«Facciamo conoscenza è stato il motto del festival 2021 di Bergamo Scienza, ma è anche l’ispirazione che da quasi vent’anni ci guida nel seminare conoscenza, promuovendo una nuova cultura della divulgazione scientifica. Conoscenza perché solo conoscendo possiamo essere veramente liberi. Scienza perché nella scienza c’è il nostro futuro», così Raffaella Ravasio, presidente dell’Associazione BergamoScienza. E di futuro, delle novità scientifiche e non solo si è discusso nei vari appuntamenti, in piazzale degli Alpini, al Teatro Sociale, al Centro Congressi, con in sala tanti giovani e appassionati di scienza. Il tema della prima giornata ha riguardato uno degli argomenti principi della XIX edizione del Festival: ”Le sfide che ci attendono”. «Le sfide ambientali e sociali che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni sono in buona parte legate all’utilizzo sostenibile delle sue risorse, a partire dalle fonti di energia per arrivare all’acqua potabile», sostengono gli esperti. «Trovare i giusti compromessi per garantire a tutti l’accesso a queste risorse è compito della politica, ma solo se questa è informata dalla scienza».

Alla vigilia della nuova Conferenza della Parti sui cambiamenti climatici (COP26) delle Nazioni Unite, che si terrà a novembre a Glasgow, e in chiusura alla pre-COP26, che si è conclusa a Milano proprio in contemporanea all’inaugurazione di BergamoScienza, due ospiti d’eccezione hanno raccontato da due punti di vista differenti il problema dell’accesso e della ridistribuzione delle risorse a livello globale: Tom Hart, CEO di ONE Campaign, l’organizzazione internazionale cofondata dal cantante Bono, che ha affrontato il tema dell’accesso alle risorse (tra cui farmaci e vaccini) nei Paesi più poveri del mondo; Marirosa Iannelli, presidente del Water Grabbing Observatory, ha parlato dell’uso dell’acqua come risorsa fondamentale e di cambiamento climatico.

BergamoScienza, primo festival scientifico nato in Italia, ogni autunno trasforma Bergamo nel palcoscenico della scienza, chiamando le voci più rappresentative a livello mondiale, tra cui, a oggi, ben 31 Premi Nobel, tra cui Sir Paul Nurse Nobel per la medicina 2001, genetista e biologo che il 17 ottobre conclude il Festival con la lectio “Che cos’è la vita“ ripercorrendo, in collegamento con il filosofo della scienza Telmo Pievani, le grandi scoperte della biologia spiegando anche come la vita complessa riesca ad emergere dalla materia inanimata. Altrettanto importanti gli altri relatori che hanno illustrato temi delicati come i vaccini anti coronavirus e quelli contro i tumori (l’immunologo Alberto Mantovani e l’ematologo Christopher Huber), o delle particelle che potrebbero riscrivere la fisica (Dario Menasce, ricercatore del’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). Ma si è parlato anche del pianeta Marte raggiunto da tre missioni in pochi giorni con l’astrofisica Teresa Fornaro e il giornalista Giovanni Caprara. Carola Frediani, scrittrice ed esperta di cybersicurezza ha invece spiegato come difendersi nel web e come difendere le nostre società da possibili attacchi.

L’antropologa e paleobiologa americana Nina Jablonski, nota per le sue ricerche sull’evoluzione del colore della pelle negli esseri umani, molto impegnata nella divulgazione sull’evoluzione e la diversità umana e nella lotta contro il razzismo, nell’incontro “Il colore della pelle, dalla biologia alla cultura” ha proposto un viaggio alla scoperta della storia scientifica e umana del colore della pelle per comprendere come, nonostante il colore della pelle sia uno dei fenomeni biologicamente meno rilevanti, abbia profondamente influenzato la nostra cultura e le nostre interazioni sociali, spesso con dolorose conseguenze .

Ma si è parlato anche della nostra città con il progetto “In Bergamo, città verde… grazie allo spazio” con Stefano Ferretti e Ilaria Zilioli dell’ESA che hanno presentato “Urban Forest” un progetto che permette a una rete di città, fra cui Bergamo, di utilizzare dati satellitari per il monitoraggio e la gestione del verde urbano. «Comprendere la complessità del nostro pianeta» sostengono «può contribuire non solo a migliorare la qualità della nostra vita quotidiana, ma anche ad adottare politiche efficaci per un futuro più sostenibile».

E tanti altri scienziati che hanno coinvolto un pubblico di tutte le età. Insomma nei diciassette giorni di conferenze, laboratori, spettacoli e tour virtuali c’è la scoperta del mondo che cambia. Come al solito le presenze sono state tantissime. Nelle precedenti edizioni di Bergamo Scienza sono state 2.355.921 con l’impegno di 39.849 volontari e 482 scuole protagoniste. Quest’anno, in attesa della manifestazione, l’Associazione ha replicato l’esperienza di successo dello scorso anno: un Pre Festival (dal 3 giugno al 30 settembre), con un fitto calendario di incontri in presenza, 12 date e quattro laboratori di robotica per bambini, e online, con 18 live streaming sui canali social del festival. 

 

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