L’iperparatiroidismo è una condizione frequente e spesso non diagnosticata. Si stima una prevalenza di 1-6/1000 tra gli uomini e di 21/1000 nelle donne tra i 55 e 75 anni, anche se tutte le fasce d’età possono essere colpite.Le paratiroidi sono quattro piccole ghiandole poste nel collo, dietro a ogni polo della tiroide e producono il paratormone (PTH), il cui compito è quello di rimuovere il calcio dalle ossa e immetterlo nel circolo sanguigno, aumentandone i valori ematici (ipercalcemia). Così facendo, le ossa si impoveriscono di calcio diventando più fragili. L’iperparatiroidismo è una condizione clinica correlata all’eccessiva sintesi e secrezione dell’ormone paratormone. Possiamo parlare di tre forme di iperparatiroidismo:
> iperparatiroidismo primitivo (il più frequente) è in genere dovuto alla presenza di un adenoma o iperplasia di una o più paratiroidi. E’ un tumore benigno che secerne quantità eccessive di ormone;
> iperparatiroidismo secondario è invece una risposta delle paratiroidi a una condizione di ipocalcemia (calcemia inferiore al normale) cronica, come quella che si può verificare nel caso di un deficit di vitamina D;
> iperparatiroidismo terziario, quando in caso di insufficienza renale cronica, le paratiroidi possono perdere la loro capacità di autoregolazione e si mettono quindi a secernere paratormone indipendentemente dalla presenza di ipocalcemia.

Che cosa comporta l’iperparatiroidismo?

La condizione di ipercalcemia può portare a manifestazioni neurologiche come labilità emotiva, depressione, difficoltà di concentrazione, manifestazioni renali (calcolosi), manifestazioni ossee quali fragilità ossea, fratture per traumi minimi, manifestazioni gastrointestinali con iperacidità gastrica e dolori addominali. Altri sintomi legati alla deposizione di sali di calcio nei tessuti molli possono essere la cheratite a livello corneale, le tendiniti calcifiche, calcificazione a carico delle cartilagini articolari, del rene e del pancreas.

Come si fa la diagnosi

Spesso la scoperta dell’iperparatiroidismo rappresenta un evento casuale, legato al riscontro di ipercalcemia durante un controllo di routine. Bisogna indagare lo stato delle ossa attraverso una densitometria (MOC), eseguire ecografia addominale per cercare eventuale calcoli renali ed ecografia del collo per verificare la presenza di un adenoma paratiroideo

Come si cura?

Nella maggior parte dei casi gli iperparatiroidismi primari vengono risolti con l’intervento chirurgico tramite l’asportazione della paratiroide adenomatosa. Si tratta infatti di una terapia elettiva e definitiva, a basso rischio se condotta da un chirurgo esperto. In questo caso, oltre che dell’approccio chirurgico classico, ci si può avvalere di tecniche mininvasive come la MIVAP (Minimally Invasive Video Assisted Parathyroidectomy), che prevede un’ un’incisione di 2-3 cm e l’ausilio di una telecamera per magnificare l’immagine.

Ci sono dei farmaci che possono curarlo?

Esistono farmaci calciomimetici che preservano i valori della calcemia, quando l’intervento chirurgico è controindicato. Tutto ciò può essere integrato dai bifosfonati, farmaci in grado di contrastare il riassorbimento osseo.

Le nuove tecnologie: autofluorescenza

L’autofluorescenza (AF) è un fenomeno tipico delle paratiroidi e consiste nell’emissione di luce visibile nell’intervallo spettrale vicino all’InfraRossi (IR) qualora vengano eccitate da fonte luminosa con adeguata lunghezza d’onda. Al giorno d’oggi esistono due principali dispositivi in grado di mettere in risalto le paratiroidi.
> FLUOBEAM: telecamera per rilevazione paratiroidea mediante autofluorescenza. la testa della telecamera contiene un laser che emette luce nella gamma NIR (vicino all’infrarosso). Allo stesso tempo, l’area operativa viene catturata e viene visualizzata la luce fluorurata dalla ghiandola paratiroidea;
> PTEYE: il nuovo device, appena approvato per l’impiego in Europa, utilizza l’autofluorescenza nello spettro degli infrarossi per confermare visivamente la presenza di tessuto paratiroideo fornendo un segnale a monitor qualora le paratiroidi vengano stimolate con una particolare sonda. 

A cura del dott. Simone Beretta
Specialista in chirurgia generale e chirurgia della tiroide
Clinica San Francesco, Bergamo

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