Mentre i numeri del contagio da Covid 19 hanno ripreso una lenta ma costante risalita, ha cominciato a fare la sua comparsa anche l’influenza stagionale. Lo scorso anno si era registrato un terzo dei casi di influenza rispetto alla stagione pre-Covid: mascherine, distanziamento, scuole chiuse, parziale lockdown nei mesi freddi avevano di fatto impedito ai virus influenzali di circolare. Ora però, anche complice il parziale allentamento delle misure anticovid, la diffusione del virus influenzale potrebbe essere maggiore. Come proteggersi? Come distinguere una “semplice” influenza da un’infezione da Sars-CoV-2? Ne parliamo con il professor Fabrizio Pregliasco, Direttore scientifico di Osservatorio Influenza, Virologo, Ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario I.R.C.C.S. Istituto Ortopedico Galeazzi.

Un virus influenzale già “conosciuto”
Ogni anno l’influenza ha una dimensione diversa in funzione di quanto è “nuovo” il virus influenzale. Più si modifica, infatti, maggiore è la platea di persone che può contagiare. «Quest’anno il virus si è modificato, ma non troppo, quindi meno persone saranno suscettibili alla malattia» osserva il professor Pregliasco. «Sarà quindi una stagione di rischio medio/medio-basso. Ci aspettiamo dai quattro ai sei milioni di casi, con il picco tra dicembre e gennaio. In particolare, prevediamo quattro virus, tra cui l’A(H3N2)».

Influenza o Covid 19?
Distinguere l’influenza dal Covid non sarà facile, perché i sintomi, almeno quelli d’esordio, sono simili: almeno un sintomo respiratorio (ad esempio il naso che cola o chiuso, starnuti, mal di gola etc.); l’innalzamento brusco della temperatura corporea minimo a 38°C; almeno un sintomo sistemico generale, come ad esempio brividi, spossatezza, dolori articolari etc.. «In caso di comparsa di questi sintomi la cosa migliore da fare è evitare spostamenti e limitare il più possibile i contatti con le altre persone, in forma preventiva, e sottoporsi al tampone per rimuovere qualsiasi dubbio, proprio perché la variante Delta non presenta più quei sintomi peculiari del Covid, tipo la perdita di gusto e olfatto, ma ha modificato leggermente la propria sintomatologia assomigliando molto all’influenza classica. Il trattamento raccomandato in caso di influenza è quello dell’automedicazione responsabile per attenuare i sintomi senza azzerarli, in accordo con il proprio medico curante. No quindi agli antibiotici se non su espressa indicazione medica, sì invece agli antipiretici» consiglia il professor Pregliasco.

L’importanza della vaccinazione
Curare l’igiene respiratoria (coprire la bocca e il naso se si tossisce o starnutisce), lavare spesso e con cura le mani, evitare i contatti con gli altri se si è malati sono i metodi più utili per ridurre la circolazione del virus. Ma, come stiamo vedendo con il Covid, l’arma più sicura di prevenzione rimangono comunque i vaccini. Ecco perché la raccomandazione rimane, come sempre, quella di vaccinarsi anche contro l’influenza. Anche se tendiamo a vedere l’influenza come un “banale” malanno di stagione, in realtà ogni anno 8-10mila persone muoiono di complicanze dell’influenza. Il periodo più indicato per le profilassi è quello autunnale così da avere una copertura almeno fino a febbraio-marzo. Una novità di quest’anno è che il vaccino si potrà fare anche in farmacia. Maggiore attenzione, come sempre, deve essere prestata a over 65 e soggetti fragili. Sempre in un’ottica di limitare il più possibile la circolazione dei virus influenzali, quest’anno, come era già accaduto la scorsa stagione, il vaccino viene offerto gratuitamente anche alla fascia di popolazione che ha tra i 60 e i 64 anni, oltre che agli over 65 ed è raccomandato anche a tutti i bambini tra i 6 mesi e i 6 anni. «I bambini rimangono i principali “untori” per quanto riguarda l’influenza, tanto più in epoca pandemica perché è più difficile per loro seguire le regole di protezione come l’uso della mascherina, il frequente lavaggio delle mani, il distanziamento, ed evitare di toccare occhi e bocca. Quest’anno, con le scuole aperte e la maggiore mobilità, ci aspettiamo più casi di influenza tra i piccoli rispetto allo scorso anno» sottolinea il professor Pregliasco. Il vaccino antinfluenzale comunque è consigliato anche per le categorie meno vulnerabili per evitare l’assenteismo legato alla malattia e soprattutto facilitare la diagnosi differenziale tra i due virus. «Finora, grazie alla campagna vaccinale, siamo riusciti a tenere sotto controllo il numero di contagi da Coronavirus, ma negli ultimi giorni si sta assistendo purtroppo a un nuovo aumento dei casi. La situazione va dunque monitorata in modo attento. Non è infatti escluso che nel prossimo inverno, complici l’arrivo del freddo e la diffusione di nuove varianti tra cui la variante Delta Plus, ci possa essere anche in Italia un ultimo colpo di coda del virus e che la stagione possa essere caratterizzata dalla compresenza di Covid-19 e influenza, malattie con sintomi appunto molto simili. In quest’ottica è bene non farsi dunque trovare impreparati. Utile utilizzare anche le vaccinazioni contro gli pneumococchi, che servono a proteggere dalle polmoniti e dalle bronchiti e che possono essere somministrate insieme all’antinfluenzale» conclude l’esperto. 

A cura di Elena Buonanno
con la collaborazione del Prof. Fabrizio Pregliasco
Virologo
Ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e Direttore Sanitario dell’IRCCS Galeazzi (Mi)

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