Intervista a cuore aperto all’imprenditore Nicola Viscardi, manager del Distretto Urbano del Commercio.
Dall’esperienza della malattia alle iniziative per il Natale a Bergamo Nicola Viscardi, 34 anni, imprenditore, ma anche manager del Distretto Urbano del Commercio di Bergamo, testimonial per la donazione di midollo osseo e coideatore della manifestazione Christmas Design. Prendersi cura della collettività è una vocazione di famiglia…
Conduco con papà Giovanni e zio Roberto l’ottica aperta dal nonno Nicola nel 1957. Lui aveva fondato con altri suoi colleghi l’Ordine dei fotografi professionisti bergamaschi; mio padre ha fondato negli anni ’80 con altri colleghi Assopto Bergamo, associazione di ottici optometrisi bergamaschi di cui poi mio zio è stato presidente. Dalla mia famiglia ho sicuramente ereditato una visione del lavoro estesa alla collettività. Da 10 anni a questa parte, sono stato prima vice-presidente e presidente delle botteghe di Borgo Palazzo e fautore nel 2017 dell’allargamento del DUC ai 3 borghi storici Borgo Palazzo, Borgo Santa Caterina, e poi da qualche anno alla guida del Distretto Urbano del Commercio che oggi rappresenta circa 1.400 esercizi commerciali. Sui social le persone mi conoscono come @tarkhan: con questo profilo Instagram ho sempre raccontato quello che facevo in maniera ironica e quando mi sono ammalato ho scelto di parlare anche della mia malattia, sia per combattere la paura, sia per far conoscere questa condizione.
Nel 2021, ha scoperto di avere il linfoma di Hodgkin, un tumore del sistema linfatico. Com’è accaduto?
Era giugno, avevo una tosse insistente e ho pensato al freddo dell’aria condizionata. Il medico mi ha prescritto TAC ed esami del sangue, così abbiamo appurato che avevo diversi linfonodi ingrossati e una massa sospetta tra i due polmoni. In 15 giorni la situazione è peggiorata, perché i linfonodi premevano sui polmoni dandomi problemi cardiaci e respiratori. La diagnosi è stata linfoma di Hodgkin.
Cosa è successo dopo?
Mi è stato prospettato il protocollo di chemioterapia standard, con una probabilità di guarigione dell’80%. Il linfoma si è ridotto, ma non abbastanza, quindi mi è stato prescritto un ciclo di chemioterapie più forte. Fisicamente ero molto debilitato, con le difese immunitarie annullate dalla cura e tanti effetti collaterali. Sono stato col catetere per un mese e mezzo, a trent’anni… e questa è stata solo una delle complicazioni. Sono seguite le radioterapie, ma non stavo bene e si è pensato all’autotrapianto, poi al trapianto… A maggio del 2022 la malattia è tornata in modo prepotente. Dopo una visita cardiologica, mi hanno ricoverato d’urgenza per un mese e mezzo e sono stato sottoposto alla chemioterapia “di salvataggio” e poi alla cura con anticorpi monoclonali. In due settimane sono rinato, poi ho continuato a fare altre terapie monoclonali e con farmaci che hanno mandato in tilt il mio organismo su diversi fronti. Queste terapie lasciano sempre un prezzo da pagare, ma gli esami dia-
gnostici segnalavano una possibile presenza della malattia e il rischio di aspettare, con un tumore molto refrattario alle chemioterapie, era troppo alto. Così i medici hanno ricominciato a parlare del trapianto da donatore, rischioso ma efficace.
Ed è arrivato il trapianto...
A maggio 2023 ho ricevuto il trapianto dopo pesanti chemioterapie necessarie per poter infondere il midollo osseo con le cellule del donatore evitando il rigetto. Le cellule iniettate si sostituiscono a quelle che non ci sono più e iniziano a produrre globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, plasma… Durante le fasi del trapianto, ho vissuto in una camera sterile in ospedale per circa un mese; dopo la dimissione è partito un percorso di visite, prima più volte a settimana, poi più diradate.
Che significa affrontare un trapianto di midollo?
Il decorso è stato pesante ed ogni cosa, dal mangiare, al cucinare, al dormire, nell’estate del 2023 era diventata un’impresa insormontabile. Dopo la doccia, dovevo riposare per una ventina di minuti per riprendermi dallo sforzo, come se avessi scalato l’Everest! Ho avuto molti effetti collaterali e ho addirittura perso le unghie, tutto molto splatter! (ride). Ora sto bene e faccio una visita ogni mese e mezzo per controllare il follow up della malattia e del trapianto.
