Trasferiamoci, per cominciare, a Lyme, cittadina statunitense nello Stato del Connecticut, lo stato più meridionale del New England. Nel 1975, a Lyme si iniziò a osservare un inspiegabile aumento di artriti, soprattutto in persone giovani. L’artrite era spesso preceduta da lesioni cutanee. Si trattava di anelli di eritema che andavano allargandosi progressivamente fino a raggiungere un diametro di svariati centimetri. Si deve al batteriologo svizzero, naturalizzato statunitense, Willy Burgdorfer, la scoperta, nel 1981, che la strana malattia osservata nel Connecticut, e poi in molte altre zone del globo, era dovuta a un batterio trasmesso dalla puntura di zecca. Il batterio in causa prese, dal suo scopritore, il nome di Borrelia burgdorferi e la strana malattia prese il nome, dalla cittadina dove era stata per la prima volta osservata, di malattia di Lyme. Questa la storia. Ma vediamo ora di capire qualcosa di più sulle zecche e sui problemi che possono derivare all’uomo dalla loro puntura.

Una “minaccia” non solo estiva
Le zecche sono artropodi della classe degli aracnidi, la stessa classe cui appartengono ragni, acari e scorpioni. Si tratta di parassiti con dimensioni che variano da qualche millimetro a circa un centimetro di diametro massimo, secondo la specie e lo stadio di sviluppo. Il corpo è tondeggiante e il capo è munito di un apparato boccale definito come rostro in grado di penetrare la cute e succhiare il sangue degli ospiti. Le zecche sono presenti in tutto il mondo. Se ne conoscono circa 900 specie; le specie più diffuse e rilevanti da un punto di vista sanitario, sia in Italia sia in Europa, sono Ixodes ricinus (la zecca dei boschi), Rhipicephalus sanguineus (la zecca del cane), Hyalomma marginatum e, a diffusione più recente, Dermacentor reticulatus. Il ciclo biologico delle zecche, che può compiersi su uno stesso ospite oppure su due o tre ospiti diversi, avviene attraverso quattro stadi: uovo, larva, ninfa e adulto. Dopo la schiusa delle uova, il passaggio da uno stadio a quello successivo richiede un pasto di sangue. Inoltre, le femmine adulte necessitano del pasto di sangue per la maturazione delle uova. Le zecche non sono molto selettive nella scelta della specie da parassitare, potendo passare, indifferentemente, dai cani ai cervi, dagli scoiattoli al toporagno o all’uomo. Il pasto di sangue, durante il quale la zecca rimane costantemente attaccata all’ospite, si compie nell’arco di ore, giorni o anche settimane. L’attività delle zecche è strettamente legata ai valori di temperatura e umidità ambientale e la loro attività si concentra generalmente nei mesi caldi. Tuttavia, i cambiamenti climatici in atto possono far variare il periodo di attività delle zecche. Durante la stagione invernale si rifugiano nelle fessure delle rocce o nelle crepe dei muri o s’interrano in profondità. L’habitat preferito delle zecche è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva. Le zecche non saltano e non volano, ma si portano sull’estremità delle piante erbacee o dei cespugli aspettando il passaggio di un animale al quale aggrapparsi, incluso l’uomo, che riconoscono grazie all’anidride carbonica emessa e al calore del corpo. La puntura è generalmente indolore perché le zecche inoculano nell’ospite, con la puntura, una certa quantità di saliva che ha proprietà anestetiche. Generalmente rimangono attaccate all’ospite per un periodo che varia tra i due e i sette giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente.

