Il cibo come strumento di equilibrio tra mente e corpo. “Se sei felice, sorridi, se hai sonno, riposati, se sei triste, piangi, se sei arrabbiato, sfogati, se sei tranquillo, rilassati. Se hai fame, mangia”: parole simili non provengono da un discorso filosofico o di motivazione personale, ma da contenuti creati da professionisti di alimentazione consapevole. Sì, perché, se ci pensiamo bene, spesso capita che a tutte le sensazioni citate prima si associno, invece della reazione più immediata e più utile, il cibo o le bevande, anche in caso di sazietà.

Quindi, in presenza di emozioni piacevoli o meno, di solitudine o compagnia, il cibo per gli italiani e non solo rappresenta un contorno e un motivo per dedicarsi al mangiare. Ma capita davvero di avere sempre fame, o diventa piuttosto un bisogno automatico, ancestrale, una ricerca di riempire un vuoto, uno spazio che si teme di esplorare?

Il legame tra cervello e intestino

Da professionisti della salute, quando si parla di alimentazione ci sono tanti discorsi correlati che si possono affrontare con chi viene a chiedere un consiglio, tra cui quello che riunisce un po’ tutto ciò che si citava poco fa, ovvero il legame tra intestino e cervello, tra quello che viene definito il ‘cervello primitivo’ e che si impegna ad accogliere, digerire e scomporre ciò che si assume dal pasto, e il sistema nervoso centrale. “Mi sono occupata personalmente dell’argomento – commenta la dott.ssa Elena Bottazzi – anche in un recente articolo, dedicato a soggetti sportivi e non, mostrando quanti e quali siano gli studi a sostegno del legame biochimico, fisiologico e anche anatomico attraverso fibre nervose, neurotrasmettitori e non solo, tra questi importanti sistemi del corpo umano”. Senza scomodare dati e ricerche che servono a dare risposte alla sfera più razionale, questo legame si può percepire molto semplicemente anche considerando cosa accade quando si prova gioia o paura: la sensazione viene comunicata anche alla ‘pancia’. “L’addome avverte che ha recepito il messaggio rimandando segnali corrispondenti, per esempio, di rilassamento o tensione. Così come la sensazione delle ‘farfalle nello stomaco’, associata al sentimento dell’innamoramento” – sottolinea la dott.ssa Maria Silvia Calvino Ramaccio.

“Mindful eating” e alimentazione sportiva

Anche per questo motivo, il legame che il cibo, le bevande, ma anche l’assunzione d’integratori rivestono sulla sfera emotiva e psicologica viene approfondito in maniera sempre maggiore. Un consiglio che va nella giusta direzione, anche dietro il banco della farmacia, non può non tenere conto della situazione complessiva del soggetto. Per rimanere in ambito sportivo, coloro che devono raggiungere determinate prestazioni o che anche si avvicinano a una disciplina a livello dilettantistico, accanto a indicazioni mirate su quali alimenti e integrazioni liquide possano migliorare le prestazioni e mantenere benessere, lavorano e curano anche la parte mentale e psicologica. Come si può immaginare, per esempio molto diversa è la richiesta per un maratoneta rispetto a un corridore velocista, a un nuotatore o un tennista, in termini di dispendio energetico, intensità e durata di allenamento, ma anche durata nella resistenza e concentrazione. Quindi, in linea generale sta emergendo l’importanza di quella che in inglese è definita “mindful eating”, ovvero l’alimentazione consapevole, che si tratti di attività sportiva o meno. Il porre l’attenzione a quali alimenti e bevande si consumano e in quale momento della giornata, il concentrarsi sull’attività, in questo caso l’alimentazione, che si sta svolgendo, associato a eventuali integrazioni e rimedi specifici che possono lavorare su diversi aspetti, come per esempio l’appetito, la digestione, la perdita e la reintegrazione di liquidi, la necessità d’introdurre vitamine e minerali o altre sostanze utili se non sufficienti con il cibo.

Oltre il peso: salute e vitalità

Capita spesso di occuparsi di richieste che, pur ruotando attorno a questioni inerenti al peso o al mantenimento della forma fisica, celano in realtà il bisogno di raggiungere un più generale stato di benessere psicologico. Esistono infatti diversi integratori che associano alle sostanze attive dal punto di vista fisico, anche estratti erbali e non solo, che consentono di mantenere un buon tono dell’umore, serenità e accettazione del regime alimentare e dei cambiamenti corporei. “Per citare alcuni esempi, la griffonia, la rodiola, o la teobromina, molecola presente nel cacao, favoriscono un atteggiamento mentale positivo alla gestione di un’alimentazione e integrazione sana”, sottolinea la dott.ssa Calvino Ramaccio. Inoltre, si è sempre più coscienti che non è solo il valore associato al peso l’importante per sentirsi e stare bene, neppure le misure di giro vita, di arti superiori o inferiori, ma ancora una volta la sensazione globale di salute, di vitalità ed energia, insieme a parametri fisiologici e quindi più prettamente biologici. Come si sente citare spesso: mens sana in corpore sano!

A cura della dott.ssa Maria Silvia Calvino Ramaccio
Farmacista ed esperta in medicine complementari
Farmacia San Faustino, Nembro (BG)
e della dott.ssa Elena Bottazzi
Farmacista ed esperta in medicine complementari

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