIA ONCOLOGICA”, tenutasi lo scorso marzo per fare il punto sui recenti sviluppi della disciplina, approfondiamo le innovazioni tecnologiche al servizio della radioterapia con il dott. Maurizio Portaluri, Direttore della Radioterapia dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
Dott. Portaluri, com’è evoluta la radioterapia negli ultimi anni e in che modo le innovazioni tecnologiche possono migliorare l’esperienza del paziente?
Sono due le innovazioni che hanno rivoluzionato la radioterapia: la robotizzazione e l’intelligenza artificiale. La prima consente di modellare con estrema precisione la forma del fascio di radiazioni in base a quella del tumore, indipendentemente dalle sue dimensioni (radioterapia 3D). Inoltre, permette di seguirne i movimenti, poiché il corpo umano – e tutto ciò che lo compone – è in continuo movimento a causa della respirazione, del battito cardiaco e del passaggio di gas e liquidi. Grazie a questa tecnologia, è possibile adattare il trattamento in tempo reale, dando vita alla radioterapia 4D.
Come la radioterapia sta diventando più personalizzata e quanto può influire positivamente sui risultati del trattamento?
Anche in questo ambito emergono due aspetti. Il primo è di natura spaziale e temporale e consiste nella concentrazione delle radiazioni solo dove necessario e nell’adattamento del trattamento alle variazioni del tumore nel corso della terapia. Infatti, se il tumore si riduce, è possibile adeguare il volume irradiato per ottimizzare l’efficacia del trattamento. Il secondo aspetto, ancora più promettente e oggetto di numerosi studi, riguarda la personalizzazione basata sulle caratteristiche del tumore, identificate grazie alle cosiddette scienze omiche – come la radiomica, la genomica, la proteomica e la metabolomica. Queste discipline, attraverso l’analisi di enormi quantità di dati con il supporto dell’AI, permettono di individuare le caratteristiche peculiari del tumore e di prevederne la risposta alle radiazioni. Questo approccio consentirà di determinare, per ogni paziente, la dose di radiazioni più efficace e di valutare se sia opportuno irradiare il tumore totalmente, o solo in parte.
Cosa significa che la radioterapia è sempre più parte di un trattamento “multidisciplinare”?
La radioterapia dovrebbe, a rigore, chiamarsi radio-oncologia. Agli inizi del ‘900, dopo la scoperta dei raggi X da parte del fisico tedesco Wilhelm Roëntgen, la radioterapia nasce insieme alla radiologia, da cui si distacca progressivamente. Per diversi decenni, dopo la chirurgia, è stata l’unica arma contro i tumori. Non a caso, negli anni ‘30 del secolo scorso, la prima società scientifica contro i tumori si chiamava Società di Cancerologia e riuniva tutti coloro che si occupavano di radioterapia. Successivamente, sono stati introdotti farmaci sempre più efficaci, inizialmente in ambito ematologico e poi anche per i tumori solidi, grazie ai progressi della chimica farmaceutica. Oggi, oltre ai farmaci antitumorali innovativi e ai farmaci “target” – che utilizzano anticorpi specifici contro proteine presenti esclusivamente nei tumori – si è affermata l’immunoterapia, capace di rimuovere i freni al sistema immunitario, attivandolo contro le cellule tumorali. Senza contare le cellule linfatiche ingegnerizzate per colpire specifici tumori (Cart-T) e le nuove tecniche di correzione del DNA responsabile della trasformazione delle cellule normali in maligne. A queste si aggiungono i radiofarmaci, ossia farmaci con molecole radioattive che si localizzano selettivamente nelle cellule tumorali, rendendole visibili e somministrando al contempo una dose di radiazioni in grado di distruggerle. In questo scenario in continua evoluzione, la radioterapia – o meglio, la radio-oncologia – somiglia sempre più a una chirurgia capace di colpire il tumore senza toccare il paziente, grazie a immagini sempre più nitide (risonanza magnetica, TAC, PET-TAC) che permettono di localizzare con precisione il bersaglio. Le terapie disponibili sono numerose e ogni caso deve essere discusso all’interno dei gruppi multidisciplinari, specifici per ciascun tipo di neoplasia, affinché i diversi specialisti coinvolti possano stabilire il trattamento più adeguato per ogni singolo paziente.
