Prima di entrare nella struttura, visto che è una bellissima giornata di sole, ne approfittiamo per passeggiare qualche minuto nel bellissimo parco della casa, accompagnati dal Direttore Paolo Versace e dal Presidente Luca Fasulo, nel percorso che dal giardino terapeutico porta, passando sotto il pergolato, verso l’imponente cedro del libano che domina, con la sua altezza, i suoi colori e la sua ampiezza, l’edificio e tutto il parco.

Anche se è ormai autunno siamo immersi in un verde ancora rigoglioso, arricchito di alberi d’alto fusto che circondano e quasi proteggono la Casa dall’ambiente esterno, una vegetazione che emana le sue migliori essenze dalle piante aromatiche e officinali del giardino terapeutico. Ci fermiamo a raccogliere un pomodoro, una piccola mela, mentre il Presidente della Casa di riposo Caprotti Zavaritt di Gorle ci racconta la storia dell’Istituto.

«La Caprotti Zavaritt deve il suo nome alle due famiglie bergamasche che, nei primissimi anni Ottanta del secolo scorso, con due distinte iniziative, hanno creato le condizioni per avviare la Casa e alla comunità evangelica valdese di Bergamo che da allora ne ha assunto la gestione. La donazione di una cospicua somma di denaro da parte di Arnaldo Caprotti, di famiglia laica vicina alla comunità evangelica di Bergamo, da destinare a opere di assistenza agli anziani, senza distinzione di sesso, religione o nazionalità, e la donazione di Enrica Zavaritt, appartenente a una delle famiglie più importanti della comunità evangelica di Bergamo, del terreno e dell’immobile dove ci troviamo ora, che dal 1959 ospitava un Istituto per fanciulle orfane o bisognose d’aiuto. Di qui la decisione dell’Assemblea della comunità, che vedendo nella concomitanza delle due donazioni un segno evidente della vocazione al servizio di quanti hanno bisogno, ha concordato con la Tavola Valdese, che rappresenta tutte le Chiese valdesi e metodiste d’Italia, di assumere la gestione della Casa affidandola a un proprio Comitato di gestione. La Casa è stata ufficialmente aperta nel 1984, ormai sono quasi quarant’anni che offre un servizio di accoglienza e assistenza di altissima qualità agli anziani e alle persone fragili, anche se nel tempo la tipologia di attenzioni e cure sono cambiate per andare incontro alle esigenze di una popolazione che invecchia con sempre maggiori problemi di non autosufficienza e pluripatologie».

Proprio per rendere ancora più piacevole la vita all’interno della Casa, non solo per gli ospiti ma anche per i parenti e per il personale, il Comitato di gestione ha realizzato nel 2019 il giardino terapeutico e ulteriormente riqualificato il parco con numerosi innesti arborei, e di anno in anno, cerca di portare all’interno della Casa anche innovazioni tecnologiche che consentano di migliorare la qualità della vita di chi soggiorna ventiquattro ore su ventiquattro, di chi è impegnato nelle attività di cura e assistenza e di tutti coloro che vengono a visitare i propri cari.

«Il nostro grande parco ricco di piante officinali, aromatiche, di alberi da frutto e di secolari piante d’alto fusto è molto importante per i nostri ospiti» spiega il direttore Paolo Versace. «Soprattutto nella bella stagione permette di rimanere all’aria aperta, anche nell’area attrezzata della orto-terapia. Negli ultimi due anni, che hanno costretto tutte le RSA a sospendere o ridurre, secondo le direttive sanitarie, le visite dei parenti, è stato un insostituibile elemento di rottura della situazione di isolamento che si era creata nei primi mesi del 2020. È stato il primo luogo nel quale è stato possibile far rincontrare di persona gli ospiti con i propri cari. La nostra struttura è sempre stata molto aperta verso la comunità del paese e prima della pandemia, con l’amministrazione comunale di Gorle erano state tante le iniziative realizzate, concerti, mostre, ed era molto concreta la possibilità di aprire stabilmente il giardino anche alla cittadinanza. Ora abbiamo dovuto interrompere questo percorso, ma confidiamo di poterlo riprendere non appena terminerà la situazione di incertezza sanitaria».

