Riconoscere segnali precoci e sintomi e ridurre i rischi attraverso vaccinazioni, screening e valutazione genetica.
Tutta l’area ginecologica, comprendente i genitali interni ed esterni, può essere colpita da patologie tumorali, tra cui i tumori vulvari, vaginali, del collo e del corpo uterino, delle tube e delle ovaie. Tra questi, il tumore più frequente è quello dell’endometrio, che rappresenta la terza neoplasia più comune nelle donne tra i 50 e i 70 anni, dopo il tumore della mammella e quello del colon. Il tumore del collo dell’utero, invece, è più frequente in età pre-menopausale.

Dott. Carnelli, esistono segnali precoci a cui prestare particolare attenzione?

L’unico tumore ginecologico che si presenta a volte con sintomi specifici è quello dell’endometrio. Questo tumore origina dal tessuto che, in età fertile, da origine alle mestruazioni e serve ad accogliere la gravidanza, quando si ammala si hanno spesso sanguinamenti anomali. In post menopausa questi sanguinamenti vanno sempre indagati. Per quanto riguarda gli altri tumori, il tumore del collo dell’utero può dare sintomi aspecifici come sanguinamenti dopo i rapporti sessuali, perdite anomale e maleodoranti, nonché algie in sede pelvica, molto comuni però anche in altre patologie, benigne. Il tumore vulvare, più raro e tipico dell’anziana, si manifesta spesso con un prurito persistente che non risponde alle comuni terapie sintomatiche e con la comparsa di una lesione. Per gli altri tumori ginecologici, non esistono sintomi specifici, quindi è fondamentale rivolgersi al medico per una valutazione clinica adeguata, evitando di insistere con automedicazioni.

Quali strategie di prevenzione sono attuabili?

Il tumore del collo dell’utero è l’unico per il quale esiste un percorso di prevenzione primaria e secondaria. La prevenzione primaria per questo tumore, che ha come causa principale il Papillomavirus, trasmesso sessualmente, avviene attraverso la vaccinazione anti-HPV. Questo vaccino è offerto gratuitamente a ragazze e ragazzi dagli 11-12 anni di età e riduce significativamente il rischio di lesioni da HPV. Può essere effettuato anche in età adulta, gratuitamente fino ai 26 anni, e successivamente in regime di co-pagamento, ed è raccomandato anche a chi ha già avuto lesioni displastiche, per ridurne il rischio di recidiva. La prevenzione secondaria si realizza attraverso lo screening del cervico-carcinoma, attivo per l’ATS di Bergamo dal novembre 2022, rivolto a donne di età compresa tra 25 e 64 anni (PAP test per le donne tra i 25 e i 29 anni non vaccinate contro l’HPV; HPV test per le donne tra i 30 e i 64 anni, indipendentemente dallo status vaccinale). Per il tumore dell’ovaio, invece, non esiste un sistema di screening efficace, questo, unito alla scarsa sintomatologia fa sì che purtroppo alla diagnosi sia già spesso in stadio avanzato. Tuttavia, è possibile ridurre il rischio nelle donne affette da mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2.

Cosa significa essere portatrici di una mutazione BRCA?

Essere portatrici di una mutazione nei geni BRCA1 o BRCA2 significa avere una predisposizione genetica ereditaria a sviluppare alcuni tumori, in particolare nelle donne quelli della mammella e dell’ovaio. Tutte le pazienti con tumore epiteliale dell’ovaio vengono sottoposte a test genetico per la ricerca della mutazione sul tessuto tumorale. La presenza della mutazione ha importanti implicazioni terapeutiche: consente alle pazienti di beneficiare maggiormente di alcuni farmaci innovativi, come i PARP-inibitori, che hanno dimostrato una maggiore efficacia proprio in queste pazienti. Inoltre, le donne con familiarità per tumori della mammella e dell’ovaio con accertata mutazione dei geni BRCA1-2 possono accedere a strategie di riduzione del rischio (risk-reducing), come la chirurgia preventiva. Questa chirurgia profilattica prevede l’asportazione di tube e ovaie a partire dai 35-40 anni, dopo che la paziente ha completato il proprio progetto riproduttivo, permettendo di ridurre pressoché a 0 il rischio di tumore all’ovaio che altrimenti varia fra il 25 al 50% a seconda della mutazione. Questa chirurgia può salvare la vita a molte donne.

Per le pazienti che desiderano preservare la fertilità, quali opzioni di chirurgia conservativa sono disponibili?

Le possibilità di chirurgia conservativa variano in base al tipo e allo stadio del tumore, richiedono però un counselling specifico e multidisciplinare.
> carcinoma della cervice uterina: nelle donne con piccoli tumori e con alcune caratteristiche degli stessi, è possibile effettuare una chirurgia conservativa. Questa opzione è generalmente riservata a pazienti al di sotto dei 40 anni valutandone caso per caso l’opportunità;
> tumore dell’endometrio: se il tumore è limitato al solo endometrio e in età fertile (5% di tutti i casi) si può optare per un trattamento conservativo. Questo prevede una chirurgia isteroscopica associata a una terapia progestinica, somministrata per via orale o attraverso una spirale medicata;
> tumore dell’ovaio: alcuni tumori ovarici, come i carcinomi di tipo germinale, si manifestano tipicamente in età fertile e colpiscono un solo ovaio. In questi casi, è possibile rimuovere solo l’ovaio malato, preservando quello sano, con un’ottima prognosi e, se necessario, viene effettuata la chemioterapia. Anche in alcuni casi di carcinomi epiteliali allo stadio iniziale (stadio I), può essere considerata una terapia conservativa sulla fertilità, valutata caso per caso.

Negli ultimi anni sono stati introdotti farmaci che hanno rivoluzionato la terapia?

Il trattamento dei tumori ginecologici ha beneficiato di importanti innovazioni terapeutiche negli ultimi 6-7 anni. In particolare, nel trattamento del tumore ovarico, tra le più significative troviamo i farmaci PARP-inibitori, che rappresentano una vera e propria rivoluzione. Questi farmaci biologici vengono utilizzati come terapia di mantenimento in compresse, dopo il trattamento chemioterapico di prima linea, migliorando la prognosi e aumentando le possibilità di guarigione. Un altro ambito in forte sviluppo è quello delle immunoterapie, che stanno mostrando risultati promettenti soprattutto nel trattamento del tumore dell’endometrio e della cervice uterina, offrendo nuove opportunità terapeutiche anche per le pazienti con malattia diffusa o recidivante.

A cura del dott. Marco Carnelli
Direttore dell’ Ostetricia e Ginecologia dell’ ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo;
Membro del Direttivo della Società Lombarda di Ostetricia e Ginecologia (SLOG);
Presidente della Società Italiana di Chirurgia Ginecologica
Socio del Gruppo MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian cancer and gynecologic malignancies)

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