Perché è importante donare?
Per salvare la vita di una persona. Trovare un donatore compatibile nel database dei potenziali donatori è incredibilmente complesso, il match perfetto in queste situazioni è di una persona su centomila (per capirci, San Siro fa circa settantacinque mila posti a sedere). Con donatori consanguinei è più facile, ma purtroppo mia sorella non è risultata sufficientemente compatibile. Il mio donatore mi ha effettivamente dato una nuova vita. Non so nulla di chi sia, da dove venga, ma quando è stato chiamato ha risposto. Gli ho anche scritto una lettera anonima attraverso il centro trapianti quest’estate, chissà se mi risponderà…
Cosa l’ha aiutata a superare i momenti difficili?
Non ho mai interrotto le mie attività, né al DUC, né in negozio. Tutti mi sono stati vicini. Mia moglie Chiara, la mia famiglia, i colleghi, gli amici mi sono stati veramente d’aiuto anche quando non avevo la forza per parlare o non riuscivo a tenere in mano una forchetta. è stata dura ma, per fortuna, oggi sono qui per raccontarlo.
Quali strutture sul territorio l’hanno supportata di più?
Sono stato curato all’ASST Papa Giovanni XXIII, in Torre 6. La lista dei ringraziamenti sarebbe lunga: dal primario, il professor Rambaldi, ai dottori dell’ematologia: il dottor Rossi che è stato il mio medico di riferimento per il linfoma, alla dottoressa Grassi, che mi ha seguito nel trapianto, e alla dottoressa Algarotti che mi sta seguendo nelle fasi post-trapianto; sono medici eccezionali, così come tutta la loro equipe di colleghi, dagli infermieri ai giovani dottori specializzandi. Ho trovato grande umanità in reparto e non è scontato. Affrontare la malattia in un contesto di questo tipo ha reso l’impresa meno faticosa.
Come manager del DUC, come ha a cuore la “salute” della città?
Con i soci del distretto abbiamo fatto di tutto per creare un contesto favorevole ai commercianti e mantenere vivo il centro cittadino. Sostenere i servizi di prossimità significa rendere la città vivibile per tutti, dagli anziani alle famiglie, per migliorare la qualità della vita per chi ama muoversi a piedi, conservare il decoro urbano ed evitare lo spopolamento del centro e il degrado.
Nonostante le rivoluzioni nel mondo del commercio degli ultimi anni e la pandemia, Bergamo è una città dove i commercianti resistono con tenacia.
Bergamo negli anni ha avuto e ha tutt’ora una resistenza imprenditoriale molto forte, al netto degli interventi su eventi, campagne di comunicazione e riqualificazione urbanistica. Rispetto ad altre città di pari dimensioni, Bergamo città mantiene il numero complessivo degli esercizi commerciali, complice un tournover delle vetrine positivo, ma chiaramente non basta perché le complicazioni aumentano e quindi la responsabilità di chi amministra è fondamentale nel saper vedere i problemi in un’ottica sempre aggiornata, facilitando l’azione d’impresa privata nel territorio.
“La cultura come cura” è il motto con cui lei ha voluto la mostra diffusa di arte e creatività Christmas Design, quest’anno alla seconda edizione, dal 23 novembre al 6 gennaio.
Il DUC da qualche anno organizza le attività del periodo natalizio, consapevole dell’importanza di allestire ad hoc una città in un momento sì carico di significati, ma complicato per il commercio. Una città più viva e accogliente è una città dove si passeggia volentieri e si fa volentieri shopping. È importante prendersi cura della bellez-
za al di fuori dei negozi per essere più competitivi anche all’interno di essi. Chi decide di fare shopping in città aiuta sé stesso e la città nel tenere le radici ben salde nelle tradizioni e nel tenere accese le luci delle vetrine dei nostri quartieri. Christmas Design strizza l’occhio alla cultura ma anche all’impresa, perché sono le aziende del territorio a supportare il lavoro dei designer che creano le installazioni esposte per la mostra diffusa.
Il tema di quest’anno è Metamorfosi e trasformazioni, per raccontare nuove soluzioni.
Adattarsi al cambiamento è una sfida quotidiana. Le dinamiche del commercio globale e dell’online impongono di stare al passo con i tempi. La sfida del cambio generazionale, con il know how che possono portare i giovani è altrettanto importante per poterci augurare ogni anno un Buon Natale, ma anche un Natale migliore.
A cura di Claudio Gualdi