Quello della RSA Caprotti-Zavaritt non è un semplice giardino, ma un vero e proprio healing garden, progettato dall’agronomo Francesca Neonato. Healing garden significa “giardino terapeutico” e l’efficacia di questa terapia non-farmacologica è provata scientificamente: in una struttura del Parmense, ad esempio, l’introduzione di questa modalità ha portato a dimezzare la somministrazione di sedativi ai pazienti. Risulta inoltre che anche il personale socio sanitario ne tragga giovamento sul fronte del burnout, stress occupazionale, che colpisce specialmente questa categoria di lavoratori. Il giardino comprende un’area di accoglienza all’entrata, un frutteto della memoria di antiche varietà di melo della Valle Seriana, un pergolato per gli incontri, giochi in natura per i nipotini in visita (tunnel di noccioli, prato per correre…), percorsi per apprezzare profumi e colori della natura. Sono state piantate varietà particolari che fioriscono anche al di fuori della bella stagione e possono essere godute anche attraverso le finestre della struttura.

«Il cantiere dell’healing garden è stato avviato nell’autunno del 2019 e avrebbe dovuto concludersi nella primavera 2020, ma a febbraio il Covid si è abbattuto con la violenza che conosciamo sul territorio Bergamasco e le RSA, per loro natura, sono state nell’occhio del ciclone. Abbiamo tenuto duro e nonostante tutto abbiamo inaugurato il giardino a settembre con qualche mese di ritardo, aggiudicandoci anche il primo posto al concorso “La Città del Verde”» ricorda Versace.

Nonostante le difficoltà dovute alla pandemia la Casa Caprotti Zavaritt mantiene le rette invariate da quasi dieci anni e per decisione del Comitato di Gestione continuano a essere istituite e riconosciute le borse a favore delle persone in situazione di disagio economico che annualmente consentono di ridurre il relativo peso economico finanziario che grava su ospiti e famiglie.

L’Istituto dispone di 62 posti letto in 50 camere, con 42 posti accreditati a contratto e 20 accreditati non a contratto con ATS Bergamo. Oltre alla tradizionale accoglienza, dal 2008 ha iniziato a offrire anche il servizio del Centro Diurno Integrato (CDI) per n. 30 posti accreditati, purtroppo sospeso durante l’emergenza Covid. «La pandemia ci ha costretto temporaneamente a rinunciare a questa e ad altre attività. Ad esempio, negli anni scorsi era stato avviato un servizio sperimentale di assistenza notturna per i pazienti Alzheimer, per favorire il rilassamento della persona durante la notte con modalità esclusivamente non farmacologiche utili a ripristinare il ciclo del sonno. L’obbiettivo era di contribuire al miglioramento della qualità della vita dell’anziano, evitando o ritardando, ove possibile, l’istituzionalizzazione e supportando le famiglie. Speriamo con tutto il cuore che verso la prossima primavera la situazione sanitaria migliori sensibilmente e sia possibile un ritorno alla quasi-normalità per gli anziani che ospitiamo, con una ripresa del contatto frequente con i familiari, le uscite di gruppo e tanto altro. Intanto abbiamo terminato di somministrare la terza dose di vaccino agli ospiti e al personale» conclude il Direttore.

All’interno della RSA alcuni particolari ricordano ambienti domestici, ad esempio le sale arredate con mobili tradizionali e quadri, vi sono poi un salone polivalente con annessa biblioteca e pianoforte, sala per attività manuali, salottini di ritrovo, ampie terrazze coperte e arredate, bagni per i visitatori. Questi dettagli, insieme a una dimensione ridotta, permettono di offrire agli anziani un ambiente sereno, di rispettare in pieno la loro dignità anche non facendoli sentire sradicati dall’ambiente in cui vivevano. Nell’ambito delle terapie non-farmacologiche spiccano due bagni sensoriali, dotati di luci colorate, aromi e suoni per stimolare le percezioni e la treno-terapia che si realizza in una convincente ricostruzione di un angolo di stazione con un vagone ferroviario. 

 

 

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