Quali sono le prospettive future per la radioterapia oncologica?
Le prospettive sono legate alle innovazioni in campo oncologico. Attualmente, il 60% dei pazienti con tumore si sottopone a radioterapia durante il percorso di cura, ma questa percentuale potrebbe aumentare con una maggiore partecipazione dei radio-oncologi alle discussioni multidisciplinari. Infatti, il ruolo della radioterapia moderna, grazie alla sua capacità di eliminare completamente anche aggregati tumorali multipli, potrebbe trovare applicazioni ancora più ampie. Sul piano tecnologico, l’innovazione più rilevante è rappresentata dalla possibilità di irradiare il tumore mentre lo si osserva in tempo reale, grazie a dispositivi di radioterapia dotati di risonanza magnetica integrata. Inoltre, l’accesso a un numero
crescente di informazioni sul tumore, fornite dalle scienze omiche, permetterà di utilizzare le radiazioni in base alla sensibilità di ogni singolo tumore al trattamento. Ogni paziente dovrebbe essere inserito in un protocollo di studio, così da garantirgli le migliori cure disponibili in un contesto di medicina in continua evoluzione. Tutto questo, però, richiede investimenti.
Queste innovazioni stanno contribuendo a migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici?
La moderna radioterapia si concentra principalmente su piccoli volumi contenenti cellule tumorali, permettendo di somministrare dosi più elevate rispetto al passato e aumentando così le probabilità di successo. Allo stesso tempo, le radiazioni dirette agli organi sani circostanti si sono notevolmente ridotte, minimizzando, fino a farli scomparire, gli effetti collaterali durante e soprattutto dopo il trattamento, anche a distanza di mesi o anni. Inoltre, la possibilità di erogare dosi elevate in ogni seduta ha permesso di ridurre il numero delle stesse, offrendo un importante vantaggio ai pazienti: in tempi più brevi possono completare la terapia, tornando rapidamente alle proprie attività o proseguendo eventuali altre cure oncologiche in corso.
Quali sono le paure o i miti più comuni che i pazienti hanno riguardo alla radioterapia?
Le paure più diffuse riguardano gli effetti collaterali. Per anni si è radicata l’idea che la radioterapia comporti inevitabilmente conseguenze significative, ma grazie alle nuove tecniche questi effetti sono ormai pressoché assenti. Un altro falso mito è la convinzione che la radioterapia sia una terapia palliativa, utilizzata quando non ci sono più alternative. Niente di più sbagliato. Con le tecnologie moderne, la radioterapia può essere paragonata a un intervento chirurgico: l’elevata precisione e le alte dosi di radiazioni, in molti casi, permettono di eliminare le sedi tumorali con un’efficacia simile a quella dell’asportazione chirurgica.
Quali ostacoli vede allo sviluppo della moderna radioterapia?
Gli ostacoli sono legati ai costi elevati, un problema che riguarda tutte le terapie innovative di cui si è parlato. Il rischio è che tutte queste efficaci innovazioni potrebbero non essere disponibili per tutti anche nel mondo occidentale – già non lo sono in molti paesi a medio e basso reddito. Questa evenienza va scongiurata con investimenti in ricerca per ridurre i costi delle nuove apparecchiature e dei nuovi farmaci. Inoltre, potenziando attività di prevenzione primaria sarà possibile ridurre il numero di nuovi casi di tumore che, purtroppo, sono in continua crescita.
A cura di Ivana Galessi
con la collaborazione del Dott. Maurizio Portaluri
Direttore della Radioterapia dell’ASST Papa Giovanni XXIII Bergamo

