Vi è mai capitato da bambini di giocare magari con i vostri fratelli o sorelle con le marionette? Vi siete mai ritrovati ad ammirare uno spettacolo di burattini in Città Alta o lungo il Sentierone? Se vivete a Bergamo e provincia sicuramente la risposta sarà affermativa e tra tutte le maschere ne ricorderete una in particolare. La maschera che faceva sorridere tutti noi per via di quelle strane tre “prominenze” al posto del collo: la maschera del Gioppino. La famosa maschera bergamasca nasce all’inizio dell’Ottocento e si rifà a una caratteristica comune a molti bergamaschi di quel tempo ovvero all’aumento di volume della tiroide che verrà successivamente identificato come gozzo. Nel nostro Paese il gozzo è da considerarsi endemico, visto che supera la soglia del 5 per cento di prevalenza. «Il gozzo endemico è legato alla carenza di iodio, un elemento chiave per la corretta biosintesi degli ormoni tiroidei» osserva la dottoressa Astrid Malighetti, farmacista. «Quando lo iodio scarseggia, perché ad esempio ci troviamo in una località come Bergamo lontana dal mare, la ghiandola tiroidea per cercare di sopperire a tale mancanza va incontro a ipertrofia e compare il cosiddetto gozzo definito non tossico, quello per intenderci della maschera del Gioppino. Poiché la quantità di iodio assunta con gli alimenti e con l’acqua non è sempre sufficiente a garantirne l’adeguato apporto giornaliero, Il Ministero della Salute ha promosso la legge n. 55 del 21 marzo 2005 riguardante disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico quali la iodoprofilassi, che consiste nell’usare il sale iodato al posto del comune sale da cucina. Con l’introduzione nella dieta di sale iodato, l’incidenza di disturbi da carenza iodica come il gozzo, non si è azzerata, come ci si poteva aspettare, ma ridotta».

Anche il kit “fai da te” per diagnosticarlo
Se si presentano sintomi di ipotiroidismo ci si può rivolgere in farmacia per l’acquisto di test rapidi a scopo di screening per uso autodiagnostico per l’individuazione qualitativa di Ormone Tiroide-Stimolante (TSH) nel sangue umano. All’interno di ogni kit si trova: una striscia reattiva, un contagocce capillare, un buffer, una lancetta pungidito e il foglietto illustrativo. «Il test rapido TSH può essere usato in qualsiasi momento del giorno e si serve di una combinazione di anticorpi monoclonali per individuare selettivamente alti livelli di TSH. Se il risultato evidenzia due linee, sia la linea T (Test) che la C (Controllo), il livello di TSH è più alto del normale (5μIU/mL) ed è quindi necessario consultare un medico per ulteriori accertamenti» continua la farmacista. Una volta diagnosticata la condizione di ipotiroidismo il medico valuterà se prescrivere la terapia farmacologica che la persona dovrà assumerne a vita. 

Se la tiroide funziona troppo poco

La carenza di iodio è la principale causa di ipotiroidismo nel mondo. Se lo iodio è carente, come detto, la tiroide si ingrandisce per compensare la ridotta produzione di ormoni e può aumentare di volume fino a determinare la formazione del cosiddetto gozzo. Se poi questo ingrandimento non è sufficiente e la carenza di iodio persiste, compare l’ipotiroidismo. «La persona affetta da ipotiroidismo appare stanca, depressa, tende a prendere peso, ha capelli e pelle secca e perenne freddo. Viceversa la persona affetta da ipertiroidismo appare irrequieta, tachicardica, suda molto, tende a perdere peso, con esoftalmo e perenne caldo» spiega la dottoressa Malighetti.

L’articolo n.6 del Codice Deontologico del farmacista riporta “La dispensazione e la fornitura di qualunque medicinale sono prerogativa del farmacista che assolve personalmente tale obbligo professionale e ne assume la relativa responsabilità. Il ruolo del farmacista, quindi, è anche informare sull’uso corretto di un nuovo farmaco oppure sulle nuove accortezze da rispettare per il farmaco che da tempo di sta assumendo.

Consigli e precauzioni per l’assunzione della nuova ormulazione del farmaco anti-ipotiroidismo

Il farmaco più utilizzato per curare l’ipotiroismio è la Levotiroxina, un ormone sintetico con struttura e funzione del tutto sovrapponibili a quelle dell’ormone tiroideo endogeno, di cui ne esistono diversi dosaggi disponibili in commercio. «La Levotiroxina viene assunta via orale sotto forma di gocce, flaconcini, compresse o capsule preferibilmente al mattino a digiuno con un sorso d’acqua. Il farmaco è soggetto a ricetta medica e a carico del SSN (fascia A) per tutte le forme farmaceutiche eccetto le capsule molli, che sono a carico del cittadino (fascia C)» spiega la dottoressa Malighetti. «A partire da maggio 2021 è entrata in commercio una nuova formulazione della Levotiroxina per tutti i dosaggi che rende il principio attivo più stabile e non contiene il lattosio come eccipiente. In particolare il lattosio è stato sostituito con il mannitolo ed è stato aggiunto l’eccipiente acido citrico. Prima di iniziare ad assumere la nuova formulazione di farmaco è consigliabile terminare le scorte della vecchia, ricordando che una volta iniziata l‘assunzione della nuova formulazione non si dovrà più assumere la vecchia. È importante poi avvertire il medico qualora, con la nuova formulazione, si iniziassero a notare cambiamenti che possono fare pensare aduno squilibrio della tiroide, come stanchezza insolita, tachicardia, sudorazione eccessiva etc. Il medico può decidere di controllare la funzionalità tiroidea e adattare la dose, se necessario. Infine, è utile ricordare che la grafica della confezione del farmaco è cambiata così come l’aspetto della compressa, passando da un’incisione a forma di croce su di un lato a una linea di frattura su entrambi i lati». 

A cura di Elena Buonanno
con la collaborazione della Dott.ssa Astrid Malighetti
Farmacista
Farmacia di Verdello

 

 

 

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