Per nascondere calvizie e alopecia in modo duraturo e con effetto naturale.
Un trattamento estetico rapido, non traumatico e reversibile, che permette di mascherare la perdita di capelli in uomini e donne di ogni età. È la tricopigmentazione, tecnica sempre più diffusa in caso di calvizie, alopecia e come completamento all’autotrapianto dei capelli. Ma in cosa consiste? E quanto dura l’effetto? Lo abbiamo chiesto ad Angela Cammarota, esperta in dermopigmentazione estetica e medicale e in tricopigmentazione.

Come funziona la tricodermopigmentazione?
La tricopigmentazione è un trattamento eseguito da un operatore qualificato con strumenti specifici, che modifica la percezione visiva del diradamento attraverso la pigmentazione del cuoio capelluto. Un ago, studiato per la cute e inserito nel cuoio capelluto, introduce nello strato superficiale del derma un pigmento anallergico, certificato e bioriassorbibile che, attraverso diverse tecniche (vedi box), ricrea l’effetto dei peli rasati o di una chioma più folta. La durata del trattamento e il numero di sedute sono variabili - in genere ne servono tre, di due ore ciascuna, per ottenere un risultato completo. L’effetto è naturale, non teme l’acqua, il vento o l’azione dello shampoo.

Ci sono precauzioni particolari da seguire dopo il trattamento?
Dopo il trattamento occorre fare attenzione a non esporsi al sole, evitare mare, piscina e lampade solari per una settimana circa.

Quanto dura l’effetto?
La durata della tricopigmentazione varia in funzione della tecnica adottata, del tipo di pelle, dello stile di vita, della zona trattata. In genere, il risultato si mantiene inalterato dai sei ai 12 mesi. Essendo i pigmenti bioassorbibili, (cioè si riassorbono nel tempo) normalmente è necessaria una seduta di ritocco dopo circa uno o due anni.

È dannosa per i capelli o per la cute del cuoio capelluto?
L’azione dell’ago usato nella tricopigmentazione richiama il sangue verso la superficie del cuoio capelluto: si tratta di una stimolazione che si può persino rivelare utile nei casi di alopecia, che può portare anche alla crescita di lanugine nella zona interessata. Inoltre, il trattamento è superficiale e reversibile e il pigmento biocompatibile (quindi ben tollerato da tutti). 

Tre diverse tecniche per effetti diversi
Esistono tre diverse tecniche di tricopigmentazione: la differenza dipende dal tipo di tratto che l’operatore adotta, in funzione della copertura, del taglio di capelli, delle aspettative del cliente.
Effetto rasato. È un microdeposito puntiforme di pigmento che simula il bulbo pilifero e ricostruisce l’effetto dei peli rasati. Viene disegnata per prima cosa la riga frontale. Successivamente, si esegue il trattamento di base: sono depositati puntini di pigmento, equidistanti, nella zona interessata. Infine, si aumenta la densità dei puntini, per un risultato del tutto naturale.
Effetto densità. È la tecnica utilizzata su chi ama un taglio più lungo: si aumenta la densità e la quantità del pigmento in modo da non lasciare più intravedere la cute tra i capelli. Da qui l’illusione di una chioma più folta. Si parte dall’esecuzione di una rete di puntini, simile a quelli dell’effetto rasato. Successivamente, si disegnano trattini sottilissimi che simulano i capelli circostanti, identici nel colore e nel senso della crescita.
Copertura cicatrici. Consiste nel coprire le aree cicatriziali causate da traumi o post interventi chirurgici. È un trattamento molto delicato poiché deve ottenere un buon risultato in breve tempo. La tricopigmentazione in questo caso viene utilizzata come azione complementare a quella del chirurgo per coprire zone che normalmente rimarrebbero prive di bulbi piliferi. 

A cura di Giulia Sammarco
con la collabrazione di Angela Cammarota
Esperta in dermopigmentazione estetica e medicale e in tricopigmentazione a Bergamo

 

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