“Epidemia virus respiratorio in neonati: ospedali italiani pieni. Se avete bimbi piccoli fate attenzione”. Con queste parole, a fine ottobre, il cantante Fedez ha messo in guardia i suoi fan nei confronti del virus respiratorio sinciziale che ha colpito la seconda figlia, Vittoria, e a causa del quale è stata anche ricoverata in ospedale per qualche giorno. Ma di cosa si tratta? E quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare? Scopriamolo con l’aiuto del dottor Francesco Saettini, specialista in pediatria.

Dottor Saettini, cosa s’intende per virus respiratorio sinciziale?
Il virus respiratorio sinciziale (VRS) è un agente virale in grado d’infettare l’apparato respiratorio a tutte le età. In particolare è una causa molto comune d’infezione respiratoria pediatrica nei mesi invernali e primaverili (tra novembre e aprile). Molti bambini contraggono l’infezione nel primo anno e la quasi totalità entro i quattro anni di vita. Poiché non rende completamente immuni, cioè non protegge da eventuali reinfezioni, è possibile e anzi comune il fenomeno delle “seconde infezioni”, anche se solitamente di minor gravità.

Con quali sintomi si manifesta?
Con un’infezione delle alte vie aeree respiratorie con raffreddore e tosse, eventualmente accompagnati da febbre. In circa la metà dei bambini, però, la prima infezione può evolvere in un’infezione delle basse vie respiratorie, come la bronchiolite, cioè l’infiammazione delle piccole vie aeree dei polmoni, e la polmonite, nelle quali compaiono anche respiro sibilante e difficoltà respiratoria. I bambini più piccoli (solitamente con età inferiore ai 6 mesi) possono inoltre presentare brevi interruzioni della respirazione (apnee) e difficoltà ad alimentarsi. Le infezioni successive interessano generalmente l’apparato respiratorio superiore.

Come si trasmette?
Per via aerea, attraverso goccioline generate da uno starnuto o dalla tosse, o per contatto diretto delle secrezioni nasali infette con le membrane mucose degli occhi, della bocca o del naso. Il periodo d’incubazione (tra l’esposizione e i sintomi) è di circa tre-cinque giorni.

Nei bambini più a rischio di sviluppare una grave infezione, durante l’intera durata del picco stagionale, si può ridurre il tasso di ospedalizzazione somministrando mensilmente un farmaco, il palivizumab, che fornisce gli anticorpi contro questo virus

Ma è pericoloso?
Nella maggior parte dei bambini l’infezione decorre senza particolari complicanze e può essere gestita a domicilio. L’allattamento materno non dove essere interrotto, in quanto fonte di anticorpi e proteine con azione antivirale. È molto importante, però, che i genitori siano in grado di valutare prontamente eventuali peggioramenti delle condizioni dei bambini, in particolare riconoscendo la comparsa di difficoltà respiratoria (ad esempio aumento della frequenza degli atti respiratori) e la difficoltà all’alimentazione. Il rischio di sviluppare infezioni complicate delle basse vie respiratorie è maggiore nei bambini con comorbidità (ad esempio con patologie cardiache, polmonari, neuromuscolari, fibrosi cistica o immunodepressione), nei prematuri e nei lattanti con età inferiore ai tre mesi.

Come si diagnostica?
Il sospetto d’infezione viene posto dal medico durante la visita ambulatoriale in caso siano presenti i sintomi descritti in inverno/primavera e durante focolai di Virus respiratorio sinciziale. La diagnosi, necessaria in caso di ricovero ospedaliero e a eventuali fini epidemiologici per contenere i focolai, viene eseguita attraverso diversi tipi di test (test rapido antigenico, molecolare o colturale) su campioni di secrezioni nasali.

Quando è necessario ricoverare il piccolo in ospedale?
Il ricovero si rende necessario in una percentuale variabile tra 1% e 2% dei lattanti di età inferiore ai sei mesi in caso di difficoltà respiratoria e all’alimentazione. Nei bambini ricoverati la terapia è di supporto attraverso la somministrazione di ossigeno. L’utilizzo di altri farmaci (antibiotici, corticosteroidi, broncodilatatori) non sembra essere utile, mentre è fondamentale garantire un’adeguata alimentazione, che però può risultare difficoltosa in caso di tachipnea (aumento del numero di atti respiratori) e abbondanti secrezioni nasali. In questi casi trova indicazione la somministrazione endovenosa di liquidi. 

La prevenzione? Igiene e lavaggio delle mani come contro il Covid
Il contenimento della diffusione del Virus respiratorio sinciziale passa attraverso le pratiche preventive di igiene che abbiamo imparato a mettere in pratica in questi mesi di pandemia. È fondamentale lavarsi frequentemente le mani e questo vale non solo per il bambino che presenta sintomatologia sospetta, ma per tutto il nucleo familiare. 

A cura di Viola Compostella
con la collaborazione del dott. Francesco Saettini
Specialista in Pediatria
Presso CasaMedica Bergamo

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