Le zecche e l’uomo
La puntura di zecca non è di per sé pericolosa per l’uomo. I rischi sanitari dipendono dalla possibilità di contrarre infezioni trasmesse dalle zecche in qualità di vettori, cioè portatrici di agenti infettivi (protozoi, batteri e virus). Tra le malattie, rilevanti in Italia, oltre alla malattia di Lyme, la febbre bottonosa del Mediterraneo, la tularemia, la febbre Q (vedi tabella). Esistono alcune precauzioni per ridurre significativamente la possibilità di venire a contatto con le zecche o per individuarle rapidamente. In generale, è consigliato:
> Indossare durante le attività in aree ricche di vegetazione pantaloni lunghi e camicie con maniche lunghe e utilizzare preferibilmente un cappello e abiti di colore chiaro che facilitano l’individuazione del parassita;
> non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta;
> al termine di un’escursione, effettuare un attento esame della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti. Le zecche sulla pelle sono individuabili come puntini neri, fissi che crescono progressivamente di diametro nell’arco di svariate ore;
> trattare gli animali domestici con appositi prodotti contro le zecche;
> utilizzare repellenti in commercio che scoraggiano l’attacco delle zecche (a base, ad esempio, di DEET).

Cosa fare se si è punti
Quando individuate sulla pelle, le zecche debbono essere prontamente rimosse. La probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite. Infatti, solo dopo un certo periodo di ore, la zecca può rigurgitare parte del pasto, inoculando nel sangue dell’ospite eventuali patogeni. Ai fini della rimozione, la zecca deve essere afferrata con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle, tirando dolcemente e imprimendo un leggero movimento di rotazione. Bisogna evitare di schiacciare il corpo della zecca, per ridurre il rischio di rigurgito che aumenta la possibilità di trasmissione di agenti patogeni. In commercio esistono anche appositi estrattori di zecche. Se il rostro rimane infisso nella cute può essere estratto con un ago sterile o con pinzette a punte sottili adeguatamente sterilizzate. Teoricamente, può essere utile conservare la zecca in una boccetta con alcol al 70% per una successiva identificazione morfologica e ricerca degli agenti patogeni in caso di comparsa di sintomi. Se non si è coperti, va considerata la profilassi antitetanica. È bene tenere controllata la zona della puntura per 30-40 giorni. È importante rivolgersi al medico curante nel caso si noti un alone rossastro che tende ad allargarsi, a partire dalla sede di puntura (eritema migrante), oppure per comparsa di febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi. La somministrazione di antibiotici nel periodo di osservazione non è, in genere, consigliata, perché può mascherare eventuali segni di malattia e rendere più complicata la diagnosi. In presenza di segni o sintomi sospetti, specie in persone che hanno soggiornato in aree boschive o rurali, sono possibili test sierologici come la ricerca degli anticorpi anti-Borrelia che confermano l’infezione. Per lesioni cutanee sospette, ad esempio nella febbre bottonosa, può anche essere considerata una biopsia cutanea. 

 

Malattia

Agente patogeno

Manifestazioni cliniche

Diffusione in Italia

Malattia di Lyme o Borelliosi di Lyme

Borrelia Burgdorferi

Precocemente:

Eritema migrante

Febbre

Più tardivamente:

Sintomi neurologici

Artrite

Sintomi oculari

Alterazioni cutanee atrofizzanti

Regioni dell’arco alpino, Liguria, Toscana,

Emilia-Romagna

Febbre bottonosa del Mediterraneo

Rickettsia conorii

Precocemente:

sintomi simili a quelli dell’influenza lesioni cutanee maculo-papulose

anche palmo-plantari

Più tardivamente

(rare): complicanze cardiovascolari, renali e neurologiche

Regioni del Sud e Isole

Tularemia

Francisella tularensis

Tumefazione dolorosa dei linfonodi accompagnata da ulcerazione cutanea in corrispondenza del punto di ingresso del microrganismo

Febbre e malessere generale

Aree rurali

Febbre Q

Coxiella burnetii

Precocemente:

sintomi simili a quelli dell’influenza

polmonite, epatite

Più tardivamente (rara):

endocardite

Aree rurali

 

A cura del dott. Luigi Naldi
Specialista in Dematologia
UOC Dermatologia, Ospedale San Bortolo, Vicenza
e Presidente Centro Studi GISED, Bergamo

 

 

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